Prima rivolta contro le diffide del Milan

Il sito www.acmilan1899.com non ci sta, rivendica il proprio ruolo come sito di scambio tra tifosi e risponde alla diffida della società sportiva Milan A.C. che pretende persino la cessione del dominio
Il sito www.acmilan1899.com non ci sta, rivendica il proprio ruolo come sito di scambio tra tifosi e risponde alla diffida della società sportiva Milan A.C. che pretende persino la cessione del dominio


Roma – ACMilan1899.com non ci sta e reagisce alla diffida che è stata inviata al sito dalla società sportiva Milan A.C.

I gestori del sito frequentato da appassionati di calcio e tifosi del Milan hanno deciso di non cedere alle richieste che nei giorni scorsi sono arrivate dalla Milan A.C.

Come si ricorderà, l’azienda aveva diffidato un certo numero di siti della tifoseria rossonera e ad AcMilan1899.com aveva chiesto addirittura la “restituzione” del dominio Internet che, secondo l’azienda, spetta alla Milan A.C. di diritto. Una posizione censoria che ha provocato fortissime critiche all’azienda sui siti e sul newsgroup it.sport.calcio.milan.

Sulla home page del sito appare ora un messaggio rivolto a tutti i frequentatori: “Credo di interpretare il desiderio di tutti gli appassionati del calcio che intendono manifestare libermente il proprio pensiero trovando spazi adeguati, ripristinando la normale attività del sito. Perché noi tifosi siamo liberi di dire e scambiare le nostre opinioni in maniera civile senza subire limitazioni arbitrarie che provengono per di più da chi sosteniamo e da chi ci dovrebbe sostenere.”

Lo studio legale che cura gli interessi di AcMilan1899.com è entrato in contatto con Punto Informatico per spiegare il senso dell’intenzione del sito di reagire punto su punto alla diffida.

“Acmilan1899.com – hanno spiegato a Punto Informatico gli avvocati – limita la propria attività alla diffusione di notizie calcistiche e allo scambio di opinioni tra i vari navigatori internet sul tema del calcio in generale senza svolgere alcuna iniziativa commerciale”.


“Per quanto – hanno continuato – siano comprensibili le ragioni che hanno spinto la A.C. Milan Spa a tutelare i propri interessi imprenditoriali, anche se, in realtà, nel caso concreto non è stata posta in essere alcuna lesione degli stessi, riteniamo legittima la salvaguardia dei principi di libera associazione e di libertà di manifestazione del pensiero che animano il sito www.acmilan1899.com. Tali principi, infatti, anche in base all’art.41, 2° co. Cost., sono senza dubbio prevalenti rispetto alla libertà di iniziativa economica”.

Nella lettera di risposta degli avvocati alla diffida del Milan, si legge che “il servizio offerto dal nostro assistito è funzionalmente diverso – e per nulla affine, nemmeno astrattamente – a quello offerto dal sito ufficiale del Milan AC
S.p.A., che, di contro, ha natura chiaramente commerciale (imprenditoriale), come del resto si evince dal tenore stesso della Vostra missiva: il ripetuto utilizzo dei termini “consumatori” e “concorrenza sleale” ne è la dimostrazione concreta. Pertanto, il nostro rappresentato non ha posto in essere alcuna attività di concorrenza sleale (ex. art. 2598 cc e sgg.) né alcuna violazione del marchio (ex. R.D. 21-6 1942 n.929).”…

“La Vostra diffida – incalzano gli avvocati – costituisce pertanto un grave tentativo di limitare una delle libertà fondamentali garantita da qualsiasi ordinamento civile basato su principi democratici, attraverso la minaccia strumentale di far valere diritti (quale quelli sui segni distintivi), che in ogni caso assumono un rilievo secondario rispetto al diritto di manifestazione del pensiero. Infatti, la stessa Carta Costituzionale chiarisce, all’art. 41, II comma, che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza alla libertà, alla dignità umana.”

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10 04 2001
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