Preghiere? Difficili nell'ICT

Sul caso di un assemblatore di computer musulmano in Australia si apre il caso del diritto alla preghiera nelle ore di lavoro. Le Chiese fanno quadrato
Sul caso di un assemblatore di computer musulmano in Australia si apre il caso del diritto alla preghiera nelle ore di lavoro. Le Chiese fanno quadrato


Roma – Tutti insieme intendono spalleggiare il tecnico musulmano australiano Kamal El-Masri. Sono i leader delle religioni ebraiche, cristiane e islamiche del paese dei Canguri, che hanno ufficialmente protestato perché al lavoratore informatico Kamal non è stato consentito di pregare durante l’orario di lavoro, anche se ciò è richiesto dalla sua religione.

In un argomento che di rado tocca così da vicino il mondo dell’hi-tech, la presa di posizione delle diverse Chiese da un lato solleva un polverone e dall’altro supporta la denuncia che Kamal ha trasmesso all’AIRC, cioè alla Commissione australiana che supervisiona ai rapporti all’interno dell’industria. L’accusa di Kamal è che il suo capo non gli consente di esercitare la preghiera mentre lavora sui PC.

In uno statement ufficiale nove leader religiosi hanno affermato i diritti del lavoratore alla preghiera e hanno così conquistato anche i favori dei leader di sinistra, in particolare John Robertson del Labor, secondo cui è “ammirevole” il gesto dei religiosi a favore di un tema sindacale così importante.

Non è chiaro quali danni provocherebbe all’assemblaggio di computer della società TCP australiana l’assenza dal lavoro di Kamal per pochi minuti ogni giorno. Ora la TCP dovrà spiegarlo non solo alle autorità australiane e al Labor ma anche ai nove prelati.

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14 10 2002
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