Quella corsa per fermare il dialer

Ecco il racconto di un utente che si è imbattuto in un sito aggressivo che ha installato un dialer e ha provato a connettersi ad un nuovo numero. Il suono della composizione da parte del modem è servito da allarme


Spett. Redazione,
Vi seguo da tempo e non mi sembra di aver mai letto sulle Vostre pagine nulla di simile a quanto mi è successo e che vi vado a descrivere. Stavo facendo qualche ricerca attraverso Google su Formentera. Tra i vari siti ne trovo uno di un italiano che afferma candidamente di non essere un’agenzia e di dare le informazioni di viaggio a puro scopo divulgativo.

Sono state queste le uniche parole che sono riuscito a leggere perché scorrendo la pagina ho intravisto i classici banner di calendari, suonerie e simili, tutte cose dalle quali è meglio stare alla larga. Improvvisamente la connessione è caduta, è ricomparsa la mascherina (di w98) di richiesta di connessione e ho sentito il modem comporre un numero. Il tutto senza che io avessi cliccato su nessun banner o qualsiasi altro link o pulsante della maschera di w98.

Il problema è che il numero non era quello che ormai ad orecchio avevo già sentito centinaia di volte per connettermi al mio provider di accesso. Ho staccato velocemente tutte le spine telefoniche (spero di aver fatto più presto dello scatto alla risposta).

Successivamente si sentiva che il modem “alzava la cornetta” periodicamente. Al contrario se cliccavo sul pulsante “connetti” della mascherina di w98 la stessa mi rispondeva che non trovava il modem (cosa che di solito non succede quando la spina del telefono è staccata).

Ho controllato sui processi in esecuzione è ho trovato un progamma che tra le varie lettere del nome riportava un “adult” a dir poco sospetto. Interrotta l’esecuzione di quest’ultimo è immediatamente cessato il rumore di “alza cornetta” del modem.

Ho cercato nella cronologia l’indirizzo incriminato ma avendo già visitato una cinquantina di siti non sono riuscito a distinguere il colpevole dal dominio e non mi sono certo addentrato nelle pagine con il rischio di ricadere nello stess problema. Vi chiedo ora lumi sull’accaduto. Diversamente spero che almeno questa mia serva come segnale di allarme.

RingraziandoVi Vi porgo i miei più distinti saluti,
Mauro Sauri

Grazie Mauro per tua lettera. Purtroppo i dialer rappresentano un problema di cui Punto Informatico si è occupato più volte. Spesso comunque, installando tutte le patch dei software che si utilizzano si riesce ad evitare che i programmi possano essere installati senza permesso. Di seguito alcuni link a notizie di PI sui dialer:
I dialer, questi (s)conosciuti
Dialer senza limiti forever dialer
Caduti nella rete dei dialer

