Professionisti IT freelance a rischio

Occhi aperti per chi mette le proprie competenze internet al servizio di progetti poco trasparenti: la fregatura è dietro l'angolo. Ne parla uno sviluppatore

Roma – Gentile De Andreis, ho visto che pubblicate le “esperienze” di alcuni vostri lettori, così ho deciso di spedirvi questa mia magari per evitare che venga fatto ad altri quello che è stato fatto a me. Sono uno sviluppatore di applicazioni per il web con sei anni di intensa esperienza.

Nel 1997 ho iniziato la mia carriera fondando una piccola web agency nella mia città, Catania, eseguendo lavori anche da freelance. Dal 1997 al 2001 la mia esperienza e le mie conoscenze si sono evolute notevolmente e con essa anche la quantità e la qualità di progetti che sviluppavo ogni mese, riuscendo quindi ad avere uno “stipendio” che mi permetteva di vivere abbastanza bene.

Nel 2001 conosco un ragazzo, che mi propone di iniziare un “avventura” con una grossa e seria (solo in apparenza) web agency milanese, la quale mi offre uno stipendio abbastanza alto e l’opportunità di continuare a lavorare da casa, ottenendo però da parte mia l’esclusiva.

Dopo essere andato a Milano ed aver firmato il contratto (convinto anche da parole come “…saremo i migliori…” o “…siamo già in contatto con le più grosse aziende europee…”) inizia questa esperienza alquanto strana nel senso che ogni mese arrivava il denaro ma in effetti noi (il team) realizzavamo solo piccoli lavoretti che non potevano giustificare il nostro stipendio.

L’anno seguente, infatti, mentre io continuavo ancora a chiedermi come fosse possibile tutto ciò, mi arriva la lettera di licenziamento. Causa: la messa in liquidazione della società.

Chi fa questo lavoro (sopratutto da freelance) sa bene che perdere per un anno tutti i contatti, significa ricominciare tutto dall’inizio e con la crisi nel settore, notevolmente acutizzata nella città dove abito, è realmente difficile ricominciare.

Oggi a 31 anni con una moglie e una bimba, mi ritrovo con un bel curriculum in mano ma assolutamente senza lavoro e con grosse difficoltà economiche.

Spero che questa lettera possa evitare ad altri di incorrere in queste vere e proprie truffe che possono distruggere un professionista.

Saluti
Giuseppe G.

