PRAM ai nanotubi di carbonio

Una nuova ricerca suggerisce la possibilità di utilizzare i nanotubi di carbonio come elemento costitutivo di memorie a variazione di fase più efficienti dal punto di vista energetico

Roma – Usare i nanotubi di carbonio come elemento costitutivo di memorie a variazione di fase (PRAM o PCM) estremamente efficienti dal punto di vista energetico: è questa l’idea esplorata dai ricercatori del Beckman Institute for Advanced Science and Technology , secondo la cui opinione l’utilizzo dei nanotubi ridurrebbe enormemente il consumo di corrente elettrica da parte delle PRAM .

I ricercatori statunitensi sono riusciti a realizzare prototipi di chip PRAM di dimensioni ridotte usando nanotubi col buco in mezzo – con ogni nanotubo composto essenzialmente da due diversi nanotubi separati da un “gap” di materiale quasi infinitesimale.

Il risultato finale dello studio è stato un chip PRAM in grado di funzionare con una potenza energetica 100 volte inferiore rispetto a quella necessaria per i chip PRAM attualmente in fase di sperimentazione nei migliori laboratori hi-tech del mondo.

“Non si tratta semplicemente di togliere peso ai nostri portafogli o borsette – spiega il professor Eric Pop che ha guidato il team del Beckman Institute – Questa tecnologia è importante anche per qualsiasi cosa necessiti di una batteria come satelliti, attrezzatura per le telecomunicazioni in zone remote o qualsiasi altra applicazione di natura scientifica o militare”.

Rispetto alle PRAM su cui sta ad esempio lavorando Intel, le PRAM ai nanotubi aumenterebbero l’efficienza energetica e ridurrebbero l’ingombro. Restano tuttavia da superare lo svantaggio non indifferente di dover riconvertire le filiere produttive attualmente tarate sull’elettronica al silicio , e la difficoltà intrinseca di realizzare fisicamente i nanotubi di carbonio.

Alfonso Maruccia

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