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Anonimo scrive:
    Modelli di Marlenus & Gianluca
    Ciao ad entrambi, Ho letto i vostri discorsi al seguito della mia proposta. Mi fa piacere di aver stimolato riflessioni e discussioni. Mi dispiace che abbiate sviluppato esempi ipotetici sulla base di una proposta di normativa solo accennata nei suoi ideali di riferimento e non certo ben definita. E' stata una mia pecca. Ma, ora che anche voi avete stimolato me, cercherò di rimediare. Spero vorrete rivedere i vostri modelli. Accolgo la contestazione che tra copyright e brevetti ci sono differenze importanti che richiedono un'analisi separata (magari la faremo). Solo, a volte, le due cose si intrecciano. E, soprattutto, la natura di base dell'oggetto, cioè l'inventiva umana, è la stessa.E' per questo che proporrei una generalità comune di principio, il quale, ovviamente, non esclude una diversificazione normativa secondo i differenti contesti di applicazione. Continuiamo, ora, sulla linea di analisi per il campo delle invenzioni, ad usare come soggetti esempio AT (Amiga Team), CBM e concorrenti di CBM. AT, come qualsiasi impresa di sviluppo, se non arriva fino in fondo al lavoro di sviluppo perchè i soldi non bastano, può cercare finanziatori puri (cioè ti presto tanto per tanto), può cercare nuovi soci che apportino capitale fresco e parteciperanno a rischi e guadagni, oppure, può sempre vendere baracca e burattini, o può finire in liquidazione fallimentare ed essere venduta per un pezzo di pane. Tutte queste, spero ne converrete, sono solo delle possibili variazioni nella storia del particolare soggetto AT, che, alla fine, sia pure dopo vari passaggi, sia che venga conteso con le unghie e coi denti da vari acquisitori, sia che finisca regalato in omaggio con un fustino di detersivo:1. Nel caso della normativa attuale, può diventare con troppa facilità parte integrante a tutti gli effetti di un soggetto dalla natura prevalente diversa da quella originale, che era specificamente dedicata allo sviluppo di tecnologia. Infatti, dato che tale assorbimento è consentito, anche avendo la forza finanziaria per arrivare tranquillamente fino in fondo con lo sviluppo di una tecnologia, quante probabilità credete che abbia di affermare la scelta di vendere licenze non-esclusive, "alla pari" (nei vostri discorsi avete dimenticato che la condizione di parità tra i produttori concorrenti è stabilita per legge dalla mia proposta, ci ritorno sopra più tardi) a chiunque le voglia?La sua scelta impedisce a CBM, come a qualsiasi soggetto analogo, di procurarsi un vantaggio sui propri concorrenti, per cui, o la tecnologia è tale da permettergli di dettar legge, o verrà snobbato. Se, invece, AT è in difficoltà, tale scelta è impraticabile. Oltre che bravi a sviluppare tecnologia, quelli di AT dovrebbero essere anche dei maghi nell'ottenere gli accordi voluti. 2. Nel caso della normativa Vinci, invece, qualunque odissea finanziaria AT passi, resta sempre il soggetto AT, che è uno sviluppatore/detentore/licenziatario di tecnologie. E nessun CBM o analogo può aver motivo di snobbarlo perchè è la legge che esclude possano appropriarsi di un'esclusiva, e non solo sulla particolare tecnologia di AT, ma su qualsiasi tecnologia. La prima differenza, tra la normativa attuale e la mia proposta sta proprio nel fatto di garantire la sopravvivenza di AT e della sua identità di soggetto economico che fa ricerca e sviluppo. Che poi i maggiori azionisti di AT siano gli stessi di CBM o siano altri, a tale fine è irrilevante. Una volta che AT è pronto a rilasciare la sua tecnologia, la questione della parità di trattamento tra tutti i richiedenti si risolve con un sistema di "Royalty" (tecnicamente, potrebbe essere la parola sbagliata, ma voi cercate di capire quello che intendo) la cui entità può essere modificata da AT, con dei limiti di cui faccio degli esempi indicativi:- Limite 1: la modifica si può applicare solo a partire dall'anno successivo e deve essere comunicata entro i primi sei mesi dell'anno in corso.- Limite 2: in caso di maggiorazione, questa non potrà essere più del 10% della richiesta precedente. Perciò, la parità davanti alla tech di AT (come davanti a qualsiasi altra, di qualsiasi altro licenziatario) è reale. AT e CBM si trovano rispettivamente in concorrenza solo e realmente con ogni altro soggetto economico della propria stessa natura. Con questo non voglio certo dire che la Terra incomincerebbe a girare in senso inverso, ma a me sembra che si avrebbe una situazione migliore.Nell'esempio considerato abbiamo che:1984 AT è presente alle fiere di fine anno con i primi prototipi e la gente che passa dallo stand (non l'ho visto di persona, ma così raccontano gli articoli del settore) sgrana occhi e bocca e stenta a credere che non è una costosa Workstation Grafica a fare quelle cose, bensì, una nuova tech di costo abbastanza moderato.1985 Dopo qualche vicissitudine finanziaria (poco importa se è arrivato un nuovo socio, o se un riccone ha comprato l'azienda per gioco, o se l'ha comprata la nonna di Pierino la Peste, all'asta di beneficenza del quartiere, senza neanche sapere cosa stava comprando, per regalarla al nipote), AT rilascia licenze non-esclusive per royalty. I primi a comprarne una sono CBM ed Atari (Che non ha più i progetti trafugati a CBM da rimaneggiare per fare l'AtariST, anche perchè nel nuovo contesto non ne vale proprio la pena ed è meglio farlo con la licenza AT).1986-89. Si aggiungono progressivamente altri concorrenti di CBM ed Atari. La tech di AT si sviluppa regolarmente favorendo lo sviluppo di tech collegate (intendi CPU Motorola 680x0).1990-2000. Il successo persistente della tech AT e Motorola obbliga i concorrenti di questi a fare i salti mortali per offrire nuove tech altamente competitive ed impedire così che AT si prenda troppo mercato.2000- oggi. La spesa informatica è sostanzialmente la stessa, ma le tech in uso sono un po' più variegate, senza quasi-monopoli e, soprattutto, decisamente meglio evolute e più soddisfacenti di quelle che invece abbiamo. (AT potrebbe anche non aver retto la concorrenza, per le ragioni più disparate, ed essere al quarto o quinto posto nelle graduatorie di mercato.)Io continuo a vedere questo effetto di maggiore equilibrio delle concorrenze a beneficio della collettività.Se proprio sbaglio, fatemi capire voi perchè.A presto.Francesco Vinci
  • Anonimo scrive:
    No! non sono daccordo
    sono a digiuno di diritto per quanto concerne il copyright, ma trovo l'idea dello scambio amicale insopportabile.Quando acquisti un prodotto, accetti sempre in tutto e per tutto le clausole di quel prodotto (e.g. che il panino di mc donald ti fa ingrassare, che M$ si riserva il diritto di entrare nel tuo pc, che il film lo puoi vedere solo da solo ma non con gli amici, che la canzone non la puoi mettere a tutto volume in una "festa danzante" ).Se quel prodotto non ti va, fai a meno di prenderlo, e boicotti l'azienda che lo produce. Cosi' come la gente boicotta la nestle' per le sue politiche crimanli in africa, bisogna fare lo stesso anche negli altri campi.Copiare sw, mp3, divx e' illegale, poco importa se per la persona comune non lo sia (in quanto lo fa anche lei) tanto quanto uno che va a rapinare in banca.E' un'appropiazione indebita, e' come andare al ristorante e non pagare il conto o come se qualcuno non vi pagasse per il lavoro che fate a lui.Poco importa se l'autore dell'opera in questione viene sfruttato, l'ha voluto lui, non leggendo le righe piccole del contratto, vendendosi alla multinazionale per fare + copie vendute possibili; se l'autore si vuole ribellare a questo sono fatti suoi, non certo miei, e certamente non lo si aiuta con le copie, "amicali" o non.La verita' molto amara di questo e' che invece la gente vuole tutto e subito, ma non vuole pagare; vuole l'ultimo cd di jovanotti, la compilescion di sanremo, il dividi' delleduetorri ma si lamenta perche' costano troppo, allora li compra copiati e poi invoca bei paroloni contro le major o il copyright; perche' giammai che si senta dire che e' un ladro!Eh gia' il ladro e' solo l'extracomunitario che borseggia la nonnina per strada, o il malavitoso che rapina la banca! non il buon padre di famiglia che cerca l'emmepitre' di eminem per il figlioletto di 12 anni viziato al quale non sa dire di no.
    • Anonimo scrive:
      Re: No! non sono daccordo
      Il fatto dello "scambio amicale" non piace neanche a me. Che senso ha consentire "agli amici" di avere una copia di un opera? E come si fa a definire in un ambito di diritto quali sono "amici", e quindi in grado di avere una copia gratuita, e quali no?Onestamente (ed io sono uno di quelli che non compra un cd per principio) credo che si dovrebbe proibire la copia "per gli amici" ma almeno consentirne la fruizione... invece oggi, a forza di proibire a destra e proibire a manca, non potrei neanche organizzare i miei cari cineforum (10-15 persone al massimo; più persone non entrano nel mio salone) con amici ed amici di amici... non faccio copie, ma in teoria potrei essere perseguito!Però su tutto il resto condivido le opinioni del lettore (ho sottoscritto da tempo la causa di IP Justice).In particolar modo, cosa che sostengo dai tempi di una vecchia trasmissione di "Mi Manda Lubrano", credo che la RIAA, la SIAE, tutte le grandi multinazionali della musica siano il vero problema; la loro esistenza oggi è il problema.E' scandaloso che ad un autore vada il 3% di un cd venduto, così come è scandaloso che un consumatore lo paghi 20-25 euro. E' scandaloso che si faccia musica studiata a tavolino senza che i componenti dei gruppi si siano neanche mai visti così come è scandaloso che i cd, per altro venduti a cifre enormi, contengano 2 tracce buone e 15 da buttare.Questi sono fenomeni dovuti ad un eccessivo interesse commerciale nel mondo musicale e snaturano l'essenza stessa della musica.Da qui viene il mio "principio" per cui non compro cd. E non intendo cedere alla mia coscienza fino a che verranno garantiti, anche a livello legislativo (e questo è il vero pericolo odierno e la strada intrapresa fino ad oggi) i diritti delle corporazioni ma non i miei di individuo.Può sembrare un discorso di comodo, ma credimi quando ti dico che non lo è. E non sono neanche un no-global: non sono contrario alle corporazioni per principio. Sono contrario quando snaturano l'essenza della musica, del cinema, dello sport ed in virtù dei loro privilegi rosicchiano i miei diritti facendo leva sul potere del soldo.ciaoRenton78- Scritto da: Anonimo
      sono a digiuno di diritto per quanto
      concerne il copyright, ma trovo l'idea dello
      scambio amicale insopportabile.
      Quando acquisti un prodotto, accetti sempre
      in tutto e per tutto le clausole di quel
      prodotto (e.g. che il panino di mc donald ti
      fa ingrassare, che M$ si riserva il diritto
      di entrare nel tuo pc, che il film lo puoi
      vedere solo da solo ma non con gli amici,
      che la canzone non la puoi mettere a tutto
      volume in una "festa danzante" ).
      Se quel prodotto non ti va, fai a meno di
      prenderlo, e boicotti l'azienda che lo
      produce. Cosi' come la gente boicotta la
      nestle' per le sue politiche crimanli in
      africa, bisogna fare lo stesso anche negli
      altri campi.
      Copiare sw, mp3, divx e' illegale, poco
      importa se per la persona comune non lo sia
      (in quanto lo fa anche lei) tanto quanto uno
      che va a rapinare in banca.
      E' un'appropiazione indebita, e' come andare
      al ristorante e non pagare il conto o come
      se qualcuno non vi pagasse per il lavoro che
      fate a lui.
      Poco importa se l'autore dell'opera in
      questione viene sfruttato, l'ha voluto lui,
      non leggendo le righe piccole del contratto,
      vendendosi alla multinazionale per fare +
      copie vendute possibili; se l'autore si
      vuole ribellare a questo sono fatti suoi,
      non certo miei, e certamente non lo si aiuta
      con le copie, "amicali" o non.
      La verita' molto amara di questo e' che
      invece la gente vuole tutto e subito, ma non
      vuole pagare; vuole l'ultimo cd di
      jovanotti, la compilescion di sanremo, il
      dividi' delleduetorri
      ma si lamenta perche' costano troppo, allora
      li compra copiati e poi invoca bei paroloni
      contro le major o il copyright; perche'
      giammai che si senta dire che e' un ladro!
      Eh gia' il ladro e' solo l'extracomunitario
      che borseggia la nonnina per strada, o il
      malavitoso che rapina la banca! non
      il buon padre di famiglia che cerca
      l'emmepitre' di eminem per il figlioletto di
      12 anni viziato al quale non sa dire di no.
  • Anonimo scrive:
    Incentivo & DISincentivo
    Pur senza voler generalizzare troppo, a chi teme che lo scambio di copie tra fruitori costituisca un pericoloso disincentivo alla produzione delle opere propongo queste considerazioni:Un cantante ha davvero bisogno di vendere milioni di dischi per riscontrare di avere successo, guadagnare dalla sua attività, ed essere incentivato a continuarla?Forse, avete dimenticato che, un tempo, i dischi fonografici, come tante altre cose, non esistevano, i cantanti, invece, sì.Poniamo l'ipotesi estrema che un cantante non incida nessun disco.Può cantare presso dei locali, in occasione di manifestazioni, in concerti. Ma se nessuno lo conosce, nessuno lo chiamerà nè nei locali, nè alle manifestazioni, nè gli faranno fare dei concerti.Ma oggi, nell'era digitale, può bastargli internet per diventare famoso ed essere richiesto e guadagnare. Senza un solo disco commerciale venduto.Eppure, per quanto le sue canzoni possano essere legalmente reperibili su internet al solo costo della propria connessione, sarà ugualmente possibile un commercio di dischi+poster o altri gadget acclusi, perchè ci sarà comunque una popolazione che vorrà comprarli.Simile il discorso per i film.Differente per il software. Ma fino a che punto differente? Forse, si può arrivare a renderlo ben poco differente in pratica. Diversamente, pazienza per il software. Vorrà dire che per il software la normativa dovrà essere un po' più stretta che per musica e film.La sostanza del discorso resta la stessa.Certi giganti dei media, almeno come sono ora, sono solo dei dinosauri che ci sono d'impiccio.Le leggi si fanno solo in nome nostro, e noi abbiamo tutto il diritto di decretare, se il caso, la fine di enti e mestieri che non ci servono più.Se al discografico tradizionalista la nuova normativa non piace e non vuole starci, che si converta alla produzione di lecca-lecca non condivisibili. Per noi va benissimo.Francesco Vinci
  • Anonimo scrive:
    Chiarimento su soggetti separati
    Ringrazio chi mi ha scritto in e-mail per i complimenti.Anch'io trovo notevole l'introduzione del concetto di diritti del fruitore di cui IP Justice si fa promotore.Rilevata la perplessità che a qualcuno crea la mia idea di separare i soggetti del titolare dei diritti di autore e dell'impresa di produzione tenterò di spiegarmi meglio.Innanzitutto, l'idea non è di separare le persone fisiche, ma solo le attività economiche svolte. Formulando appropriatamente la legge,l'aggiramento che, a prima lettura, può sembrare facile, non lo sarebbe affatto.Faccio un esempio, forse un po' banale, ma, spero, chiarificatore:Oggi, il Sig. Bianchi può essere dall?unico autore all?unico venditore nel mondo di un ?Corso MultiMediale di Astrologia Indiana?. Tale opera è così totalmente legata alle scelte del Sig. Bianchi. Se l?opera è eccellente nel suo genere, è possibile che il Sig. Bianchi non sia in grado di farla arrivare al suo giusto pubblico, o per incapacità, o perché il mercato è preso da una dozzina di concorrenti più forti. Se l?opera è da due centesimi e mezzo, è possibile che il Sig. Bianchi, leader del mercato, riesca a promuoverla in modo tale da farla desiderare e comprare a molta gente ad un prezzo vergognoso, infischiandosene delle maledizioni dei delusi, perché tanto lui non crede alla legge del karma.Con il tipo di normativa da me proposto, il Sig. Bianchi può anche essere il proprietario unico:- sia dello "Studio Bianchi", proprietario del copyright di "Corso Multimediale di Astrologia Indiana"- sia della "MultiMedia Bianchi", ditta che si occupa della commercializzazione/distribuzione di opere multimediali, tra cui anche il "Corso Multimediale di Astrologia Indiana" creato dallo Studio Bianchi.Ma le due attività devono essere separate e, per obbligo di legge, perchè la seconda possa trattare tale opera deve comunque acquistare una "licenza non esclusiva" dallo Studio Bianchi, il quale deve porre in vendita tale licenza "senza favoritismi".Ne consegue che qualunque ditta affine alla MultiMedia Bianchi potrebbe acquistare tale licenza.In questo modo non c'è più nessuno in grado di mantenere il controllo sulle politiche di commercializzazione/distribuzione dell'opera in questione e MultiMedia Bianchi (che appartiene al sig. Bianchi, ma non è il sig. Bianchi) deve fare i conti anche con una possibile concorrenza di altre ditte sulla stessa opera.Cambiata la normativa, i costumi e la vita delle imprese coinvolte non possono che restarne influenzati e trasformarsi di conseguenza.Così, per MultiMedia Bianchi, come per qualsiasi ditta affine, è molto più difficile riuscire a sopravvivere solo perchè è in possesso di opere pregiate che tutti vogliono. E quella purga patentata che è il "Corso MultiMediale di Astrologia Indiana" inventato dal Sig. Bianchi, che neanche sa dove sta l'India, è più difficile che abbia successo, a discapito di prodotti ben migliori, solo perchè MultiMedia Bianchi è la ditta forte del settore ed ha deciso di fargli avere successo.Da questo esempio inventato, passo ad un caso storico.Nel 1984 la Società Amiga, che ha progettato un nuovo computer molto innovativo, non avendo i mezzi per portarlo sul mercato ed avendo già debiti, è stata ?costretta? a trovare qualcuno più grosso che comprasse tutto.Non costretta da una legge di stato che prescrive si debba fare così, ma dalle condizioni del mercato determinate in modo indiretto e non esclusivo dalla normativa vigente.Il Compratore, Commodore, fin dal lancio sul mercato del primo computer Amiga, ha tradito gli sviluppatori ed i fruitori (pur suoi clienti), combinando pasticci e tagliando le gambe ai computer Amiga (pur suoi prodotti), fino al suo fallimento nel 1994. I computer Amiga hanno avuto ugualmente un loro periodo di successo, tanto che un piccolo mondo informatico Amiga ancora esiste e persiste (se qualcuno casca dalle nuvole, facesse una ricerca su internet).Se la normativa fosse stata come la suggerisco io, gli sviluppatori di Amiga, in felicissima ottemperanza a quanto prescritto dalla legge, avrebbero potuto vendere delle licenze non esclusive sulla tecnologia sviluppata a produttori ?costretti? dalla legge ad accontentarsi e comprarne comunque almeno una di tecnologia, mai esclusiva, o lasciare il mercato.Se così fosse stato, nel giro di pochi anni, il mercato sarebbe stato invaso da computer compatibili-Amiga in rapida evoluzione che avrebbero costretto le tecnologie concorrenti a veri salti mortali per aggiornarsi sostanziosamente e reggere il confronto. Ad esempio, davanti all?incalzante diffusione e sviluppo delle CPU Motorola 680x0, già all?epoca migliori, sarebbe stata la Intel ad abbandonare lo sviluppo della famiglia 80x86 per qualcosa che offrisse di più.Venti anni di storia dell?informatica si sarebbero svolti diversamente, in un clima di autentica libera concorrenza. Non si sarebbe creato nessun quasi-monopolio, né hardware, né software, ed i computer, i programmi e le reti che noi oggi staremmo usando sarebbero molto meglio di quello che sono, con tutte le ricadute negli ambiti in cui lo sviluppo dell?informatica è cruciale.La mia idea non esclude di certo che possano esserci dei giganti economici, ma cambia il terreno su cui devono saper stare in piedi, o dimagrire nello sforzo, a vantaggio di tutti.Francesco Vinci
    • Anonimo scrive:
      [lungo] Re: Chiarimento su soggetti
      Un piccola premessa in via assolutamente preliminare: nothing personal :-)Detto cio', una chiosa generale, di metodo: non puoi mischiare il diritto d'autore con i brevetti, che hanno presupposti e norma completamente diverse, senza contare il fatto che operano - ovviamente in ambiti diversi. Ma su questo, appena riesco, posto un altro messaggio.Veniamo al tuo esempio concreto:
      Da questo esempio inventato, passo ad un
      caso storico.
      Nel 1984 la Società Amiga, che ha progettato
      un nuovo computer molto innovativo, non
      avendo i mezzi per portarlo sul mercato ed
      avendo già debiti, è stata ?costretta? a
      trovare qualcuno più grosso che comprasse
      tutto.
      Non costretta da una legge di stato che
      prescrive si debba fare così, ma dalle
      condizioni del mercato determinate in modo
      indiretto e non esclusivo dalla normativa
      vigente.
      Il Compratore, Commodore, fin dal lancio sul
      mercato del primo computer Amiga, ha tradito
      gli sviluppatori ed i fruitori (pur suoi
      clienti), combinando pasticci e tagliando le
      gambe ai computer Amiga (pur suoi prodotti),
      fino al suo fallimento nel 1994. I computer
      Amiga hanno avuto ugualmente un loro periodo
      di successo, tanto che un piccolo mondo
      informatico Amiga ancora esiste e persiste
      (se qualcuno casca dalle nuvole, facesse una
      ricerca su internet).

