Più tacche per tutti

La tecnologia che fa convergere fisso e mobile sarà sperimentata anche in Europa. Una femtocella illuminerà il mondo

Roma – Parlare dovunque e comunque , senza limiti di tempo e senza dover cercare quel piccolo, remoto angolo della sala da pranzo dove c’è copertura di segnale. Tutto grazie ad una femtocella sistemata sulla scrivania: proprio lì, accanto al router ADSL. Un futuro fatto di convergenza tra banda larga e cellulari.

L’idea nasce nel 2002, nei laboratori Motorola di Londra: la chiamavano Access Point Base Station , ma non era nient’altro che la più piccola stazione radiobase UMTS del mondo . La tecnologia si è pian piano evoluta, fino a trasformarsi in quello che è oggi: uno scatolotto, del tutto simile ad un comune antennino WiFi, che si collega al router di casa e funziona con i normali cellulari in commercio.

Una manna dal cielo per le case raggiunte dalla banda larga e non dal segnale della telefonia mobile. La femtocella sfrutta la connessione DSL per veicolare i dati senza distinzione tra voce, VoIP e navigazione in rete. Per il cellulare non fa alcuna differenza, semplicemente sarà sempre in zona perfettamente coperta, mentre potrebbe fare una bella differenza per l’abbonato: gli operatori potranno scegliere di praticare tariffe molto più convenienti per il traffico generato sulla propria femtocella .

La femtocella di Sprint I primi esperimenti in tal senso sono incoraggianti: l’operatore statunitense Sprint ha già avviato due progetti pilota, nelle città di Denver e Indianapolis, offrendo ai suoi clienti traffico illimitato mentre sono in casa propria. I costi sono popolari: 35 euro per l’hardware, abbonamenti a partire da 10 euro al mese per il servizio. E ora è il turno dell’Europa, con Motorola che annuncia di essere pronta ad avviare una sperimentazione con un grande operatore mobile di cui non ha voluto divulgare nemmeno la nazionalità.

Perché le femtocelle si affermino definitivamente, tuttavia, andranno risolte un paio di questioni tecniche . La prima, forse la più importante, è l’ interferenza creata dagli apparecchi tra di loro: l’interazione tra i segnali di due stazioni potrebbe, paradossalmente, generare delle zone nelle quali il servizio è completamente assente.

C’è in ballo anche la sicurezza delle connessioni: stabilire chi si connette, dove, quando e cosa fa, è una condizione fondamentale per fatturare i servizi e garantire che nessuno scrocchi le utenze altrui. Una situazione che fino ad oggi non si è mai verificata con le stazioni radiobase tradizionali.

C’è poi il problema della banda larga. Sfruttarla per veicolare i servizi a pagamento dell’operatore mobile potrebbe non piacere al fornitore della connessione DSL: per questo sarà necessario trovare un accordo tra i provider di fisso e mobile, evitando che si facciano la guerra a spese dei consumatori.

In Italia, dove ci sono almeno due operatori che offrono sia servizi di telefonia mobile che di banda larga, le femtocelle potrebbero andare incontro ad un futuro radioso. Il costo dell’ampliamento della rete graverebbe tutto sui consumatori .

Luca Annunziata

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