Pedoweb, denunciati 28 utenti P2P

La Polizia Postale di Catania ha svolto le indagini sui network del file sharing individuando in tutta Italia utenti dediti al download e upload di file illegali
La Polizia Postale di Catania ha svolto le indagini sui network del file sharing individuando in tutta Italia utenti dediti al download e upload di file illegali

Catania – Sono molti i file illegali che circolano sulle reti del peer-to-peer e tra questi alcuni contengono immagini e video a contenuto pedofilo. Questi sono il genere di file che 28 persone in tutta Italia avrebbero scaricato, e in qualche caso uploadato sulle reti di sharing, secondo le indagini svolte dalla Polizia Postale.

Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Catania, la PolPost ha eseguito una serie di blitz in tutta Italia nelle abitazioni delle persone denunciate per questi reati.

Gli inquirenti hanno spiegato che l’operazione di oggi è dovuta ad una indagine iniziata un anno fa. “Abbiamo compiuto perquisizioni e sequestri in varie città – ha fatto sapere la PolPost – Si tratta di persone che non hanno apparentemente contatti tra di loro, non c’è un’associazione”.

A quanto pare, gli utenti individuati utilizzavano tutti Kazaa , il celebre software di file sharing. “Gli utenti – spiegano alla PolPost – caricavano o scaricavano video a contenuti pedofili col software di Kazaa. Non si tratta di video camuffati. Basta cercarli usando parole chiave in inglese”.

Non è peraltro detto che a tutti gli indagati saranno contestati gravi reati, è ben noto infatti come possa talvolta capitare di entrare in contatto con certi materiali per errore. In analoghe recenti indagini proprio i cybercop italiani avevano spiegato di ritenere la masterizzazione o la duplicazione su altro supporto di quei materiali uno degli elementi discriminanti per comprendere l’atteggiamento del soggetto rispetto a quei file. Non tutti inoltre sarebbero colpevoli di aver posto in condivisione i materiali illegali.

“Ora – hanno spiegato gli inquirenti – bisogna analizzare il materiale sequestrato, vedere se negli hard disk delle persone indagate ci sono altri video, nel qual caso scatta anche l’accusa di detenzione, o se ci sono stati contatti tra di loro”. In quest’ultimo caso scatterebbe l’aggravante dell’associazione.

Va ricordato che per difendere la propria immagine, di recente i maggiori produttori di software P2P hanno dato vita ad una alleanza per tentare di ridurre e contrastare la diffusione di certi contenuti sulle reti di sharing.

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24 03 2005
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