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  • Anonimo scrive:
    Non solo in Italia
    Succede un po' dappertutto... Infatti ricordavo la lotta legale, qualche tempo fa (penso 1 annetto) di Madonna per ottenere il dominio "Madonna.com", già registrato da un altro.In causa, oltre al detentore (mi pareva fosse un sito erotico), c'era una chiesa e lei.Per caso, dopo aver comprato l'ultimo disco, dò un occhio ai link e sorpresa! "Visitate Madonna.com"!E' sempre stato e sempre sarà la legge del più forte (o dal portafoglio più gonfio)...
    • Anonimo scrive:
      Re: Non solo in Italia
      Le naming aut storiche (.com per capirci) hanno regole di gestione molto "contorte", ma hanno un GROSSO vantaggio, il paese in cui hanno valore!In America, nonostante i "più forti" ci tentino sempre, vale la regola che un ente preposto a gestire un "interesse" è l'unico arbitro in grado di decidere sulle questioni ad esso connesse (salvo x ciò che riguarda la corte suprema, ma è un'altra storia).In questo caso, il NIC ha delle regole chiare e precise, che, se seguite, avrebbero lasciato ad Armani (luca) il dominio in oggetto. Invece, come è naturale (aimè solo in Italia) le regole scritte dal NIC (o meglio la NA) non valgono per i "più forti", e ciò è celato dietro alla nomea di un marchio, tanto per invalidare la famosa citazione "la legge è UGUALE per tutti".Mi torna in mente un caso tra tanti: FINDUS.COM. Questo dominio era di proprietà di una coppia americana, che lo utilizzava per fornire un servizio sullo stile di "chi l'ha visto?" (anagramma delle parole FIND US), bene, la nota casa di surgelati ha dovuto sborsare migliaia di dollari per aver perso, avete capito bene, perso la causa con la coppia. Alla fine, ha acquistato il dominio pagando altre migliaia di dollari.La morale della storia in sostanza è: se il dominio è utilizzato (e quindi la classica paginetta con scritto "questo dominio è stato registrato da ..., stiamo allestendolo... ecc. ecc. non vale) da un'azienda o da un associazione che sfrutta tale dominio in modo corretto (senza ledere l'eventuale omonimo quindi) non deve temere che il "marchio" di turno decida che ora VUOLE essere presente su internet, fregandosene di chi c'era prima di lui.Lord.P.S.Per la cronaca, onde evitare inutili post orientati politicamente, io non ho nulla contro le grandi aziende (visto che di tutto mi si può tacciare, tranne che di essere un elettore di sinistra), credo solo che anche loro debbano rispettare le stesse regole (badate bene che non ho scritto leggi) che io rispetto.
  • Anonimo scrive:
    Ma il pacifismo sta solo sui balconi?
    Intendo possibile che non abbiano trovato un accordo?Io parto da due presupposti:1) L'illustre sconosciuto Armani ha il diritto di comprare e tenere quanto vuole il .it2) Altresì è più logico che ci sia il sito di Armani spa...Se io fossi stato il sig Luca Armani avrei innanzitutto offerto di mettere un bel link in cima alla pagina tipo: se vuoi vedere il sito di giorgio armani lo stilista clicca qui, pure in inglese...Oppure mi sarei fatto comprare lucaarmani.it o fatto dare luca.armani.it e fatto pagare le spese di gestione del dominio per almeno 10-15 anni...Il problema è che G. Armani o chi per lui vedeva sicuramente il dominio come una cosa che gli spettava e non come un'occasione persa. In questo caso avrebbe cercato una soluzione più comoda...Non conoscendo nei termini la questione non mi sento di giudicare neanche il signor Armani che sicuramente si sarà sentito importante nel lottare contro la griffe ma avrebbe sempre potuto rinunciare in cambio di qualche vataggio...La colpa va sicuramente a chi per primo ha mostrato arroganza e si è comportato da strafottente...
  • Anonimo scrive:
    ma non poteva registrarsi giorgioarmani?
    era meglio se usava giorgioarmani.it e lasciava armani al sign luca no?è una bella prepotenza!non comprerò mai più abiti di armani .......azz ma ki se li può permettere?:-)pino
    • Anonimo scrive:
      Re: ma non poteva registrarsi giorgioarmani?
      - Scritto da: Anonimo
      era meglio se usava giorgioarmani.it e
      lasciava armani al sign luca no?Infatti l'ha fatto... www.giorgioarmani.it
  • Anonimo scrive:
    Ma allora...
    ..io che di cognome faccio campeggi potrei sperare di diventare proprietario di http://www.campeggi.it ?A maggior ragione lo chiedo, visto che nel sito non c'è niente :|Sono pronto a una causa legale...
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma allora...
      - Scritto da: Anonimo
      ..io che di cognome faccio campeggi potrei
      sperare di diventare proprietario di
      http://www.campeggi.it ?
      A maggior ragione lo chiedo, visto che nel
      sito non c'è niente :|
      Sono pronto a una causa legale...come non c'è niente...?!?! ci sono tutti i campeggi d'Italia
  • Anonimo scrive:
    Che c'entrano i domini .it?
    Nel caso "Armani contro Armani" i domini .it non 'entrano!Se si fosse trattato di una procedura di riassegnazione del NIC italiano, il Signor Armani di Bergamo avrebbe stravinto e la megasocietà Armani avrebbe pure rimediato una nota di biasimo per reverse domain hijacking.Purtroppo il Sig.Armani si è scontrato con la giustizia italiana, per la quale tutti i cittadini sono uguali "ma alcuni sono più uguali degli altri" ...Se si fosse trattato di un dominio .com, sarebbe successo lo stesso: il Signor Armani si sarebbe tenuto il dominio se l'azienda si fosse rivolta ad un arbitrato di WIPO - che tra l'altro è anche l'organizzazione per la protezione dei marchi a livello mondiale - mentre il giudice italiano avrebbe avuto comunque il potere di togliergli il dominio, visto che è ogni cittadino italiano è obbligato ad obbedire alla giustizia italiana. Per fortuna, invece, il proprietario di ARMANI.COM (Mr. A.R.Mani) è americano, e ha già vinto l'arbitrato qualche anno fa ...La soluzione non è comprare domini .com, è NON COMPRARE VESTITI ARMANI !!!
  • Anonimo scrive:
    Non voglio difendere...
    ...nessuno ne stare dalla parte di qualcuno, ma chi si ricorda della famosa querelle qualche anno fa riguardo al dominio andala.it ??? Beh in quel caso vinse l'imprenditore di Nuoro.. Secondo me siamo davanti all'ennesimo caso di pesce grosso mangia pesce piccolo, ovvero un tempo quando internet aveva il suo peso c'era una considerazione adesso che internet ha un peso maggiore le major hanno un peso prevalente.. Altra mancanza in Italia, è la quasi totale mancanza di DIRITTO INFORMATICO, quindi vive o quasi la più grande anarchia, e quindi occorrerebbe iniziare a pensarlo... Oltre come sempre ad usare un poco di buon senso...
  • Anonimo scrive:
    L'Ego
    Tutti che imprecano "siccome io sono il primo ad avere registrato armani.it, allora me lo tengo io !".A me pare proprio questo il far west, come quando i cow boy piantavano la bandierina e i 20 ettari intorno erano conquistati vita natural durante.Nessuno che pensa invece agli utenti internet che si aspettano (e LORO SI HANNO IL DIRITTO !), di trovarsi in www.armani.it qualcosa che si riferisca alla nota ditta e non alla foto di famiglia di Luca Armani.www.cognome.it mi pare davvero grossolano se non bigotto come sistema per creare siti "personali". Si, è bigotto. Ed è una forzatura quasi estremista gridare allo scandalo.Anche il mio ego narcisista desidererebbe avere www.miocognome.it come sito personale, e protrei averlo, perchè non è registrato ... ma il buon senso ... solo il buon senso ...Dave
    • Anonimo scrive:
      Re: L'Ego
      - Scritto da: Anonimo
      Tutti che imprecano "siccome io sono il
      primo ad avere registrato armani.it, allora
      me lo tengo io !".

