Pluck On Demand, e i blog si scrivono da soli

Per riempire blog e siti di contenuti bastano pochi clic. E c'è pure qualcuno che spera di guadagnarci

Roma – Pluck On Demand , ovvero il servizio di content delivery delle tre metà. L’iniziativa appena lanciata da Demand Media può essere infatti descritta come per metà aggregatore automatico di informazioni di terze parti, metà piattaforma di advertising condiviso e per metà escamotage creativa per chi pur avendo un sito o un blog e volendo raggiungere altri, magari una audience, proprio non ha voglia di impegnarsi più del necessario a cercare fonti o spremere il cervello oltre il minimo indispensabile.

In pieno rispetto di questo inno alla pigrizia di cui Demand Media si fa portatrice, il meccanismo di funzionamento del “servizio” non è nulla di particolarmente complesso né tantomeno rivoluzionario: basato su widget, POD si incarica di recuperare articoli, post, voci enciclopediche e quant’altro possa essere correlato al sito web che usufruisce della tecnologia.

I contenuti recuperati online vengono scelti in relazione ai tag dei siti web da arricchire, indicizzati da POD in tempo reale . Tra le fonti da cui i widget attingono vi sono la blogosfera e gli stessi contenuti ospitati da Demand Media ma anche “evergreen” del publishing come la Enciclopedia Britannica.

L’utente ha la possibilità di impiegare vari formati di widget, attraverso cui mostrare i contenuti correlati in forma contratta , stampare a video un articolo nella sua interezza come evidenziato in questo post di esempio , uno per i commenti (sì, POD preleva anche i commenti “correlati”) e uno per i risultati delle ricerche sul web.

Se ci si limitasse a una simile descrizione, il “servizio” di Demand Media non sarebbe nient’altro che un furto sistematico di contenuti altrui. In realtà il guadagno c’è, o almeno ci dovrebbe essere e andrebbe più o meno equamente diviso tra chi partecipa alla peculiare piattaforma di condivisione messa in piedi da POD, chi scrive, chi “prende in prestito” e chi offre l’infrastruttura tecnologica. I primi si beccano il 30% dell’advertising che fluisce assieme al testo correlato, i secondi il 50% e Demand Media il rimanente 20%.

Pluck On Demand è attualmente in stato di beta, ed è disponibile sul sito web tutto il necessario per farsi un’idea più precisa del servizio, con tanto di guide di riferimento per alcune tra le piattaforme di blogging e gestione dei contenuti più diffuse vale a dire WordPress, Blogger e Drupal.

Alfonso Maruccia

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  • Puffbacca scrive:
    Barack Hussein Obama NON è afro-american
    Barack Hussein Obama, nome completo di Obama, non è nato degli Stati Uniti e non è figlio di afro-americani cioè neri portati in America all'epoca dello schiavismo.Pertanto Obama è semplicemente un immigrato nero.Per altro figlio di padre islamico e iscritto a scuola da bambino come studente islamico.Nulla a che vedere con gli afro-americani che la storia degli Stati Uniti e negli Stati Uniti l'hanno vissuta davvero.
    • ELEO scrive:
      Re: Barack Hussein Obama NON è afro-american
      La questione è più complessa di come la poni.L'identità afroamericana ormai non include soltanto i discendenti degli schiavi deportati nelle americhe (entrambe, nord e sud) dall'africa. Anche perchè altrimenti la comunità afro sarebbe ben povera. Ci sono stati innumerevoli matrimoni misti, con latinos, italiani, russi, arabi, indiani. Quanta percentuale di sangue "schiavo" deve avere un cittadino americano per poter essere chiamato "afro-americano"?(già c'è stato un bel problema con le positive action, non torniamoci...)E' indubbiamente vero che questo gruppo di riferimento ha avuto una storia comune di sopraffazione, schiavismo e discriminazione, così come un sussulto di rivalsa, e una lunga lotta comune che le ha consentito, alla fine, di godere di uguaglianza di diritti formali con i così detti wasp.E' anche indubbiamente vero che questo costituisce parte dell'identità afro-americana, ma è anche parte dell'identità americana nel suo complesso. Ha orientato la guerra di secessione, e molti erano coloro i quali ascoltavano e credevano in Luther King (o Malcom X) pur non avendo nei loro geni un passato da schiavi.E' anche vero che, se si è "abbronzati" (come direbbe il cavaliere-presidente) si è costretti comunque a vivere un'esperienza di discrminazione, a subire lo stesso trattamento di un afro-americano, con cui si condivide, oltre ad una sfumatura del colore della pelle, anche l'esclusione sociale che questa condizione porta con se.C'è inoltre una componente volontaristica. Obama ha scelto di essere ed essere percepito come afro-americano. Sposando, per esempio, una "vera" afro.L'essere americano è, come Obama stesso ha affermato, poter far propria l'anima di un paese e voler sentirlo proprio, con tutta la propria storia.Se Obama fosse nato immigrato in Italia probabilmente aspetterebbe ancora la cittadinanza.Ma non siamo in l'Italia, siamo negli Stati Uniti. E Obama è un americano, è il presidente degli americani.Che poi non ti sembri afro-americano, perchè i suoi nonni non erano schiavi, dimenticando storia e volontà, decisione e percezione sociale, è riduttivo e, tutto sommato, sciocco.
  • Fabrizio Cinti scrive:
    che due palle con 'sto tizio
    Ma perché hanno voluto far scoppiare l'obama-mania anche in Italia? Cosa devono venderci stavolta?Ho sentito per la strada un paio di gruppi ragazzine molto alla moda e perfettamente sceme cinguettare "obama, i love you" ed erano della bassa italia, manco di new york. E quando ragazzine sceme a questi livelli cinguettano "sventolando" qualcosa a questi livelli, significa che c'è stata campagna grossa in televisione.E se in televisione fanno campagna grossa, vuol dire che c'è qualcosa sotto (non solo in televisione è così, vedi windows 7 che è già sotto fuoco carico).Secondo voi?
  • Nonriescoa Fareillogi n scrive:
    Se la gente è stupida...
    ... e non ha ancora imparato come trattare le porcherie che arrivano via mail, ogni esca è buona.
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