      Se la normativa fosse stata come la
      suggerisco io, gli sviluppatori di Amiga, in
      felicissima ottemperanza a quanto prescritto
      dalla legge, avrebbero potuto vendere delle
      licenze non esclusive sulla tecnologia
      sviluppata a produttori ?costretti? dalla
      legge ad accontentarsi e comprarne comunque
      almeno una di tecnologia, mai esclusiva, o
      lasciare il mercato.
      Se così fosse stato, nel giro di pochi anni,
      il mercato sarebbe stato invaso da computer
      compatibili-Amiga in rapida evoluzione che
      avrebbero costretto le tecnologie
      concorrenti a veri salti mortali per
      aggiornarsi sostanziosamente e reggere il
      confronto. Ad esempio, davanti
      all?incalzante diffusione e sviluppo delle
      CPU Motorola 680x0, già all?epoca migliori,
      sarebbe stata la Intel ad abbandonare lo
      sviluppo della famiglia 80x86 per qualcosa
      che offrisse di più.
      Venti anni di storia dell?informatica si
      sarebbero svolti diversamente, in un clima
      di autentica libera concorrenza. Non si
      sarebbe creato nessun quasi-monopolio, né
      hardware, né software, ed i computer, i
      programmi e le reti che noi oggi staremmo
      usando sarebbero molto meglio di quello che
      sono, con tutte le ricadute negli ambiti in
      cui lo sviluppo dell?informatica è cruciale.Prendiamo il caso concreto e usiamo i parametri delle tue proposte.Mi perdonino gli economisti, perche' sicuramente diro' delle idiozie totali (nel qual caso prego di evidenziarle!), ma nella vita faccio tutt'altro e viaggero' "a lume di naso" :-))Amiga Team finisce i soldi per lo sviluppo del suo gioiello. O butta a mare i risultati conseguiti o trova qualcuno che immetta una sostanziosa iniezione di capitale per completare il progetto.Arriva CBM che dice: "parliamone". Si mettono d'accordo e CBM paga ad Amiga team un milione di euro (puro costo dello sviluppo sino alla fase di crisi) ed immette un altro milione di euro per finire il lavoro. Amiga Team continua a detenere i diritti sul progetto e non puo' cederli in esclusiva. A CBM la licenza e' costata due milioni di euro (1+1).Amiga Team deve, secondo la tua proposta, concedere licenza non esclusiva a chiunque ne faccia richiesta - ma, ovviamente lo deve fare a condizioni uguali per tutti. Per legge, perche' cosi' postuli nella tua ipotesi, e per puro buon senso di mercato perche' CBM non pagherebbe mai due milioni di euro qualcosa che tu domani sei libero di vendere a quattro soldi a chi ti sta simpatico. Per cui, o due milioni di euro per tutti o Amiga muore.Ora, un po' di definizioni:- sia MT il mercato totale, ossia il numero di computer Amiga che il mercato puo' assorbire nei 20 anni di privativa del brevetto "Amiga". Tale numero e' ovviamente finito, dacche' non mi risulta esista in concreto una domanda infinita di PC in un arco temporale finito. Inoltre tale numero e' indipendente dal prezzo praticato (domanda svincolata dal prezzo).- sia CL il costo di licenza (2 milioni di euro) per ogni singolo imprenditore. Per semplificare supponiamo che CL esaurisca tutti i costi fissi di produzione del "progetto Amiga" per ogni imprenditore.- sia CV il costo variabile per la produzione di un singolo pezzo del prodotto "Amiga". Sempre per semplificare assumiamo che CV sia una costante per tutti gli imprenditori e che corrisponda al minor costo possibile - in condizioni di efficienza produttiva assoluta - relativo al MTesimo esemplare prodotto in condizioni di monopolio [e qui la semplificazione e' veramente estrema]- sia P il saggio di profitto di ogni imprenditore. In via di semplificazione immaginiamo che, in un impeto di generosita', tutti gli imprenditori decidano di azzerare il loro profitto, per cui P e' irrilevante.Cio' premesso:nel caso di licenza esclusiva avremmo che il prezzo di ogni singolo "Amiga" sara':CL/MT+CV+P ossia in ipotesi di P=0: CL/MT+CVper il caso di n operatori concorrenti che abbiano licenziato "Amiga" avremo:n*CL/MT+CV+P ossia: n*CL/MT+CVConfrontiamo i due risultati e, ovviamente, abbiamo:n*CL/MT+CV
      CL/MT+CV con n
      1Il risultato netto della tua proposta di regolamentazione del mercato e' un incremento del costo del prodotto che va a riflettersi sul prezzo praticato ai consumatori.Ovviamente escludo in via di ipotesi una eventuale cartellizzazione dei produttori per incrementare P sino a raggiungere il massimo prezzo unitario che il mercato e' disposto a pagare per "Amiga".Cio' premesso mi sfuggono i vantaggi della tua proposta...Ah, per quanto riguarda il fatto che cosi' si evita che qualcuno volontartiamente "affossi" una tecnologia, acquisendola ma non producendola, ti rimando agli artt. 54 e segg. Legge Invenzioni relativi alla licenza obbligatoria.Attendo commenti :-))Gianluca
      • Marlenus scrive:
        Re: [lungo] Re: Chiarimento su soggetti
        - Scritto da: Anonimo
        non puoi mischiare il diritto d'autore con i
        brevetti, che hanno presupposti e norma
        completamente diverse, senza contare il
        fatto che operano - ovviamente in ambiti
        diversi. Ma su questo, appena riesco, posto
        un altro messaggio.

        ............