      A me pare proprio questo il far west, come
      quando i cow boy piantavano la bandierina e
      i 20 ettari intorno erano conquistati vita
      natural durante.Bene, allora suggerisci tu una soluzione......e se domani il sig. Luca Armani diventa una multinazionale grande 10 volte armani si riprende il dominio ?
      Nessuno che pensa invece agli utenti
      internet che si aspettano (e LORO SI HANNO
      IL DIRITTO !), di trovarsi in www.armani.it
      qualcosa che si riferisca alla nota ditta e
      non alla foto di famiglia di Luca Armani.Già ce lo troviamo fin troppo tra le scatole......e se non lo trovi subito che fai, piangi ? Spendere due secondi in più per una ricerca no?
      www.cognome.it mi pare davvero grossolano se
      non bigotto come sistema per creare siti
      "personali". Si, è bigotto. Grossolano? Bigotto ? Mah........
      Ed è una forzatura quasi estremista gridare
      allo scandalo.Ah sì, invece facciamo un bell'applauso allo stilista......
      Anche il mio ego narcisista desidererebbe
      avere www.miocognome.it come sito personale,
      e protrei averlo, perchè non è registrato
      ... ma il buon senso ... solo il buon sensoMi sa che il buonsenso l'hai lasciato a casa.....
      DaveSherkaner
  • Anonimo scrive:
    Torniamo sull'errore di armani.it?
    La sentenza parla di marchio contro marchio, non nome contro nome.Se il signor X che ha scritto una lettera registra un dominio .com e con tale dominio lede un mio marchio aziendale, per la legislazione vigente non cambia nulla!
    • Anonimo scrive:
      Re: Torniamo sull'errore di armani.it?
      - Scritto da: Anonimo
      La sentenza parla di marchio contro marchio,
      non nome contro nome.Anche ammesso che fosse marchio contro marchio, sono in due settori commerciali differenti quindi compatibili tra loro...
      • Anonimo scrive:
        Re: Torniamo sull'errore di armani.it?
        - Scritto da: Anonimo

        - Scritto da: Anonimo

        La sentenza parla di marchio contro
        marchio,

        non nome contro nome.

        Anche ammesso che fosse marchio contro
        marchio, sono in due settori commerciali
        differenti quindi compatibili tra loro...E la tutela ultramerceologica del marchio celebre (armani) dove la vogliamo mettere ;-) ?Gianluca
        • Anonimo scrive:
          Re: Torniamo sull'errore di armani.it?
          - Scritto da: Anonimo

          - Scritto da: Anonimo



          - Scritto da: Anonimo


          La sentenza parla di marchio contro

          marchio,


          non nome contro nome.



