Perché l'open source nel Ministero?

Il Governo risponde sulla questione della circolare che prevede l'uso esclusivo delle piattaforme proprietarie agli Interni. Era stata presentata una interrogazione
Il Governo risponde sulla questione della circolare che prevede l'uso esclusivo delle piattaforme proprietarie agli Interni. Era stata presentata una interrogazione


Roma – Sulla delicata questione della circolare del ministero degli Interni che prevede l’utilizzo di software esclusivamente proprietario nei sistemi ministeriali è arrivata la risposta del Governo all’interrogazione presentata dai parlamentari Folena e Panattoni. Risposta affidata al sottosegretario di Stato per l’interno, Antonio d’Alì, che riportiamo integralmente qui sotto. Di seguito anche la replica dell’onorevole Folena.

“Signor Presidente, con l’interrogazione all’ordine del giorno gli onorevoli Folena e Panattoni chiedono al Ministero dell’interno se l’adozione di un particolare software proprietario sia in contrasto con i principi di libera concorrenza e, in tal caso, quali iniziative intenda prendere al fine di rendere il sistema di gestione dell’AIRE non vincolato all’utilizzo esclusivo di un determinato sistema operativo.

Al riguardo, premetto che Ministero ha emanato la circolare n. 22 del 14 ottobre 2002 – richiamata dagli onorevoli interroganti -, al fine di dare rapida attuazione alla legge n. 459 del 2001, relativa all’introduzione del voto per corrispondenza degli italiani residenti all’estero e per assicurare la verifica e l’aggiornamento dei dati AIRE nel più breve tempo possibile, onde consentire la costituzione dell’Elenco unico previsto dall’articolo 5 della legge in questione.

In questo senso, allo scopo di permettere ai connazionali espatriati di esercitare, nelle sedi estere di propria residenza, il diritto di voto nei prossimi turni elettorali, il Ministero dell’interno ha provveduto, dal decorso mese di luglio 2002, a dotare tutti i comuni di una procedura appositamente realizzata per la gestione informatizzata dei predetti archivi, che consente, anche mediante l’esportazione dei dati su floppy disk, l’invio delle variazioni direttamente all’AIRE centrale.

La stessa Amministrazione ha, del resto, già da tempo avviato, nell’ambito dei suoi compiti istituzionali di indirizzo e vigilanza in materia di anagrafe e stato civile, la realizzazione di un sistema telematico di servizi, con lo scopo di garantire la circolarità delle informazioni anagrafiche.

Il sistema si basa su un’infrastruttura di comunicazione Ministero-comuni (INA/SAIA) – chiedo scusa al Presidente sia per l’utilizzo delle sigle sia per l’utilizzo di alcuni vocaboli della lingua inglese ma, purtroppo, ormai sono indispensabili per la trattazione di tali tematiche – ed utilizza software non proprietari realizzati in ambiente LINUX.

Tale infrastruttura permetterà di realizzare i nuovi servizi telematici utilizzando soluzioni “open source” e di convertire le soluzione esistenti in software con le medesime caratteristiche.


Entrando nel merito delle questioni poste dagli onorevoli interroganti, ricordo come la posizione dominante delle soluzioni basate sul sistema Windows ha determinato la presenza di tale ambiente nella quasi totalità dei comuni italiani, presenza che ha necessariamente portato ad una diffusa conoscenza, da parte dei tecnici dei comuni, dell’anzidetto sistema rispetto ad altre possibili soluzioni.

Per queste sole ragioni e nell’ottica sopra citata della predisposizione di future diverse soluzioni, volendo rispondere all’esigenza di permettere in tempi rapidi la gestione rete dell’AIRE da parte delle amministrazioni locali, si è dato corso ad una iniziativa che tenesse conto dei sistemi informatizzati esistenti, ma che, tuttavia – come si è detto -, è stata integrata in un’infrastruttura di comunicazione basata su un ambiente “open source”, dunque in un ambiente assolutamente aperto all’utilizzo anche di altri sistemi informatici.

In relazione alla seconda questione prospettata dagli onorevoli interroganti, ribadisco che questo Ministero si è già attivato per rendere il sistema di gestione dell’AIRE non vincolato all’utilizzo esclusivo di un determinato sistema operativo, garantendo già in una prima fase la disponibilità di un’infrastruttura non proprietaria per la connessione tra comuni e Ministero dell’interno. Ricordo ancora che tali iniziative sono state avviate sin dal 2000, anche in assenza di un preciso quadro normativo in materia.

Posso quindi assicurare che l’Amministrazione dell’interno intende impegnarsi nell’approfondimento delle problematiche tecniche e progettuali connesse all’eventuale rilascio di una versione “open source” del software gestionale anche in sede locale, dopo una preventiva fase di sensibilizzazione e trasferimento di conoscenze ai comuni”.

Nella prossima pagina la replica di Folena.


“Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario D’Alì per aver fornito qualche considerazione aggiuntiva che, in prospettiva, sembra procedere nella direzione che io e il collega Panattoni abbiamo auspicato.

Siamo rimasti molto colpiti, negativamente, dalla lettura della circolare citata dal sottosegretario, nella quale si legge, in modo specifico, che i comuni si devono dotare di un sistema informatico corredato da sistema operativo Windows 2000 Professional o Windows XP, a garanzia della sicurezza interna del comune.

È un altro grande affare per Microsoft. Non sto conducendo una lotta personale contro una multinazionale come Microsoft o a favore di aziende in competizione con Microsoft. Tuttavia, rimane il fatto che la posizione assolutamente predominante nel mercato, oligopolistica, il vero e proprio conflitto di interessi su scala planetaria che si è determinato è qualcosa di molto grave dal punto di vista della libera concorrenza ma di ancora più grave per ciò che riguarda la democrazia.

Come si fa a parlare di garanzia della sicurezza interna del comune riferita ad un software proprietario, i cui codici sono sostanzialmente posseduti a Seattle? La garanzia della sicurezza interna del comune e, in generale, della pubblica amministrazione viene dall’utilizzo di sistemi open source, di sistemi di software libero e anche dalla capacità di promuovere e di sviluppare tutta una rete di imprese capaci di adattare il software alle particolari esigenze della pubblica amministrazione.

Ho sentito il sottosegretario esprimere la volontà del Ministero dell’interno di far sì che, in futuro, il sistema di gestione dell’AIRE non sia vincolato all’utilizzo esclusivo del sistema operativo di software proprietario. Vorremmo sinceramente qualcosa di più. Vorremmo che l’AIRE non dipendesse, come tante altre parti della pubblica amministrazione che si stanno giustamente informatizzando e modernizzando, da sistemi di cui sostanzialmente non conosce i codici e le chiavi. Se Microsoft o altre aziende assumeranno fino in fondo la filosofia del software aperto, tanto più del software libero, questo sarà un fatto molto positivo. Tuttavia, la risposta del sottosegretario contiene qualche rassicurazione per il futuro, anche se, evidentemente, ci conferma l’indicazione per l’immediato.

Sinceramente, ciò non si giustifica in nome della necessaria rapidità, di cui, peraltro, sono uno dei sostenitori a proposito dell’AIRE. Sono anche membro della Commissione affari esteri e so bene che abbiamo bisogno di attrezzare nel più breve tempo possibile i nostri consolati e le nostre strutture all’estero per permettere ai nostri connazionali di votare. Tuttavia, le esigenze di rapidità e il fatto che nei comuni ci sia una prevalenza di sistemi Windows, a mio modo di vedere, non giustificano, comunque, una scelta come quella che è stata fatta.


Ammetto che esiste un problema normativo. Ho presentato, insieme ad altri colleghi in quest’aula del Parlamento, una proposta di legge per favorire lo sviluppo dell’open source nella pubblica amministrazione centrale e locale. Vorrei, quindi, da parte del Governo, in prospettiva, un impegno molto chiaro e molto netto in questo senso.

Quanto al Ministero per l’innovazione e le tecnologie, esso è diventato un ministero dove si parla molto di innovazione. Poi, i fondi e le risorse per l’innovazione tecnologica, quest’anno, sono sostanzialmente rimasti gli stessi, con un intervento a somma zero. È stata istituita una commissione per l’open source, presieduta dal professor Meo del Politecnico di Torino, che, tuttavia, rimane lì.
C’è una bella commissione che ci parla del futuro dei sistemi di software non proprietario. Intanto, nel concreto vanno avanti questi sistemi.

Allora – e concludo -, il Presidente del Consiglio Berlusconi, quando è venuto Bill Gates in Italia un mese e mezzo fa, lo ha ricevuto con gli onori riservati ad un Capo di Stato. Non c’è stato – non dico un ministro – un sottosegretario che abbia incontrato o ricevuto il professor Richard Stallman, quando è venuto in Italia, qualche settimana fa.

Si tratta del grande inventore dei sistemi di software libero che, forse, meriterebbe un’attenzione analoga – io dico superiore – a quella riservata ad un monopolista, ad un oligopolista come Bill Gates.

Probabilmente, vi sono alcuni campi della pubblica amministrazione nei quali noi ci teniamo all’immagine italiana, all’italianità, potremo dire anche al made in Italy. Il ministro Tremaglia è a capo di un dicastero chiamato Ministero per gli italiani nel mondo e non vorremmo che gli italiani nel mondo fossero iscritti in un registro i cui codici digitali e informatici sono americani.

Sinceramente, con un software italiano, italianissimo, autogestito e governato dalla nostra pubblica amministrazione, abbiamo la possibilità di fare forse anche una figura migliore nel mondo rispetto a quella di chi si adatta a gestire un sistema che, a mio modo di vedere, ha fatto, purtroppo, del monopolio una sua forza non accettabile.

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08 04 2003
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