        Prendiamo il caso concreto e usiamo i
        parametri delle tue proposte.
        Mi perdonino gli economisti, perche'
        sicuramente diro' delle idiozie totali (nel
        qual caso prego di evidenziarle!), ma nella
        vita faccio tutt'altro e viaggero' "a lume
        di naso" :-))

        Amiga Team finisce i soldi per lo sviluppo
        del suo gioiello. O butta a mare i risultati
        conseguiti o trova qualcuno che immetta una
        sostanziosa iniezione di capitale per
        completare il progetto.
        Arriva CBM che dice: "parliamone". Si
        mettono d'accordo e CBM paga ad Amiga team
        un milione di euro (puro costo dello
        sviluppo sino alla fase di crisi) ed immette
        un altro milione di euro per finire il
        lavoro. A parte il fatto che concordo che brevetti e copyright sono cose diverse e quindi l'esempio non calza, se CBM paga per finire lo sviluppo, diventa socio dell'Amiga team e si ripaga con i redditi da licenza anche ai suoi stessi concorrenti (altri licenziatari) non strangolando Amiga Team costringendolo ad un contratto capestro come quello che tu proponi, in cui di fatto Amiga Team è comprato a prezzo di fallimento da CBM.
        Amiga Team continua a detenere i diritti sul
        progetto e non puo' cederli in esclusiva. A
        CBM la licenza e' costata due milioni di
        euro (1+1).No. La licenza è costata 1. Lo sviluppo 1. La cifra pagata per lo sviluppo determina la percentuale dei profitti di Amiga team che andrà a CBM per le licenze (compresa quella da CBM). In pratica se lo sviluppo è costato in tutto 2 milioni di euro, 1 lo ha messo CBM, quindi detiene il 50% delle quote di profitto (azioni se SpA) di Amiga team.Alla prossima licenza venduta (a 1 milione), CBM prende il 50%.
        Amiga Team deve, secondo la tua proposta,
        concedere licenza non esclusiva a chiunque
        ne faccia richiesta - ma, ovviamente lo deve
        fare a condizioni uguali per tutti. Per
        legge, perche' cosi' postuli nella tua
        ipotesi, e per puro buon senso di mercato
        perche' CBM non pagherebbe mai due milioni
        di euro qualcosa che tu domani sei libero di
        vendere a quattro soldi a chi ti sta
        simpatico. Per cui, o due milioni di euro
        per tutti o Amiga muore.Niente affatto. Il costo di licenza è 1 milione, ed è vero che è moltiplicato per n. Ma metà va al primo, quello che ha finanziato lo sviluppo, CBM. In questo modo chi ha finanzia un progetto guadagna di più di chi lo distribuisce e basta. Risultato notevole, non credi?

        Ora, un po' di definizioni:

        - sia MT il mercato totale, ossia il numero
        di computer Amiga che il mercato puo'
        assorbire nei 20 anni di privativa del
        brevetto "Amiga". Tale numero e' ovviamente
        finito, dacche' non mi risulta esista in
        concreto una domanda infinita di PC in un
        arco temporale finito. Inoltre tale numero
        e' indipendente dal prezzo praticato
        (domanda svincolata dal prezzo).

        - sia CL il costo di licenza (2 milioni di
        euro) per ogni singolo imprenditore. Per
        semplificare supponiamo che CL esaurisca
        tutti i costi fissi di produzione del
        "progetto Amiga" per ogni imprenditore.

        - sia CV il costo variabile per la
        produzione di un singolo pezzo del prodotto
        "Amiga". Sempre per semplificare assumiamo
        che CV sia una costante per tutti gli
        imprenditori e che corrisponda al minor
        costo possibile - in condizioni di
        efficienza produttiva assoluta - relativo
        al MTesimo esemplare prodotto in condizioni
        di monopolio [e qui la semplificazione e'
        veramente estrema]

        - sia P il saggio di profitto di ogni
        imprenditore. In via di semplificazione
        immaginiamo che, in un impeto di
        generosita', tutti gli imprenditori decidano
        di azzerare il loro profitto, per cui P e'
        irrilevante.

        Cio' premesso:
        nel caso di licenza esclusiva avremmo che il
        prezzo di ogni singolo "Amiga" sara':
        CL/MT+CV+P ossia in ipotesi di P=0: CL/MT+CV

        per il caso di n operatori concorrenti che
        abbiano licenziato "Amiga" avremo:
        n*CL/MT+CV+P ossia: n*CL/MT+CV

        Confrontiamo i due risultati e, ovviamente,
        abbiamo:

        n*CL/MT+CV
        CL/MT+CV con n
        1

        Il risultato netto della tua proposta di
        regolamentazione del mercato e' un
        incremento del costo del prodotto che va a
        riflettersi sul prezzo praticato ai
        consumatori.Se non tieni conto dell'effettiva imputazione degli investimenti è vero. Ma l'errore è che una parte degli investimenti è sviluppo e una parte licenza. Confondi le due cose, a mio parere.Rifacciamo i calcoli. Sia CS il costo di sviluppo e supponiamo che i profitti di Amiga siano suddivisi in proporzione alla quota di CS sottoscritta.CBM finanzia il 50% di CS, quindi prende il 50% dei profitti di Amiga Team.Nel caso solo CBM voglia la licenza, è tutto come prima, solo abbiamo diviso le quote.(CS+CL)/MT + PSe altri n vogliono la licenza, allora si ha (CS+n*CL)/MT + Ped è vero che (CS+CL)/MT + P < (CS+n*CL)/MT + PMa ecco che CBM guadagna di più :CBM = P + 0.5 * n * CLè quindi incentivata a finanziare lo sviluppo, perchè guadagna di più di chi compra solo la licenza che prende solo P.E' così sbagliato che chi rischia di più guadagni di più? Io credo di no.Altro punto da analizzare è P. E' ovvio che non esiste un P unico nei due casi. Nel primo (solo CBM) P (chiamiamolo P1) può essere tale da strangolare gli acquirenti e ridurre i profitti di Amiga Team al punto da non fargli guadagnare nulla. Nel secondo caso (P2) certamente si avrà:P2 < P1 (CS+CL)/MT + P1
        • Anonimo scrive:
          Re: [lungo] Re: Chiarimento su soggetti
          - Scritto da: Marlenus

          A parte il fatto che concordo che brevetti e
          copyright sono cose diverse e quindi
          l'esempio non calza, se CBM paga per finire
          lo sviluppo, diventa socio dell'Amiga team e
          si ripaga con i redditi da licenza anche ai
          suoi stessi concorrenti (altri licenziatari)
          non strangolando Amiga Team costringendolo
          ad un contratto capestro come quello che tu
          proponi, in cui di fatto Amiga Team è
          comprato a prezzo di fallimento da CBM. No, non diventa affatto socio di Amiga. Almeno non automaticamente - non e' vero in assoluto che il finanziatore e' un socio: pensa solo allo strumento delle obbligazioni contrapposte alle azioni nelle societa'.Va bene se introduci una nuova ipotesi nel modello, ma in questo modo lo sviluppo successivo della confutazione alla mia esposizione non calza.Tieni poi presente che nel momento in cui CBM diventasse socio di Amiga Team non potrebbe per legge (sempre nella proposta Vinci) entrare direttamente nella produzione e commercializzazione. Dovrebbe farlo - se proprio volesse - tramite un soggetto terzo: chiamiamolo pure CBM2.
          No. La licenza è costata 1. Lo sviluppo 1.
          La cifra pagata per lo sviluppo determina la
          percentuale dei profitti di Amiga team che
          andrà a CBM per le licenze (compresa quella
          da CBM). In pratica se lo sviluppo è costato
          in tutto 2 milioni di euro, 1 lo ha messo
          CBM, quindi detiene il 50% delle quote di
          profitto (azioni se SpA) di Amiga team.
          Alla prossima licenza venduta (a 1 milione),
          CBM prende il 50%.Tu lo dici :-))) Ripeto, e' una tua aggiunta al mio modello.Scusa, ma il costo per giungere al brevetto per CBMAmiga e' stato due milioni di euro. La fissazione del prezzo di licenza diventa poi essenzialmente una valutazione del rischio: fissare un importo inferiore al puro costo, assumendosi il rischio di non rientrare dei costi se non nel caso 2mio/prezzolicenza*licenze vendute=
          2mio oppure fissare un prezzo di licenza pari al costo di modo che dalla seconda licenza in su e' tutto profitto.Secondo te ;-) ?

          Amiga Team deve, secondo la tua proposta,

          concedere licenza non esclusiva a chiunque

          ne faccia richiesta - ma, ovviamente lo
          deve

          fare a condizioni uguali per tutti. Per

          legge, perche' cosi' postuli nella tua

          ipotesi, e per puro buon senso di mercato

          perche' CBM non pagherebbe mai due milioni

          di euro qualcosa che tu domani sei libero
          di

          vendere a quattro soldi a chi ti sta

          simpatico. Per cui, o due milioni di euro

          per tutti o Amiga muore.
          Niente affatto. Il costo di licenza è 1
          milione, ed è vero che è moltiplicato per n.
          Ma metà va al primo, quello che ha
          finanziato lo sviluppo, CBM. In questo modo
          chi ha finanzia un progetto guadagna di più
          di chi lo distribuisce e basta. Risultato
          notevole, non credi? Assolutamente, ma la mia analisi voleva solo verificare l'impatto sui consumatori, non la posizione dell'inventore. Tieni presente cmq. che, in via d'ipotesi, chi distribuisce *non puo' essere chi finanzia e detiene i diritti*.
          Se non tieni conto dell'effettiva
          imputazione degli investimenti è vero.[cut]
          E' così sbagliato che chi rischia di più
          guadagni di più? Io credo di no.Dunque... dividiamo l'analisi in due:1) bilancio non consolidato: CBMamiga e' fuori dai discorsi di produzione/commercializzazione per legge per cui torna ad essere applicabile sic et simpliciter il mio modello (l'effettivo livello di CL non rileva... che sia uno o due milioni il modello non cambia). Da una parte CBMamiga che vive di licenze e dall'altro CBM2 con i suoi concorrenti che vende i prodotti finiti.2) bilancio consolidato applicando il tuo modello (CBM2 come contollata nel "Gruppo CBM" di cui fa parte CBMamiga) [per comodita' uso le tue cifre con prezzo di licenza a 1 milione]:il sistema e' in equilibrio solo con un numero di player sul mercato pari a 2.Fino a che sul mercato c'e' solo CBM2 a produrre Amiga il costo CL per il Gruppo CBM e' un milione e mezzo: un milione per il completamento dello sviluppo del progetto, convertito in "azioni" di CBMAmiga piu' un milione che CBM2 *deve* pagare a CBMAmiga ("legge Vinci") e che in un'ottica di bilancio consolidato significa un milione e mezzo di costo di licenza per il gruppo (mezzo milione passa semplicemente dalla mano destra alla mano sinistra).Nel momento in cui arriva il secondo produttore il livello si pareggia: un milione per player2 il cui 50% porta il costo di licenza per ogni competitor a 1 milione ma.... il costo totale sostenuto dal "sistema produzione" per le licenze e' passato da 1 milione e mezzo a due milioni - con l'inevitabile aumento di prezzo praticato nei confronti dei consumatori.Interessante quello che poi accade all'arrivo del terzo player: il costo di licenza per il "Gruppo CBM" scende a mezzo milione (incassa il mezzo milione di player 3) mentre per player 2 e 3 il costo di licenza rimane a un milione.Gli effetti sulla concorrenza sono devastanti: il "Gruppo CBM" puo' permettersi di ridurre il prezzo di vendita al di sotto di quello di player 2 e 3 perche' ha costi inferiori (sono parzialmente finanziati dai concorrenti). Risultato: abbiamo trasformato il monopolio legale del sistema vigente in monopolio di fatto dato che uno degli operatori puo' permettersi di vendere il prodotto al di sotto di quello che e' il puro costo per gli altri operatori. Paradossalmente in questo caso il monopolio di fatto puo' tramutarsi in un beneficio per i consumatori perche' il ridursi dei costi fissi per il "Gruppo CBM" potrebbe permettere la riduzione del prezzo. D'altronde, con queste premesse *nessun imprenditore* accetterebbe di entrare in gioco sapendo di venire fatto a pezzi, per cui il sistema si fermerebbe a 2 operatori - e, ancora, ritorna appplicabile il mio modello.In ultima analisi il mio discorso arriva ad una conclusione: la "proposta Vinci" ha un costo che viene pagato dai consumatori. Va benissimo, ma che non si cerchi di "contrabbandarla" come un vantaggio sociale.(continua)
        • Anonimo scrive:
          Re: [lungo] Re: Chiarimento su soggetti
          (continua dal precedente messaggio)