          Anche ammesso che fosse marchio contro

          marchio, sono in due settori commerciali

          differenti quindi compatibili tra loro...

          E la tutela ultramerceologica del marchio
          celebre (armani) dove la vogliamo mettere
          ;-) ?

          Gianlucaah, allora ci sei ;-)scusa se ti do del tu, ma è un "tu" rispettoso, il mio, visto che non sono purtroppo in molti su questo forum a sapere almeno l'abc della materia in questione (d'altronde ognuno ha il suo mestiere).posso chiederti nuovamente quel che ti ho già chiesto al thread "se devo recuperare..."?. grazie.
          • Anonimo scrive:
            Re: Torniamo sull'errore di armani.it?
            - Scritto da: Anonimo

            ah, allora ci sei ;-)
            scusa se ti do del tu, ma è un "tu"
            rispettoso, il mio, visto che non sono
            purtroppo in molti su questo forum a sapere
            almeno l'abc della materia in questione
            (d'altronde ognuno ha il suo mestiere).Absit iniuria verbis, ma questo e' uno dei motivi per cui cerco di non intervenire piu' che tanto... Sara' un mio limite, ma mi va il sangue alla testa quando leggo certi soloni che di diritto (men che meno di diritto comparato o di giurisdizioni straniere) non sanno nulla e che ciononostante pontificano, producendosi in "orridi giuridici" indegni anche della matricola piu' sprovveduta.
            posso chiederti nuovamente quel che ti ho
            già chiesto al thread "se devo
            recuperare..."?. grazie.Sfortunatamente non ho avuto modo di vedere la sentenza integrale (vero anche che prima di tutto mi preoccupo di vedere quelle che riguardano i miei clienti :-) ) pero' ti racconto un aneddoto...Non piu' tardi di ieri ho fatto un colloquio per un candidato (che collabora con PI e che forse ci sta pesin leggendo) che aveva scritto un breve commento alla sentenza - e neppure lui era stato in grado di vederla tutta.E' stato interessante/divertente, ne abbiamo discusso per qualche minuto: per quanto il collega fosse orientato a favore del convenuto (Luca Armani) ha ammesso che le mie argomentazioni a favore del titolare del marchio erano estremamente convincenti :-)Onestamente non ci perdo il sonno - a maggior ragione dato che condivido il giudizio del Tribunale di Bergamo -, solo avrei evitato la pesante condanna alle spese, almeno parzialmente compensandole.Stai pur sicuro che riesco a mettere le grinfie sulla sentenza sarete i primi a saperlo ;-)Gianluca
          • Anonimo scrive:
            Re: Torniamo sull'errore di armani.it?

