Pedoporno online, nuova maxi-operazione

Sono quasi 190 gli indagati in una nuova inchiesta che ha portato alla luce quello che per un breve periodo sembra essere stato un ricco mercato di scambio di immagini di violenze e abusi
Sono quasi 190 gli indagati in una nuova inchiesta che ha portato alla luce quello che per un breve periodo sembra essere stato un ricco mercato di scambio di immagini di violenze e abusi


Roma – C’è il lavoro svolto dai volontari di Telefono Arcobaleno dietro ad una indagine avviata dai cybercop italiani per comprendere il funzionamento e la portata di un sito web attraverso il quale decine di utenti avrebbero avuto accesso e si sarebbero scambiati grandi quantità di foto pedopornografiche.

Da una denuncia della celebre associazione, infatti , è partito il lavoro del Nucleo investigativo telematico sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Siracusa nell’operazione denominata Video privé .

Come sempre, il nome dell’operazione non è casuale e si riferisce alla particolarità di questo sito, quella cioè di essere accessibile soltanto agli “iniziati” che, per poter arrivare alle immagini di abusi e violenze, dovevano conoscere una password di accesso.

Stando a quanto emerso, il monitoraggio dell’uso del sito ha consentito in breve tempo di tracciare una mappa di 186 individui che in molte diverse regioni italiane disponevano di un accesso a questo sito: sono ora tutti formalmente indagati, e tra loro vi sono anche tre sacerdoti, sui cui computer sono stati trovati video di pornografia infantile.

Come già accaduto in passato quando sono emerse operazioni di questo tipo, il sito in questione era stato aperto da ignoti sui server di un provider italiano del tutto estraneo alla vicenda e che, hanno spiegato gli inquirenti, ha collaborato attivamente alle indagini.

Va detto che questo spazio web non è stato attivo a lungo: dal momento dell’apertura al sequestro, infatti, sono passati soltanto nove giorni. Ma questo, spiegano gli inquirenti, non deve ingannare: il sito è infatti frutto di attività illecite condotte su forum online esteri, in particolare residenti su siti orientali, dove il lancio dello spazio web è stato “pubblicizzato”. Chi si era interessato alla cosa frequentando quei forum, era poi stato indirizzato ad un altro spazio web orientale nel quale veniva offerta la password di accesso.

Gli inquirenti sono ora al lavoro per esaminare il materiale sequestrato nel corso delle indagini e in particolare per verificare se da alcuni video ritrovati, considerati di produzione “artigianale”, non sia possibile risalire all’identità delle piccole vittime coinvolte (si parla in particolare di bambine di età compresa tra i 4 e gli 8 anni).

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24 05 2005
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