Quando la tecnologia...

...viene utilizzata per scopi non leciti o quanto meno dubbi: dalla bomba atomica alle microspie nel palazzo di vetro a Bruxelles. Medicina senza etica è morte ma anche un'email senza etica è spam, troian o frode - di M. Favara Pedarsi
...viene utilizzata per scopi non leciti o quanto meno dubbi: dalla bomba atomica alle microspie nel palazzo di vetro a Bruxelles. Medicina senza etica è morte ma anche un'email senza etica è spam, troian o frode - di M. Favara Pedarsi


Roma – Poco più di 50 anni fa nella bomba atomica di Hiroshima si concretizzavano gli studi che ruotavano intorno all’energia atomica; studi che gli scienziati dell’epoca, da Einstein a Fermi, non avevano portato avanti con l’idea di realizzare l’arma di sterminio definitiva.
Da allora ad oggi, ma anche prima di allora, la tecnologia si è evoluta sì grazie al mondo accademico, che fornisce la base culturale alla ricerca, ma anche grazie al mondo del business, che fornisce un motivo economico, e soprattutto grazie al mondo militare che richiede una imponente spinta propulsiva verso la ricerca della supremazia assoluta di un popolo su un altro.
Non è un caso infatti che molti degli oggetti oggi presenti sulle nostre scrivanie sono derivati delle tecnologie militari utilizzate 30 anni fa.

Una rete dove, senza “se” e senza “ma”, l’informazione viaggia da tutti i nodi verso tutti gli altri, anche in caso di gravi danni alla sua struttura: Internet, nata dall’esigenza del Dipartimento della Difesa americano di comunicare su tutto il territorio anche in caso di un attacco che distruggesse alcuni nodi della rete di comunicazioni.
Per esempio le reti wireless che, seppur con qualche problema di sicurezza, oggi sembrano volersi imporre sulle classiche reti cablate: lo spread spectrum ed il frequency hopping, due dei principi su cui si basano gli standard wi-fi (e successori) e bluetooth, sono tecniche sviluppate in seno ad un organo bellico che aveva bisogno di comunicare in maniera efficiente ma soprattutto al riparo da orecchie indiscrete. I ripetuti salti in frequenza repentini, non determinabili senza la documentazione adeguata, rendevano più complicata l’intercettazione ed una trasmissione a “spettro spalmato” permetteva di suddividere l’informazione e renderne più complicata la decodifica; quello che i nemici avrebbero intercettato potevano essere ritenuti dei meri segnali aleatori di utilità alcuna.

I foto-transistor, ovvero gli elementi fondamentali dei sensori (ccd e cmos) che oggi ci permettono di acquisire immagini e trasformarle in informazione digitale: senza la guerra fredda, gli USA non avrebbero avuto necessità di sostituire le pellicole fotografiche di cui erano equipaggiati, in quantità ovviamente limitate, i loro satelliti spia e noi oggi probabilmente non avremmo avuto scanner e macchine fotografiche digitali, o comunque, probabilmente, non ci sarebbero stati sensori così raffinati alla portata di tutti.

Ed ancora molti studi sulla fluidodinamica che hanno permesso 20 anni fa ad un MIG-31 di effettuare la così detta “Manovra del Cobra”: un volo orizzontale con l’aereo perpendicolare al terreno; od ancora evoluzioni dell’elettronica, prima impiegate nell’affascinante bombardiere invisibile nero intravisto sugli schermi nel 1991, e che permettono oggi aerei di linea più sicuri o “guidati via cavo” piuttosto che attraverso sistemi di leve già disegnati secoli fa da Leonardo.

Ma di questi esempi è facile trovarne a dozzine: dai concetti su cui si basano le antenne paraboliche (satellitari e non) la cui prima applicazione di cui abbiamo testimonianza risale alle battaglie navali di 2000 anni fa, ad alcune tecnologie di foto-elettronica che ieri permettevano di realizzare gli hud dei cacciabombardieri, oggi gli elmetti dei soldati e probabilmente in un futuro prossimo migliorare le nostre scrivanie oggi dotate di ingombranti monitor e display LCD: una televisione avveniristica come i pannelli trasparenti su cui il poliziotto Tom Cruise lavora nel recente Minority Report.

Arrivano momenti però, in cui è necessario chiedersi se tutto questo è utile, se l’uso della tecnologia è lecito, e soprattutto se è in generale positivo. Ed oggi, a pochi giorni dall’inizio di una guerra che ha suscitato grandi dubbi ed enormi paure, è forse uno di quei momenti giusti.

E’ necessario chiedercelo perché oggi sappiamo che il mondo anglosassone per intero da anni spia le comunicazioni del resto del mondo con Echelon, il mega progetto di intercettazione la cui esistenza è stata accertata prima dai servizi segreti di vari stati europei e non, dopodiché da una delegazione della comunità europea che fu mandata negli States per indagare. Echelon, un apparato il cui funzionamento è oggi ancora in parte oscuro e sottintende l’uso di tecnologie, come i calcolatori quantici, che forse avremo sulla scrivania tra 30 anni.

E’ necessario chiedercelo perché oggi sappiamo che satelliti spia americani sorvolano tutto il pianeta e sono in grado di leggere i titoli del giornale che questa mattina sfogliavo mentre attendevo l’autobus. Satelliti che impiegano tecnologie di cui saranno dotate le nostre future automobili.

E’ necessario chiedercelo perché oggi sappiamo che un batterio, l’antrace, presente in natura ed a causa del quale sono morti molti minatori in passato, oggi è stato trasformato dalla tecnologia in un’altra arma di sterminio altamente volatile e domani potrebbe essere usata da un essere umano senza coscienza.

E’ necessario chiedercelo perché oggi, entrando nella mia automobile potrei vedere il navigatore satellitare inutilizzabile, solo ed esclusivamente per motivi bellici: in momenti di guerra il segnale di precisione del GPS viene degradato dal Dipartimento della Difesa americano per esigenze di sicurezza e così la precisione del GPS può passare dal metro ai 100 metri.

E’ necessario chiedercelo per mille ragioni e perché sempre più spesso l’uomo trasforma la tecnologia in sue aberrazioni che ne deformano l’essenza, ne sminuiscono il valore e la trasformano in tutt’altro che in una soluzione ai problemi umani. In poche parole è necessario continuare sempre e comunque ad interrogarci, a riflettere, per invigorire un progresso etico che deve andare avanti di pari passo al progresso tecnologico.

Ed anche noi tutti, operatori, tecnofili e fruitori della tecnologia, oggi dobbiamo riflettere con coscienza. Il pensiero, la cultura, la nostra coscienza, sono i contributi utili a risolvere le crisi come quella di questi giorni: non l’uso della tecnologia bellica, che oggi è odiato all’unisono dall’umanità; né l’adorazione di un dio, che come sappiamo, assume connotati diversi in base alla longitudine e la latitudine.

Michele Favara Pedarsi

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27 03 2003
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