            E' stato interessante/divertente, ne abbiamo
            discusso per qualche minuto: per quanto il
            collega fosse orientato a favore del
            convenuto (Luca Armani) ha ammesso che le
            mie argomentazioni a favore del titolare del
            marchio erano estremamente convincenti :-)
            Me voici: évoqué, je me matérialise instantanement.Ricambio l'interesse e il divertimento per la discussione, che mi auguro possano proseguire.Un saluto a tutti,swann.
  • friscom scrive:
    una modesta proposta
    Come per tanti altri cognomi, la possibilità che ci sia qualche caso di omonimia, più o meno diffusa, è rilevante.Tutti dunque avrebbero diritto, motivo, di registrare un dominio con il proprio nome, sia esso .com, .it, .name o quant'altro.Ma dopo il primo, la possibilità che questo si ripeta per gli altri è nulla, in quanto il primo abilitato (registrato?) satura tale opportunità.Ecco che con un po' di acume si potrebbe dare a tutti questa chance, rispettando una priorità temporale.Avete mai provato a registrare una casella di posta con il vostro nome? ormai è quasi impossibile, ma il provider vi offre la possibilità di un abbinamento nome+codice.Sia fatto altrettanto!Il primo Armani si becca il dominio come tale, il successivo (e quelli a seguire) incrementano con armani1.it, armani2.it e via a seguire?Non piace ad Armani quello della sartoria? si adegua, al pari degli altri, oppure contratta con chi ha registrato il dominio Armani, gli offre un po' dei suoi dané e se ci riesce, si accorda.Oppure ancora: il dominio nome senza codice numerico non si assegna e così tutti si beccano un numero.Chi ha imposto al signor Ferrari di chiamar così la sua azienda? E allora se accetta che non è l'unico Ferrari al mondo, si accoda a chi, Ferrari come lui a tutti gli effetti, si è registrato prima...Non gli sta bene? invece di far valere la voce del più forte, se ci tiene tanto, faccia una bella trattativa e si accordi per acquistare ciò che per lui è così importante.E se un domani il Ferrari auto decide che per lui è importante offrire anche una linea di spumanti, quello che li fa da anni cosa si mette a fare? passa alla sartoria? o ..vende automobiline in scala 1 : 43? Suvvia!
    • Anonimo scrive:
      Re: una modesta proposta
      la proprietà industriale non è un'opinione.anche lì chi arriva primo ha maggiori diritti degli altri, ma sempre se non lede diritti di terzi.è da sempre possibile dare un indice numerico al "nome", così come fare cognome.nome.itpersonalmente se mi chiamassi Ferrari non gradirei un milione di visite inutili alla mia home page... a meno di "vendere" qualcosa... quindi... goto prima riga del mio commento!!!suvvia 2U
      • Anonimo scrive:
        Re: una modesta proposta
        - Scritto da: Anonimo
        la proprietà industriale non è un'opinione.
        Neanche la titolarità di un cognome. Un logo, o un marchio, devono possedere requisiti di originalità che un cognome non ha per definizione.Il punto è un altro: tradizionalmente gli analfabeti non facevano leggi e non le facevano rispettare. Adesso invece politici a giudici, che in quanto a nuove tecnologie sono analfabeti e sono ben lungi dal coglierene gli aspetti profondamente culturali, hanno il potere di legiferare. I disastri sono sotto gli occhi di tutti coloro che invece analfabeti non sono, dal DMCA alla nuova legge sull'editoria, passando per brevetti software ed EUCD. E chissà quanto altro ancora.L'analfabetismo non è una colpa, ma quando colpisce chi ha potere diventa un grosso problema.
    • Anonimo scrive:
      ma non è questo il problema
      ... il problema è che i giudici in Italia non decidono secondo la legge, ma scelgono il male minore.In questo caso il male minore era togliere il dominio ad un oscuro timbrificio di Bergamo, regalarlo ad una griffe internazionale e, come avvertimento, far pagare le intere spese di giudizio al più debole ...
      • friscom scrive:
        una modesta proposta
        Troppo semplice come interpretazione...parlare di diritto non è come risolvere un equazione matematica, che poi anche in questo caso ci sono più strade per giungere alla soluzione.A mio parere è corretto considerare un discorso di prevalenza ed anche di opportunità, ma stabilendo delle regole che siano motivate.Se, come può accadere, più aziende possono condividere lo stesso nome, ed agire in mercati non concorrenziali, questo non crea conflitto.In Internet ciò può avvenire ed in oltre, nel caso il nome di un'azienda coincida con un (comune) cognome, la confusione aumenta.Vederla solo in termini di "vince il più forte" non è né consolatorio né un paliativo.Cercare una soluzione invece è doveroso.E' una materia complessa, le opinioni sin qui espresse nonchè a seguito del precedente articolo cui si aggancia questo sviluppo, lo dimostrano.Personalmente mi sto convincendo che non sia del tutto corretto e nemmeno opportuno che vince chi arriva primo.ILa mia proposta può esser inadeguata, ma sinora, neanche tra chi è intervenuto ne ho sentite di diversa natura.Direi che non ce ne sono state proprio.Lamentarsi e basta? (sport nazionale...)
        • Anonimo scrive:
          Re: una modesta proposta
          - Scritto da: friscom
          Personalmente mi sto convincendo che non sia
          del tutto corretto e nemmeno opportuno che
          vince chi arriva primo.

