Pirateria, Washington bacchetta Pechino

202 miliardi di dollari l'anno: questo è il conto che l'amministrazione Bush presenta ora al regime cinese. Con l'accusa di non aver ancora voluto stroncare con fermezza i pirati. Se la prendono solo con i dissidenti?
202 miliardi di dollari l'anno: questo è il conto che l'amministrazione Bush presenta ora al regime cinese. Con l'accusa di non aver ancora voluto stroncare con fermezza i pirati. Se la prendono solo con i dissidenti?


Washington (USA) – Gli Stati Uniti si scagliano contro la Repubblica Popolare Cinese: la pirateria informatica , fenomeno assai diffuso tra gli utenti del Dragone, arreca danni giganteschi all’economia statunitense. “Una situazione inaccettabile”, dichiara Carlos Gutierrez, segretario del Dipartimento del Commercio di Washington.

In un fascicolo di 29 pagine, Gutierrez mette in luce un pericolo deficit di 202 milioni di dollari nei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina. Il Dipartimento del Commercio imputa tale disavanzo soprattutto all’ industria parallela cinese , quella della contraffazione, che toglie grandi fette di mercato al resto del mondo ed mortifica la competitività americana.

Perciò la proposta del governo statunitense è di creare una grande task force internazionale anticontraffazione che tenti di ostacolare la produzione di tutte le merci pirata . Un’iniziativa che Gutierrez ha già appoggiato in passato , attraverso un programma mirato d’ interventi diplomatici e giuridici in situ .

Washington è quindi pronto a portare il caso cinese sui banchi dell’ Organizzazione Mondiale del Commercio , che ha recentemente accolto a pieno titolo il gigante asiatico. Stando alle accuse di Gutierrez, il governo di Pechino è troppo indulgente coi pirati e non intende imporre il rispetto assoluto della proprietà intellettuale . Nel paese è assai più facile finire dentro perché si è filodemocratici che non perché gestori di un laboratorio di duplicazione illegale di software, film, musica e via dicendo.

L’attività antipirateria delle autorità cinesi, secondo Gutierrez, si riduce a poche azioni simboliche che non riescono assolutamente a cambiare la “situazione drammatica in cui versa il paese”. “La pirateria informatica in Cina è un problema che necessita di tutte le attenzioni possibili da parte della comunità internazionale”, incalza Gutierrez in un’intervista rilasciata ad AP , “specialmente perché non possiamo permettere che questo paese, ospite dei prossimi giochi olimpici, sia un fornitore di materiale pirata”.

Tommaso Lombardi

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23 02 2006
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