          Ah, per quanto riguarda il fatto che cosi'

          si evita che qualcuno volontartiamente

          "affossi" una tecnologia, acquisendola ma

          non producendola, ti rimando agli artt.
          54 e

          segg. Legge Invenzioni relativi alla
          licenza

          obbligatoria.
          Se non sai dell'esistenza di qualcosa è
          difficile che tu possa fare uso di questi
          cavilli. E comunque il tribunale costa,
          specie se tu sei piccolo e la multinazionale
          è grossa.Ignorantia legis non excusat.... Varrebbe lo stesso anche per la "legge Vinci": se non fosse conosciuta non sarebbe invocata!
          Mai notato che le innovazioni favorevoli al
          pubblico vengono sempre da piccole aziende?Vogliamo parlare di MP3? Philips, Thomson Multimedia... azienducole :-)
          Ma la risposta di fondo è che quegli
          articoli si applicano alle invenzioni (cioè
          ai brevetti), non al diritto d'autore.
          Ricordati che l'esempio non è calzante.L'esempio mi sembra appropriato al campo dei brevetti ed ha valore - ovviamente - in quell'ambito... d'altronde ho semplicemente risposto ad un esempio avanzato dal mio contraddittore :-)))
          Spero di averti risposto. In particolare due
          cose:
          l'esempio non va bene per discutere di
          copyright
          il contratto proposto da CBM nel tuo esempio
          è squilibrato, e proprio queste distorsioni
          a sfavore di chi inventa si vogliono
          correggereNon capisco.... Nel mio esempio CBM paga due (ammettiamo che sia anche solo uno) milioni di Euro ad Amiga Team per una licenza senza ottenere niente piu' che una licenza non esclusiva che puo' essere liberamente concessa anche ai suoi concorrenti e mi vieni a dire che il contratto proposto da CBM e' squilibrato a suo favore?!Gianluca
          • Marlenus scrive:
            Re: parte 2
            (continua dal messaggio precedente) PUNTO 3.
            1) bilancio non consolidato: CBMamiga e' fuori
            dai discorsi di
            produzione/commercializzazione
            per legge per cui torna ad essere applicabile sic et
            simpliciter il mio modello (l'effettivo livello di CL
            non rileva... che sia uno o due milioni il modello
            non cambia).Ritorniamo a P. Nel tuo esempio, si semplifica impropriamente la P (il profitto!!!) per non parlarne. Ma proprio la P è la variabile più rilevante in questo ragionamento. Questo non è evidente a causa della scelta di un esempio brevettuale, che ha valori dei costi di sviluppo molto alti. Così non è con la maggior parte dei casi che riguardano il diritto d'autore, dove i costi fissi sono molto più bassi, e i costi variabili estremamente bassi, spesso trascurabili (vedi il caso dei CD).Comunque, tornando a bomba, in questo esempio non è corretto, a mio parere, semplificare la P per i motivi detti al punto due. NB: Il bilancio considera solo la posizione di CBM non quella dei consumatori.2) bilancio consolidato
            il costo totale sostenuto dal "sistema produzione"
            per le licenze e' passato da 1 milione e mezzo a
            due milioni - con l'inevitabile aumento di prezzo
            praticato nei confronti dei consumatori.Ancora una volta il problema è visto solo nell'ottica del gruppo CBM spacciando poi il risultato come svantaggio del consumatore. E la P dove la mettiamo? Se non si accordano (come è certo, essendo in due) la P cala e il consumatore non ci rimette poi così tanto. I soli a rimetterci sono CBM e il suo concorrente, che dovrebbero guadagnare meno.L'analisi sul terzo player è buona. Ometto di riportarla, chi vuole se la legge nel tread. Ancora una volta, però, non tiene conto di P. A meno che CBM non decida di sbattere fuori i concorrenti guadagnando molto meno per un po', per poi rialzare i prezzi, il caso non si verifica. E' vero che l'ingresso di un terzo player è poco conveniente SE P è basso. Se CBM si è accordata con il secondo concorrente e tiene i prezzi molto alti, allora molti potrebbero voler fare il terzo, per un po'. Ancora una volta il cliente ci guadagna e i soli a rimetterci sono oligopoli e monopoli.
            In ultima analisi il mio discorso arriva ad una
            conclusione: la "proposta Vinci" ha un costo
            che viene pagato dai consumatori.Come ti ho appena fatto notare, non è affatto vero. Chi ci rimette è solo chi distribuisce a prezzi esagerati. Il segreto è nella P che tu vuoi trascurare.PUNTO 4.Sono d'accordo sul metodo di fissazione del costo di licenza. Ma nel tuo discorso la licenza non c'è. Il prodotto non era finito. CBM si è accollata parte del rischio di sviluppo. Nessuna società di distribuzione lo farebbe, se non fosse certa del risultato finale e il prezzo pagato non fosse irrisorio rispetto ai profitti previsti.


            Ah, per quanto riguarda il fatto che cosi'


            si evita che qualcuno volontartiamente


            "affossi" una tecnologia, acquisendola ma


            non producendola, ti rimando agli artt.

            54 e

            segg. Legge Invenzioni relativi alla

            licenza

            obbligatoria.

            Se non sai dell'esistenza di qualcosa è

            difficile che tu possa fare uso di questi

            cavilli. E comunque il tribunale costa,

            specie se tu sei piccolo e la multinazionale

            è grossa.
            Ignorantia legis non excusat.... Varrebbe
            lo stesso anche per la "legge Vinci": se non
            fosse conosciuta non sarebbe invocata!Veramente quì non ci siamo capiti. Quanti brevetti giacciono inutilizzati negli scaffali di qualche multinazionale? E i brevetti sono registrati e consultabili da tutti, peccato (?!) che siano milioni.Se parliamo di diritto d'autore, nessuno sa dell'esistenza di un opera non ancora rilasciata. Non esiste un registro pubblico come per i brevetti. Oltre a non esistere la legge, peraltro inutile anche se esistesse, senza un registro. E se esiste il registro, allora è la biblioteca globale. Basta consultarla e tutto è gratis. O vogliamo far pagare una cifra eccessiva o limitare l'accesso a pochi "prescelti"?

            Mai notato che le innovazioni favorevoli al

            pubblico vengono sempre da piccole aziende?
            Vogliamo parlare di MP3? Philips, Thomson
            Multimedia... azienducole :-) Peccato che ci abbiano messo anni prima di usare queste innovazioni sul mercato consumer. E solo dopo essere state tirate per i capelli da piccole aziende che hanno creato quei prodotti prima di loro (vai a vedere chi ha fatto i primi lettori MP3 portatili o da casa!!).
            Non capisco.... Nel mio esempio CBM
            paga due (ammettiamo che sia anche solo
            uno) milioni di Euro ad Amiga Team per
            una licenza senza ottenere niente piu' che
            una licenza non esclusiva che puo' essere
            liberamente concessa anche ai suoi
            concorrenti e mi vieni a dire che il contratto
            proposto da CBM e' squilibrato a suo
            favore?! Visto dalla parte degli inventori, si. Tutto il potere è nelle mani di CBM. Loro sono in condizione di necessità, CBM no. Inoltre CBM come distributore ha un asimmetria informativa a suo favore, perchè conosce il mercato, AmigaTeam forse no.Comodo trattare da posizioni di forza, vero?Poi visto dalla parte dei consumatori, non ne parliamo. Comodo il monopolio naturale, vero?Ciao,Marlenus
          • Anonimo scrive:
            Re: parte 2
            - Scritto da: Marlenus
            (continua dal messaggio precedente)

            PUNTO 3.
            Ritorniamo a P. Nel tuo esempio, si
            semplifica impropriamente la P (il
            profitto!!!) per non parlarne. Ma proprio la
            P è la variabile più rilevante in questo
            ragionamento. Questo non è evidente a causa
            della scelta di un esempio brevettuale, che
            ha valori dei costi di sviluppo molto alti.
            Così non è con la maggior parte dei casi che
            riguardano il diritto d'autore, dove i costi
            fissi sono molto più bassi, e i costi
            variabili estremamente bassi, spesso
            trascurabili (vedi il caso dei CD).Sei stato tu in premessa (vedi messaggio precedente) a chiarire come l'esempio rilevi nel campo dei brevetti e non in altri, la tua digressione e' irrilevante.
            Comunque, tornando a bomba, in questo
            esempio non è corretto, a mio parere,
            semplificare la P per i motivi detti al
            punto due.Allora, esplodo i motivi della semplificazione. P=0 implica il prezzo *minimo* al di sotto del quale non accadra' *mai* che il consumatore possa comprare il prodotto perche' vorrebbe dire che sul mercato c'e' un'offerta sottocosto. Immaginiamo che CBM si fissi un P grande a piacere. il concorrente 2 (salvo cartellizzazioni, che pero' ho chiaramente escluso in via di ipotesi) per conquistare quote di mercato adotta P' 2) bilancio consolidato
            Ancora una volta il problema è visto solo
            nell'ottica del gruppo CBM spacciando poi il
            risultato come svantaggio del consumatore. E
            la P dove la mettiamo? Se non si accordano
            (come è certo, essendo in due) la P cala e
            il consumatore non ci rimette poi così
            tanto.
            I soli a rimetterci sono CBM e il suo
            concorrente, che dovrebbero guadagnare meno.Ti contraddici da solo: prima dici che il consumatore non ci rimette "poi cosi' tanto" (implicitamente ammettendo che il consumatore ci rimette - che e' la mia tesi!) e poi dici "I soli a rimetterci sono CBM e il suo concorrente". Allora: lo svantaggio e' solo per i produttori o anche per i consumatori?
            E' vero che
            l'ingresso di un terzo player è poco
            conveniente SE P è basso. Se CBM si è
            accordata con il secondo concorrente e tiene
            i prezzi molto alti, allora molti potrebbero
            voler fare il terzo, per un po'. Ancora una
            volta il cliente ci guadagna e i soli a
            rimetterci sono oligopoli e monopoli.P tende a diminuire in regime di concorrenza...