          ILa mia proposta può esser inadeguata, ma
          sinora, neanche tra chi è intervenuto ne ho
          sentite di diversa natura.
          Direi che non ce ne sono state proprio.Beh, la mia idea l'ho espressa qui:http://punto-informatico.it/forum/pol.asp?mid=361807Io ritengo che non c'è alternativa, l'unica soluzione è "chi arriva primo se lo tiene", anche se come leggerai nel post ho posto delle limitazioni molto semplici e logiche sul nome di dominio registrato.E aggiungo solo una cosa: se un'azienda ha un nome inventato è giusto che ottenga quel dominio (purché l'azienda non sia nata DOPO la registrazione del sito omonimo, in quel caso la copia potrebbe essere avvenuta al contrario), ma se un'azienda prende nome da un cognome sa che non ha diritti di proprietà esclusivi su tale nome.Anzi, i suoi diritti in quanto azienda discendono dal diritto anagrafico a possedere ed usare il proprio cognome!
  • Anonimo scrive:
    buona fede...
    stento a credere alla buona fede del sig. Armani ("minore"!) quando ha registrato il dominio prima del sig. Armani ("maggiore"!); sono propenso a credere che abbia intravisto la possibilità di qualche ricavo...questo non dovrebbe condizionare il diritto di fare qualcosa ma nemmeno generare automaticamente martiri ed eroi.non trattandosi di "leggi" in senso stretto mi sembra sterile inalberarsi con il solito "piove, governo ladro".con il buon senso spesso si può fare parecchia strada e anche qui si può arrivare ad un buon punto: quello del diritto del marchio ad es. non mi sembra di secondo piano.lo "scontro" tra privato e azienda ha esiti quasi sempre scontati, sia che si tratti di diritti del consumatore in merito ai prodotti dell'azienda, sia che si tratti di protezione della proprietà industriale. (non serve che dica quali opposti esiti, vero? :-)ma non succede sempre così...ho presente il caso concreto di un mio cliente (una multinazionale europea) con un nome particolare e riconoscibile che non ha intrapreso nessuna iniziativa in merito ad un nome di dominio identico al proprio brand registrato da una persona fisica perché era il suo soprannome... (sarà contento questo tizio di avere migliaia di visite della sua home page?)andrea
  • Anonimo scrive:
    se devo recuperare, e per farlo il mio
    allenatore decide che deve "tirar giù" del piero, io perdo..[non è O.T. ;-) è semplicemente l'ossatura della vicenda (i post sono gli ultimi di quel "famoso" numero del 25 marzo di p.i., se non erro)]. (ad ogni modo rimango abbastanza "ben disposto" verso armani giorgio, non vogliatemene.., forse perchè i cybersquatter mi stanno un pò sulle palle scusatemi - anche se luca armani non c'entra...- così come quelli che mi copiano le pagine su un server russo...mah..povera internet, potresti volare e invece ti hanno messo...nella rete.. )per la motivazione integrale aspettavamo Gianluca..;) buonanotte, anzi buongiorno ormai
  • Anonimo scrive:
    Non e' una legge !
    E' una sentenza di un giudice Bergamasco, a cui si puo' solo opporre nelle appropriate sedi.La motivazione nel caso specifico sembra essera nata dalla propieta' e deposito del marchio, che era registrato dalla Giorgio Armani SPA Posso anche concordare che non sia stata una esemplare decisione. Il diritto non va d'accordo spesso con il buon senso o con la morale, purtroppo.La discussione ed il confronto sul caso e' stato ampio ed e' documentato su sito http://listserv.nic.it/cgi-bin/wa?A1=ind0303&L=ita-pevari tread sull'argomento...
  • Anonimo scrive:
    HA TORTO !!!
    Allora prima di scagliarvi contro di me ascoltate :1) leggendo la intro di PI ho subito pensato che qualcuno avesse rubato il dominio armani.it allo stilista e invece, e' il contrario :-/2) per i domini con i nomi e cognomi esistono i .name.NAMEPossono essere registrati solo da privati cittadini. I privati possono registrare illimitati dominio .NAME Lunghezza massima del nome di dominio: 63caratteri.63caratteri.name3) per le ditte e' diverso, se i 2 signori hanno 2 aziende di nome armani, il dominio .it teoricamente dovrebbe spettare al primo che lo ha registrato o se si vuol tener conto della ditta ( che in questo caso e' quello che conta, non il cognome) allora chi ha registrato per prima il nome armani come ditta allora e' il titolare ! Queste sono considerazioni che faccio in mia modesta opinione, ma si sa : i nomi so tanti e i domini anche , allora cos'e' che non va ? la gestione dei domini, e' la gente che deve abituarsi a usare i domini e non i domini a rimettersi alle persone!!!Cavolo oramai e' quasi una abitudine avere una classifica mentale dei domini :1) .com2).it3 domini strani che non contanoe gli altri allora ? bha ! Pensatela come volete ma per me ha torto !
    • Anonimo scrive:
      Re: HA TORTO !!!
      ma perchè dovrei dare i miei soldi alla GNR Limited di Londra (la compagnia che gestisce i .name)?io italiano che di cognome faccio armani ho tutto il diritto di registrare il dominio armani.it, o almeno queste sono le regole non rispettate ma scritte del nic.E' una ingiustizia.Alessandro
    • Anonimo scrive:
      Re: HA TORTO !!!

