Quella cartuccia Epson m'ha tradito

Un utente critica la gestione delle cartucce della Stylus C60 da parte di Epson. L'azienda risponde, spiegando perché le promesse dei suoi prodotti sono mantenute
Un utente critica la gestione delle cartucce della Stylus C60 da parte di Epson. L'azienda risponde, spiegando perché le promesse dei suoi prodotti sono mantenute


Roma – Cara redazione di Punto-informatico, vi seguo da molto e fino ad ora non mi ero mai sentito in dovere di scrivervi, in quanto non avevo mai subito particolari ingiustizie come quella che vi sto per raccontare. Personalmente vi ritengo dalla parte della giustizia, e quindi capirete che la situazione che vi sto raccontando non riguarda solo me, ma tutti i possessori di una stampante EPSON, specialmente la C60 (ma credo anche le altre di ultima generazione).

Nel mese di gennaio ho acquistato una EPSON STYLUS C60, e fiero del mio acquisto (solo 118 Euro, per una risoluzione massima di 2880×720 veramente eccezionale), tornato a casa ho installato subito la stampante e l’ho provata.

Bene… dopo la stampa di circa 200 pagine di testo in modalità “normal”, e una foto a colori formato A4 in risoluzione 1440dpi, si è accesa la spia dell’inchiostro, che indicava che la cartuccia era ESAURITA e andava sostituita. Mi sono recato in un negozio specializzato e ho chiesto il costo della cartuccia che si aggirava sui 43 Euro, il che mi pare un po’ eccessivo per aver stampato la sola roba che ho elencato prima. Così, per far fronte ai problemi del costo eccessivo, ho cercato se esisteva una cartuccia compatibile, oppure dell’inchiostro per ricaricarla (so che in questo modo avrei perso la garanzia, ma il gioco valeva la candela, e inoltre alla EPSON, non deve interessare cosa ci faccio io con la stampante, dal momento che è mia e che se si sciupa il danno lo pago io).

Purtroppo però, gli ingegneri della EPSON hanno pensato bene di impedire l’utilizzo di cartucce rigenerate, o addirittura di rigenerare le stesse (che ricordo ho pagato e quindi sono mie) tramite un Chip protetto da brevetto di cui è impossibile la copia e riproduzione.

Ora, essendo io laureando in ingegneria elettronica (ma ci sarei arrivato lo stesso), ho messo in moto il mio ingegno cercando di capire il principio di funzionamento di quel chip, in modo da aggirarne la necessità (la stampante è mia e ne faccio ciò che voglio).

Infatti, aggirata la protezione del chip, ho reinserito la cartuccia “presunta VUOTA” nella stampante, e con essa ho stampato ben altre 120 PAGINE IN MODALITÀ “NORMAL”, e ancora l’inchiostro (che doveva essere finito) non si era esaurito. Quindi ho provato inoltre a stampare una foto in bianco e nero in risoluzione 2880×720 (la massima) e l’inchiostro non è ancora finito!

Quindi in attesa di finire l’inchiostro (quello della cartuccia che secondo la stampante era esaurita) vi scrivo questa email per segnalarvi la cosa e in contemporanea sto scrivendo alla EPSON per segnalare la cosa.
A parer mio mi pare una bella truffa il fatto di dover sostituire una cartuccia ancora piena per almeno 1/3, e per giunta farla pagare ben 43 Euro!
Voi come la pensate?

Marco

Caro Marco, anche noi abbiamo chiesto ad Epson un parere sulla questione e l’azienda ha cortesemente risposto fornendo un quadro chiaro e dando ragguagli sulla propria politica commerciale. Un saluto, la redazione . Di seguito la risposta di Epson .


Gentile redazione di Punto Informatico,

tra gli obiettivi di Epson è primaria l’importanza che viene attribuita al cosiddetto “sistema di stampa”: questo significa che Epson garantisce la qualità delle stampe che siano eseguite da stampanti Epson, utilizzando inchiostri Epson e stampando su carte Epson. La nostra costante attenzione nei confronti del risultato, infatti, è figlia di una profonda ricerca e di continui test volti a ottimizzare la resa sia delle nostre periferiche, sia dei nostri materiali di consumo.

Naturalmente il nostro intento è quello di soddisfare l’utente finale, che noi possiamo garantire unicamente se esegue le procedure che noi per primi abbiamo sperimentato in laboratorio e del cui esito abbiamo assoluta certezza. Qualora, come invece suggerisce questo cliente, si faccia ricorso a consumabili che noi non abbiamo prodotto, il risultato finale non solo non è garantito, ma soprattutto non può essere sottoposto a nessuna forma di controllo da parte nostra, con il rischio di esporre il nostro marchio e la nostra azienda a risultati che sarebbero indubbiamente diversi da quelli da noi promessi e probabilmente lesivi della nostra immagine.

Quanto al contenuto della cartuccia, sarebbe utile fare luce su alcuni elementi operativi della stampante.

Sulla EPSON Stylus C60 non esiste un sensore che fisicamente rilevi il quantitativo di liquido presente nella cartuccia: la gestione degli indicatori livelli inchiostro è totalmente affidata al firmware della stampante e al chip sulla tanica che registra le informazioni. Qualsiasi operazione che comporti un consumo di inchiostro provoca un decremento del valore di questo contatore, decremento legato al tipo di operazione (es. cicli di pulizia) o ai parametri di controllo della testina (risoluzione di stampa e numero di punti necessari a comporre l’immagine stampata).

La rappresentazione sul video del PC mediante le barre colorate è strettamente legata al meccanismo appena descritto, in quanto non è altro che la rappresentazione grafica del valore memorizzato nella stampante e letto dal driver. Il LED segnala la fine dell’inchiostro quando è stato consumato circa l’80% del liquido presente nella cartuccia. Il restante 20% è indispensabile al mantenimento delle corrette condizioni di funzionamento dell’impianto di alimentazione dell’inchiostro stesso, impedendo l’ingresso di bolle d’aria e mantenendo gli adeguati livelli di pressione nel circuito.

Pertanto, il consumo a cui si fa riferimento corrisponde al dato tecnico da noi rilasciato, e dunque si può certamente affermare che la promessa verso il consumatore è mantenuta, visto che egli può stampare quanto dichiariamo nelle specifiche e quanto egli stesso si aspetta. Non riteniamo che si possa parlare di “truffa” di fronte a una immissione nella cartuccia di un quantitativo di inchiostro maggiore rispetto a quello che verrà effettivamente utilizzato per la stampa.

Rimaniamo a disposizione per qualsiasi altro chiarimento.

Cordialmente.
Epson Italia Spa

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12 03 2002
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