            In ultima analisi il mio discorso arriva
            ad una

            conclusione: la "proposta Vinci" ha un
            costo

            che viene pagato dai consumatori.
            Come ti ho appena fatto notare, non è
            affatto vero. Chi ci rimette è solo chi
            distribuisce a prezzi esagerati. Il segreto
            è nella P che tu vuoi trascurare.No, pure azzerando i profitti ci rimette anche il consumatore in termini di magggiori costi fissi per il sistema di produzione - che si riversano nel prezzo e che vanno ad aumentare il profitto dell'inventore.(continua)
          • Anonimo scrive:
            Re: parte 2
            (continua dal messaggio precedente)
            PUNTO 4.
            Sono d'accordo sul metodo di fissazione del
            costo di licenza. Ma nel tuo discorso la
            licenza non c'è. Il prodotto non era finito.
            CBM si è accollata parte del rischio di
            sviluppo. Nessuna società di distribuzione
            lo farebbe, se non fosse certa del risultato
            finale e il prezzo pagato non fosse
            irrisorio rispetto ai profitti previsti. Il costo di licenza per CBM e' pari ai soldi che vengono dati ad AmigaTeam - a qualsiasi titolo (copertura costi gia' sostenuti, investimenti in completamento sviluppo, margine di profitto per AmigaTeam) al fine di avere una tecnologia da poter rodurre in condizioni di non-esclusiva.



            Ah, per quanto riguarda il fatto che
            cosi'



            si evita che qualcuno volontartiamente



            "affossi" una tecnologia, acquisendola
            ma



            non producendola, ti rimando agli artt.


            54 e


            segg. Legge Invenzioni relativi alla


            licenza


            obbligatoria.


            Se non sai dell'esistenza di qualcosa è


            difficile che tu possa fare uso di questi


            cavilli. E comunque il tribunale costa,


            specie se tu sei piccolo e la
            multinazionale


            è grossa.

            Ignorantia legis non excusat.... Varrebbe

            lo stesso anche per la "legge Vinci": se
            non

            fosse conosciuta non sarebbe invocata!
            Veramente quì non ci siamo capiti. Quanti
            brevetti giacciono inutilizzati negli
            scaffali di qualche multinazionale? E i
            brevetti sono registrati e consultabili da
            tutti, peccato (?!) che siano milioni.Limitiamo l'innovazione (blocchiamo la brevettabilita') perche' gli inventori fanno fatica a stare dietro allo stato della tecnica?!?
            Se parliamo di diritto d'autore, nessuno sa
            dell'esistenza di un opera non ancora
            rilasciata. Non esiste un registro pubblico
            come per i brevetti.
            Oltre a non esistere la
            legge, peraltro inutile anche se esistesse,
            senza un registro. E se esiste il registro,
            allora è la biblioteca globale. Basta
            consultarla e tutto è gratis. O vogliamo far
            pagare una cifra eccessiva o limitare
            l'accesso a pochi "prescelti"?Alt, qui mi fermo. La tua tesi e' sostanzialmente dirigista e politica, non ha niente a che vedere con l'economia. Tieni presente che consultare questo "registro" non vorrebbe automiticamente certo dire che ho il diritto di riprodurne il contenuto a fini commerciali!!!!


            Mai notato che le innovazioni favorevoli
            al


            pubblico vengono sempre da piccole
            aziende?

            Vogliamo parlare di MP3? Philips, Thomson

            Multimedia... azienducole :-)
            Peccato che ci abbiano messo anni prima di
            usare queste innovazioni sul mercato
            consumer. E solo dopo essere state tirate
            per i capelli da piccole aziende che hanno
            creato quei prodotti prima di loro (vai a
            vedere chi ha fatto i primi lettori MP3
            portatili o da casa!!).Allora.... Non posso parlare piu' che tanto (sono vincolato al segreto professionale) ma ti diro' una cosuccia: la maggior parte delle tue benemerite piccole aziende utilizzano dei brevetti senza averli licenziati. Che il detentore per scelte strategiche decida di non mandarle in fallimento chiedendo i danni e uccidendole con le spese legali e' un altro paio di maniche. Troppo facile fare i pionieri con i diritti degli altri!!
            Visto dalla parte degli inventori, si. Tutto
            il potere è nelle mani di CBM. Loro sono in
            condizione di necessità, CBM no. Inoltre CBM
            come distributore ha un asimmetria
            informativa a suo favore, perchè conosce il
            mercato, AmigaTeam forse no.
            Comodo trattare da posizioni di forza, vero?Certo che si'. Ma, ancora una volta stai facendo etica e politica, non analisi economica.Tra l'altro: perche' il know-how tecnico di Amiga Team ha un valore che deve (giustamente) essere ricompensato mentre il know-how commerciale di CBM e' una iattura ed un abuso da combattere?
            Poi visto dalla parte dei consumatori, non
            ne parliamo. Comodo il monopolio naturale,
            vero?Certo - e se vuoi sapere una cosa c'e' anche di meglio rispetto al brevetto: il segreto industriale.Togli la possibilita' di avere una privativa (esclusiva) di 20 anni su una tecnologia e semplicemente le grosse aziende faranno ricerca e sviluppo evitando i brevetti e ricorrendo al segreto industriale per cui nessuno sapra' mai di quella tecnologia (e' segreta per definizione) e l'impresa avra' l'esclusiva eterna. L'impresa si tiene il vantaggio competitivo, si fa i prezzi che vuole e il patrimonio di conoscenza dlel'umanita' non si arricchira' di quella tecnologia che non sara' mai lecitamente pubblica.Bell'affare, vero?Ciao.Gianluca
          • Anonimo scrive:
            Re: parte 2
            La risposta spero in serata. Ma volevo solo che rileggessi i tuoi scritti criticamente. Io vedo contraddizioni e qualche ironia (mia) non colta.Se ne riparla.
          • Anonimo scrive:
            Re: rieccomi - parte 1
            Non è mia intenzione offendere, ma ho avuto l?impressione di un arrampicarsi sugli specchi nella tua ultima risposta. Sostieni tesi in contrasto tra loro e cerchi di deviare il discorso dai punti centrali. Comunque:1. SQUILIBRIO DELLE FORZE
            Continua a non essermi chiaro cosa tu
            intenda per contratto capestro. Amiga
            Team da questa proposta ha solo ed
            esclusivamente da guadagnare,
            considerato che senza questa proposta
            finirebbero con una perdita secca di un
            milione senza avere in mano nulla di
            commercializzabile.Hai appena dimostrato che agiscono in stato di necessità (se no ?perdita secca di un milione?) e quindi l?ipotesi che CBM gli offra un fantastiliardo è priva di ogni fondamento. Certo potrebbe darsi che per buon cuore il negoziatore di CBM gli offra una somma equa, ma nel creare le regole del sistema non dobbiamo supporre che TUTTI siano persone di buon cuore. Il mondo degli affari è popolato di squali, e il dirigente di CBM che tratta il contratto ha interesse ad andare dal suo capo e dire ?li ho strizzati davvero bene, non ti pare??. La sua carriera dipende anche da questo. Proprio perché stiamo discutendo di economia e non di etica dobbiamo tenerne conto. Economicamente parlando, questa transazione sarà conclusa a profitto 0 per AmigaTeam e le affermazioni:
            [AmigaTeam] ha avuto coperti tutti i
            costi più una discreta dose di profitto
            immediatosono prive di fondamento. Al di là della domanda ?Perché mai AmigaTeam dovrebbe svincolare il suo profitto dall?effettivo successo sul mercato del suo prodotto?? ricordiamo che grazie allo stato di necessità la ?discreta? dose di profitto la decide CBM nel tuo modello. Tenderà a zero.
            In più può tranquillamente vendere
            licenze a chiunque, realizzando
            profitto puroSolo se c?è qualcuno disposto a comprarle queste licenze. Perché ci sia qualcuno disposto a comprarle si deve avere che CBM vende a prezzi troppo alti oppure che lascia scoperto qualche mercato. In entrambi i casi la vendita della licenza aggiuntiva va a vantaggio anche dei consumatori. Inoltre CBM ha goduto per un certo periodo del vantaggio del first mover, ha accumulato ?immagine? e notorietà che può sfruttare con prodotti non collegati con AmigaTeam.
            L?idealismo non rileva assolutamente.
            AmigaTeam arriva in fondo perché è
            abbondantemente coperta dagli
            investimenti di CBMAncora in contrasto con quanto detto finora. Vorrei che mi dimostrassi che lo stato di necessità da me prospettato non esiste prima di fare queste affermazioni (a mio parere prive di fondamento).2. FINANZIATORI o DISTRIBUTORI?Trovo ci sia confusione sul ruolo di CBM. E? un finanziatore (cioè apporta risorse finanziarie e quindi ha un know-how di tipo finanziario: sa valutare la bontà dei progetti, scegliere i più remunerativi, minimizzare il rischio, ecc.) oppure un distributore (cioè apporta know how commerciale: ottiene la migliore distribuzione possibile per un dato prodotto, garantisce che nessuno che vorrebbe e potrebbe comprare sia in condizioni di non farlo, ad esempio perché non sa dell?esistenza del prodotto o non sa come trovarlo, ecc.)?Nel tuo modello hai unito i due ruoli. Cosa oggi normale, ad esempio per le major, ma non è detto che sia la migliore soluzione per il sistema nel suo complesso. Non è una variabile che si può trascurare.Inoltre unendo i due ruoli puoi permetterti di fare affermazioni come:
            averne di finanziatori che
            immettono denaro per un
            progetto su cui non hanno
            l?esclusivache sono francamente un paravento per nascondere un furto. L?interesse del finanziatore è massimizzare il rendimento del suo investimento finanziario in AmigaTeam. Se la formula scelta è la pertecipazione azionaria, a meno di aumenti di capitale strumentali che supponiamo AmigaTeam abbia saggiamente previsto e bloccato, parte del rendimento dell?invenzione arriverà anche ad AmigaTeam. Ancora meglio per AmigaTeam se l?investimento è di tipo obbligazionario o creditizio (anche se non ho mai visto una roba del genere).L?interesse del distributore è minimizzare il costo pagato ad AmigaTeam e massimizzare il prezzo e la quantità. Unendo le due figure, si ottiene una società che ha interesse a cancellare AmigaTeam appena ha finito il suo lavoro e ha il mezzo per farlo, quel contratto che tu proponi. Inoltre il suo interesse a svolgere bene il suo lavoro commerciale diminuisce, visto che non avrà concorrenza in eterno. Anche se svolge male il suo lavoro, ad esempio trascura un mercato o una fetta di mercato, nessuno può farci niente. Ancora una volta non è nell?interesse del sistema economico nel suo complesso.
            Tra l'altro: perche' il know-how
            tecnico di Amiga Team ha un
            valore che deve (giustamente)
            essere ricompensato mentre il
            know-how commerciale di CBM
            e' una iattura ed un abuso da
            combattere?E chi l?ha detto che il know-how commerciale è un abuso? Ma il know-how commerciale significa creare canali, creare domanda, distribuire, vendere. Non togliere a AmigaTeam la sua fetta della torta. Ognuno deve essere retribuito per il suo valore aggiunto, non per la sua forza contrattuale. E qui hai ragione, sto facendo etica, non economia. Ma è il modo in cui creiamo il sistema (le regole del gioco) che determina l?economia (il gioco).(continua)
          • Anonimo scrive:
            Re: rieccomi - parte 2
            3. L?ECONOMIA DEI MANUALIC?è un bellissimo libro del premio nobel per l?economia Joseph Stiglitz, ex VP della Banca Mondiale, che parla di come usando principi economici ultrasemplificati presi da libri delle medie il FMI ha fatto, secondo lui, danni in mezzo mondo.Leggendo le tue affermazioni è stata un associazione mentale immediata. Alcune nozioni economiche sembrano davvero prese dai modellini ultrasemplificati come quello che stiamo discutendo.
            Lo sanno tutti che al crescere del
            volume della domanda il prezzo
            sale Jmanca almeno di due ipotesi: la domanda deve essere dello stesso ordine di grandezza dell?offerta (una domanda di 1 che cresce a 1000 non influisce minimamente su un mercato di 1.000.000) e l?offerta non deve avere margini di crescita, situazione molto rara. La mia esperienza in azienda mi porta a pensare che al crescere della domanda i prezzi spuntati ai fornitori diminuiscono e di molto. Sarà che l?azienda in cui lavoro è troppo piccola per i nostri ragionamenti (è una multinazionale)? J4. LA P
            Insisto: guarda che il modello da
            me scelto *in via d?ipotesi*
            trascurava il profitto: sii gentile,
            non cambiare le carte in tavola.Spiacente non posso discutere di un modello di acquedotto trascurando l?acqua. Non funziona. Il tuo modello trascura una variabile fondamentale. Senza quella variabile si fa un bell?esercizio mentale completamente avulso dalla realtà. E io non sono un matematico. I mondi immaginari non mi interessano. Comunque, se credi nella razionalità delle tue idee, perché non provi a confrontarti anche con un modello diverso?
            Esplodo i motivi della semplificazione.
            P=0 implica il prezzo minimo
            ?..
            La mia tesi era ed è che la proposta
            Vinci *nella migliore delle ipotesi* Migliore per chi? Per la tua tesi? E nella peggiore delle ipotesi che succede?
            implica un aumento del costo a
            carico del consumatore finaleSono più interessato a conoscere la somma complessiva che lui paga, non solo i costi depurati dai profitti altrui.
            Il benessere di pochi pagato da tuttiScusa ma mi sento preso in giro. L?esperienza dimostra che finora quei pochi sono i distributori, non gli inventori o i consumatori (e in genere tutti gli intermediari). Se il tuo modello contrasta con la realtà che c?è la fuori, secondo te chi sbaglia, la realtà o il modello?
            Ti contraddici da solo: prima dici
            che il consumatore non ci rimette
            ?poi cosi tanto? (implicitamente
            ammettendo che il consumatore
            ci rimette ? che è la mia tesi)Scusami se non sono riuscito a rendere la mia ironia più comprensibile. Comunque stavo ironizzando nella frase da te citata.
            P tende a diminuire in regime di
            concorrenzaAppunto. In regime di concorrenza. Che nel tuo modello non c?è, specie sul lato sinistro (n=1). Quindi come fai a supporre che P=0?