      2) per i domini con i nomi e cognomi
      esistono i .nameE perche' se faccio un sito dovrei infognarmi solo nei .name? ):-)
      Cavolo oramai e' quasi una abitudine avere
      una classifica mentale dei domini :
      1) .com
      2).it
      3 domini strani che non contanoForse proprio per questo, perche' oltre com e it il resto non conta??
      • Anonimo scrive:
        Re: HA TORTO !!!
        esistono i .name..forse per delle "CONVENZIONI" estere.. che non hanno il bencheminimo rango di legge.ma qui siamo in Italia, quindi vige la legge italiana.i .name mi fanno un baffo.
    • Anonimo scrive:
      Re: HA TORTO !!!
      Caro Gigio.. ma sai da quando è possibile registrare i domini .name ??? Informati !Luca ha registrato il suo dominio molto tempo prima e in un paese civile non devono esserci regole o leggi retroattive !saluti
    • Anonimo scrive:
      Re: HA TORTO !!!
      - Scritto da: Gigio2k
      3) per le ditte e' diverso, se i 2 signori
      hanno 2 aziende di nome armani, il dominio
      .it teoricamente dovrebbe spettare al primo
      che lo ha registrato o se si vuol tener
      conto della ditta ( che in questo caso e'
      quello che conta, non il cognome) allora chi
      ha registrato per prima il nome armani come
      ditta allora e' il titolare ! Tanto per cominciare l'Armani deufradato dal dominio aveva messo su un sito per fare pubblicità alla sua attività, un timbrificio. Quindi se vogliamo metterla in prospettiva "la prima azienda che arriva se lo tiene" sarebbe dovuto restare a Luca Armani.Riguardo all'idea che l'azienda che si registra per prima (come azienda, non come dominio) potrebbe avere la priorità non sta né in cielo né in terra. Registrando un'azienda che prende nome da un cognome non si acquisiscono diritti di copyright sul cognome, ma solo sullo sfruttamento commerciale dello stesso. Questa è una questione che pone molti problemi: può esistere un'altra azienda di abbigliamento che si chiami Armani? Si, se il proprietario si chiama così. Ma non potrà chiamarsi "Giorgio Armani" perché una società con tale nome esiste già. E l'Armani arrivato dopo ha tentato di sfruttare un brand ormai famoso? Rischia una causa da parte del primo? Si.E i casini andrebbero avanti a lungo. Ma sto divagando.La regola che deve guidare nell'assegnazione dei domini è semplicissima: è di chi lo registra per primo, purché il nome registrato abbia attinenza con l'argomento del sito, il nome dell'azienda o il nome del proprietario del sito(nel caso sia un sito personale). Ciò consente di eliminare il cybersquatting.Questa è l'unica norma sensata che si possa immaginare. Il concetto in base al quale Giorgio Armani ha avuto il dominio registrato da Luca Armani è pericolossissimo: in pratica il magistrato ha sancito che chi ha registrato un'azienda col nome X ha più diritti di chi ha anagraficamente il cognome X. E se ci pensate un attimo realizzerete che è un paradosso: il nome dell'azienda proviene dal cognome!Ma se lo si facesse notare a Giorgio coi soldi che ha tenterebbe di dimostrare che il suo ceppo familiare è più antico...Luca Armani ha registrato per primo un dominio, per farci un sito per la sua azienda (omonima). Dunque aveva diritto a tenersi quel dominio.Tra l'altro la sua azienda non ha alcuna attinenza con quella di G.A., quindi anche l'accusa di sfruttare un marchio famoso per farsi pubblicità non sta in piedi.La verità è che è stato un atto arrogante e basta."Tutti gli uomini sono uguali ma alcuni sono più Armani di altri"
  • Cavallo GolOso scrive:
    CLAP CLAP CLAP!!!!!!!!
    PERFETTAMENTE D'ACCORDO!!!!!!!!hai espresso il meglio con Il dominio è mio e lo uso come mi pare, nel rispetto della legalità. Non poterlo fare è una restrizione della libertà. Una legge che me lo impedisce è una legge sbagliata , scorretta, una legge che deve essere cambiata perchè sbagliata nel profondo. Ultimamente mi sto davvero chiedendo - spesso - il senso di certe leggi, ovvero il motivo per cui sono state fatte in un certo modo.A volte ricevo spiegazioni razionali, giuste.Altre volte sono si razionali ... ma sono fondate sull'ingiustizia.Le leggi SBAGLIATE vanno cancellate, ricostruite, riformulate: danno ragione a chi ha torto e viceversa!!
  • Anonimo scrive:
    allora protestiamo
    Ciao Andrea,concordo a pieno su quanto dici. Perchè non contattare Armani (chiaramente non lo stilista, ma Luca) e organizziamo un bel forum o un sito di protesta. Potremmo fare come Amnesty o la LAV: proporre a chi non è d'accordo su questa decisione una email prestampata da inviare ad armani.it e per conoscenza ai responsabili legali. Alessandro
    • Anonimo scrive:
      Re: allora protestiamo
      C'e' gia' su Armani.it l'SOS di Luca Armani finche' potra' tenerlo li Dovremmo fare un MIRRORONE- Scritto da: Anonimo
      Ciao Andrea,
      concordo a pieno su quanto dici. Perchè non
      contattare Armani (chiaramente non lo
      stilista, ma Luca) e organizziamo un bel
      forum o un sito di protesta. Potremmo fare
      come Amnesty o la LAV: proporre a chi non è
      d'accordo su questa decisione una email
      prestampata da inviare ad armani.it e per
      conoscenza ai responsabili legali.
      Alessandro
    • Anonimo scrive:
      Re: COLPITELO DOVE FA PIU' MALE

      Potremmo fare
      come Amnesty o la LAV: proporre a chi non è
      d'accordo su questa decisione una email
      prestampata da inviare ad armani.it e per
      conoscenza ai responsabili legali. Fate di meglio: NON COMPRATE ARMANI.Le aziende soffrono di piu' di un calo delle vendite che di mille proteste (anche la pubblicità negativa è pur sempre pubblicità ...)
      • fancu scrive:
        Re: COLPITELO DOVE FA PIU' MALE

        Fate di meglio: NON COMPRATE ARMANI.
        Le aziende soffrono di piu' di un calo delle
        vendite che di mille proteste (anche la
        pubblicità negativa è pur sempre pubblicitàAlle persone che comprano Armani, di solito, non frega un beneamato c.... dei domini internet e delle libertà digitali o meno ;)
        • Anonimo scrive:
          Re: COLPITELO DOVE FA PIU' MALE
          - Scritto da: fancu

          Fate di meglio: NON COMPRATE ARMANI.

          Le aziende soffrono di piu' di un calo
          delle

          vendite che di mille proteste (anche la

          pubblicità negativa è pur sempre
          pubblicità

          Alle persone che comprano Armani, di solito,
          non frega un beneamato c.... dei domini
          internet e delle libertà digitali o meno ;)evvài, evvài...fancù!!!Bràààvoooo!!!
  • Anonimo scrive:
    Hai ragione
    Hai ragione. Non dimenticare che noi italiani abbiamo perso la guerra. Siamo fatti così, confusionari, furbi, furbizia che alla fine si traduce in fesseria. Pieni di leggi, cavilli e burocrazia. Siamo bizzantini.Figurati che le regole di naming italiane impediscono ai privati senza partita iva di registrare piu' di un dominio sotto il tld .it. Proprio da fessi. Io infatti ho registrato domini sotto .org, .info e .com mentre avrei preferito registrare sotto .it. Chi ci ha guadagnato sono gli enti di registrazione esteri americani che si sono presi i miei soldi, chi ci ha rimesso è il Cnr che ha perso i soldi che avrei potuto dare e che avrebbe potuto investire in ricerca.
    • Anonimo scrive:
      Re: Hai ragione
      Per tutelare dall'accaparramento si possono trovare altri sistemi. E poi ci sono le procedure di riassegnazione. Invece così ci diamo la zappa sui piedi da soli.
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