            Come ti ho appena fatto notare, non è

            affatto vero. Chi ci rimette è solo chi

            distribuisce a prezzi esagerati. Il segreto

            è nella P che tu vuoi trascurare.
            No, pure azzerando i profitti
            ci rimette anche il consumatore in termini
            di magggiori costi fissi per il sistema di
            produzione - che si riversano nel prezzo
            e che vanno ad aumentare il profitto
            dell'inventore.Ancora una volta il tuo risultato dipende dalla semplificazione impropria della P. Il caso P=0 è il migliore per il tuo ragionamento, ma il tuo modello come si comporta con P=infinito? E nei casi intermedi? E se P1 è diverso da P2? Qual è il caso che si presenta più spesso nella realtà? P1=P2? Oppure P1
            P2? Hai scelto il caso migliore (per te) e trascuri gli altri. Correttezza vorrebbe che si discutesse anche del resto.5 VARIE meno rilevanti

            Veramente quì non ci siamo capiti. Quanti

            brevetti giacciono inutilizzati negli

            scaffali di qualche multinazionale? E i

            brevetti sono registrati e consultabili da

            tutti, peccato (?!) che siano milioni.
            Limitiamo l'innovazione (blocchiamo la
            brevettabilita') perche' gli inventori fanno
            fatica a stare dietro allo stato della tecnica?!?Mi accontenterei di vedere respingere le richieste di brevetto prive dei requisiti fondamentali, primi tra tutti la novità e l?originalità. E anche in questo caso parlo per esperienza personale. Comunque apprezzo l?ironia.

            consultarla e tutto è gratis. O vogliamo far

            pagare una cifra eccessiva o limitare

            l'accesso a pochi "prescelti"?
            Alt,qui mi fermo.La tua tesi e' sostanzialmente
            dirigista e politica, non ha niente a che vedere
            con l'economia. Scusa ancora una volta non sono riuscito a far capire l?ironia. E ti posso assicurare che del dirigista nel mio DNA non c?è neanche l?ombra.
            Tieni presente che consultare questo
            "registro" non vorrebbe automiticamente
            certo dire che ho il diritto di riprodurne il
            contenuto a fini commerciali!!!! Scusa ma non capisco. Stiamo parlando di copyright. La fruizione del ?prodotto? consiste nella lettura o visione o ascolto del prodotto stesso. Se si crea un registro che contiene tutti i ?prodotti? per stabilire con certezza chi è il detentore dei diritti, o questo registro è non disponibile al pubblico ?e allora non serve a niente se non a ingrassare gli avvocati (e scusa il riferimento, non intenzionale, ho l?impressione che tu sia un brevettualista) ? oppure chiunque può fruire dei contenuti semplicemente ?verificando? di non violare i diritti altrui. Il registro fissa così il limite superiore al prezzo dei ?prodotti? soggetti a diritti d?autore (se fosse gratuito il limite superiore è zero ? niente ricavi per gli autori). Il fatto che non ho il diritto a riprodurlo a fini commerciali a che serve? Tutti possono accedere con facilità. A meno di rendere difficile o costoso l?accesso. Ma allora il registro è iniquo (discrimina).E? chiaro che stavo facendo ancora ironia.
            la maggior parte delle tue benemerite
            piccole aziende utilizzano dei brevetti
            senza averli licenziati. Che il detentore
            per scelte strategiche decida di non
            mandarle in fallimento chiedendo i danni
            e uccidendole con le spese legali e' un
            altro paio di maniche. Sarà anche vero. Ma intanto ci sono troppi brevetti sull?acqua calda. Poi vuol dire che le aziende che hanno un grande patrimonio di know-how e di brevetti non diffondono abbastanza questo patrimonio (ricavi mancanti). Un brevetto fatto per bloccare la strada ai concorrenti è un arma di guerra, non un aiuto alla crescità dell?umanità, ne una fonte lecita di profitto. La verità è che, a mio parere, la durata del brevetto è eccessiva per le grandi aziende. Per il singolo inventore va bene, ma per le aziende è eccessiva. Devono investire di più nel fare prodotti nuovi, non nel sfruttare quelli vecchi.
            Troppo facile fare
            i pionieri con i diritti degli altri!!Potrei risponderti che se non sono capaci a sfruttare i loro brevetti o volutamente li lasciano nel cassetto perché vogliono continuare ad usare impianti ampiamente ammortizzati
          • Anonimo scrive:
            Re: Re - parte 1
            - Scritto da: Marlenus
            Rimane sempre valida
            l'obiezione che stiamo parlando di
            invenzioni e non di diritto d'autore. Questa precisazione me la tengo cara perche' mi servira' dopo :-)
            Da questa frase io deduco che CBM sta
            acquistando AmigaTeam come se fosse fallita:
            "paga un milione di euro (PURO COSTO DI
            SVILUPPO sino alla fase di crisi)" e poi
            finanzia il SUO progetto "ed immette un
            altro milione di euro PER FINIRE IL LAVORO".
            Un contratto capestro, appunto. Un contratto
            nel quale una parte è in evidente condizione
            di vantaggio sull'altra.Riformulo la prosa perche' forse non sono stato chiaro.Amiga Team dopo aver speso un milione di Euro e' a un punto morto per mancanza di fondi.Arriva CBM che dice: "Ok, la vostra e' una bella idea. Vi do' un milione di euro per coprire i costi fino alla data odierna e vi do' tanto quanto vi serve [io ipotizzavo un milione, ma pensiamo pure che sia un fantastiliardo, non cambia nulla nel modello n.d.G.] per finire il lavoro.Poi quando sara' finito voi avrete in mano tutti i diritti ed io mi ritrovero' in mano una licenza non esclusiva per produrre Amiga".Continua a non essermi chiaro cosa tu intenda per contratto capestro. Amiga Team da questa proposta ha solo ed esclusivamente da guadagnare, considerato che senza questa proposta finirebbero con una perdita secca di un milione senza avere inmano nulla di commercializzabile.
            E' chiaro che questo modo di fare
            disincentiva chi ha idee nuove a investire
            parte della sua vita in progetti così
            rischiosi. Ti assicuro che per chi avvia una
            start-up la vita significa 60-80 ore di
            lavoro a settimana e nient'altro per almeno
            un paio d'anni. Senza il miraggio del
            profitto, quello vero, chi te lo fa fare?Non capisco dove sarebbe il disincentivo: averne di finanziatori che immmettono denaro per un progetto su cui in hanno l'esclusiva!

            PUNTO 2
            Hai contestato la mia aggiunta della
            partecipazione azionaria al tuo modello. Hai
            ragione, ho modificato il modello perchè lo
            ritengo iniquo nei confronti di AmigaTeam e
            ho cercato di evitare di discutere di questo
            punto, aggiustando a favore di tutti
            "l'equità" della situazione. Se mi attengo
            al tuo modello, abbiamo ottenuto che
            AmigaTeam è stata, a mio modo di vedere,
            derubata del suo progetto e con ogni
            probabilità il milione aggiuntivo di CBM non
            servirà a vedere il progetto finito. A meno
            che non mancasse meno di, diciamo, 100 mila
            euro alla fine (non penserai che continuino
            a lavorare 80 ore a settimana, vero?).IMHO Amiga Team non e' stata derubata proprio di niente. Ha avuto coperti tutti i costi piu' una discreta dose di profitto immediato (il fantastiliardo copre i costi di sviluppo e da' un sostanzioso profitto agli inventori). In piu' puo' tranquillamente vendere licenze a chiunque, realizzando profitto puro per ogni ulteriore licenza.Rimane comunque nel modello che il costo di licenza per CBM (che deve essere il prezzo della licenza per tutti in ipotesi) e' un fantastiliardo piu' un milione.
            Scontento numero 1.
            Supponiamo che AmigaTeam sia idealista e
            arrivi in fondo. L'idealismo non rileva assolutamente: Amiga Team arriva in fondo perche' e' abbondantemente coperta dagli investimenti di CBM.
            Niente impedisce a CBM di
            mettere un P grande a piacere nella tua
            equazione, privilegiando il margine al
            profitto globale. L'ho visto succedere
            spesso. La curva che lega il prezzo alla
            quantità, malgrado gli sforzi dei
            pubblicitari e dei commerciali in genere,
            non è piatta e spesso non è neppure poco
            inclinata. Questo significa che prezzi molto
            alti limitano la produzione più che
            linearmente. In altre parole fatto 1 il
            costo di prodotto se impongo di triplicare
            il costo, guadagnando 2, posso magari
            vendere 10. Se avessi venduto a prezzo 2
            magari vendevo 100 pezzi. Se vendevo a 1,2
            probabilmente erano 1000. Da un semplice
            conto, ne consegue che il mio guadagno nei
            tre casi sarebbe 20, 100, 200. Secondo te
            cosa è meglio per le tasche di CBM?
            E non dirmi che per produrre 1000 servono
            costi fissi d'impianto molto maggiori. Lo
            sanno tutti che al crescere del volume
            produttivo la quota di attrezzamento per
            unità di prodotto diminuisce. Suvvia, postuli che il costo dei fattori produttivi sia costante ed e' banale riscontrare che non sia cosi'. Le economie di scala oltre un certo livello diventano diseconomie di scala, non foss'altro perche' la aumentata domanda dei fattori di produzione . Nel tuo modello aumentare la produzione del 900% non provoca nessun aumento nei costi di produzione? Lo sanno tutti che al crescere del volume della domanda il prezzo sale :-)
            Certo ci sono
            maggiori investimenti iniziali (che nella
            mente di molti manager significa: rischio
            inaccettabile). Quindi la scelta prevedibile
            di CBM sarà vendere 10 a prezzo 3 (nei casi
            fortunati(=manager illuminati) vendere 100 a
            prezzo 2). Conosco bene i manager, e ci
            scommetterei lo stipendio.Il loro mestiere e' massimizzzare i profitti minimizzando i rischi. Non e' una questione di essere illuminati o meno, e' una questione di fare delle previsioni corrette sul mercato.
            Quindi con il modello da te scelto, ecco
            altri due scontenti: l'utente finale, che
            paga di più, e i potenziali utenti che
            avrebbero comprato al prezzo inferiore ma
            non hanno potuto (o voluto) a quello
            superiore. Insisto: guarda che il modello da me scelto *in via di ipotesi* trascurava il profitto: sii gentile, non cambiare le carte in tavola. Se introduci delle nuova variabili allora e' *il tuo* modello, non e' piu' il mio. Non attribuirmi per piacere le tue idee. (continua)
  • Anonimo scrive:
    Bello!
    Solo una parola: concordo!
  • Anonimo scrive:
    Interessante, ma...
    Non avevo mai riflettuto sul fatto che "Copyright e brevetti costituiscono soltanto una concessione, a titolo di incentivo". Bello, il concetto: è "pulito" e mi piace.Ma...il libero scambio diventa facilmente un DISincentivo, perche' lascia sia l'ideatore dell'opera che il distributore alla mercè del buon cuore dei fruitori...Chi produce un'opera non per passatempo ma per lavoro, a volte con notevole sforzo, necessita di vedere in qualche modo ricompensata economicamente il proprio impegno, altrimenti non può campare d'aria; ed anche chi distribuisce, se non lo fa per un compenso dovrebbe anche riuscire a convincere la cassiera del suo supermercato che lui non lavora per soldi e che quindi ha il diritto di fare la spesa gratis.Forse, invece, sulla cifra da sborsare (sempre e comunque) per una cassetta/CD/DVD, ci sarebbe davvero molto da dire: in questo concordo con chi ravvisa "capricci, o esosità" da parte dei distributori: "capricci, o esosità" che, comunque, non mancano nemmeno da parte degli utenti.In definitiva: al di là delle discussioni (cha comunque ci DEVONO essere in una società civile di nome e di fatto) è davvero possibile far applicare criteri eqilibrati a chi non è minimamente interessato a farli propri, dall'una e dall'altra parte?Sono un po' sconfortato...
  • kermit scrive:
    Nessun commento?!
    Allora? Nessun commento?! Era scritto troppo difficile!?A volte mi fate cadere le braccia! A scannarsi per il nuovo browser utile o no (vedi commenti su Epiphany) o per decidere se linux è meglio o no di windows corrono sempre tutti quanti, eh?!Io dal mio canto ringrazio Francesco per aver dato una visione così lucida e poco polemica della questione!Poi che sia una guerra contro i mulini a vento... è una mia grande paura!Tanto quanto il fatto che una simile riflessione non muova nemmeno un po' le acque su questo forum di tecno-utenti!Non me ne vogliate...Ciao a tutti quanti!.oO Kermit Oo.
    • Orsogrigio scrive:
      Re: Nessun commento?!
      Come sempre quando si parla seriamente di cose serie.Per le puttanate non meno di 50 interventi.Bah.
      • Marlenus scrive:
        Re: Nessun commento?!
        - Scritto da: Orsogrigio
        Come sempre quando si parla seriamente di
        cose serie.
        Per le puttanate non meno di 50 interventi.
        Bah.Perchè ti stupisci? La gente parla di ciò che sa o crede di sapere. Marlenus
    • Anonimo scrive:
      Re: Nessun commento?!
      Il problema e' che mi manca un po' di tempo: o preparare una risposta all'altezza o finire un contratto di licenza :-)Posso buttare li' una flamebait al volo: interessante prospettiva, ma che risente (purtroppo) di un troppo elevato livello di pressapochismo giuridico. Tanto per chiarirci: il c.d. "scambio amicale" in cosa consiste?Comodato? Oppure duplicazione (abusiva) e cessione a titolo gratuito della copia?Mostruoso secondo me e' il concetto per cui il fatto di fruire in modo lecito di un'opera (vado a vedere il film al cinema) legittimi comunque quello che e' un illecito non da ieri, ma dal 1941: la duplicazione abusiva (o almeno, questo e' quanto ho inferito dal riferimento alla "condivisione" che riecheggia la distribuzione di copie digitali dell'opera tramite "condivisione" dei dati presenti sul proprio PC). Alcune idee (su cui perlatro sono largamente in disaccordo dal punto di vista del diritto vigente) sono interessanti ma, IMHO, con i principi di IP Justice hanno veramente poco a che vedere.Sarei curioso di sapere cosa ne pensa il Prof. Ziccardi...Gianluca
      • Anonimo scrive:
        Re: Nessun commento?!
        - Scritto da: Anonimo (Gianluca)
        interessante prospettiva, ma che risente
        (purtroppo) di un troppo elevato livello di
        pressapochismo giuridico.Mi spiace, non sono della materia :o)
        Alcune idee (su cui perlatro sono largamente
        in disaccordo dal punto di vista del diritto
        vigente) sono interessanti ma, IMHO, con i
        principi di IP Justice hanno veramente poco
        a che vedere.Ehm..., io non ho inteso dire che l'abusività della copia è un'idea nata ieri. Ho solo contestato questa concezione delle limitazioni imposte dal copyright quale eccessiva rispetto alla natura di incentivo a cui dovrebbe servire la normativa.Cioè, non serve favorire di guadagnare 100 miliardi per incentivare, basta molto di meno.Francesco Vinci
        • Anonimo scrive:
          Re: Nessun commento?!

          Ehm..., io non ho inteso dire che
          l'abusività della copia è un'idea nata ieri.
          Ho solo contestato questa concezione delle
          limitazioni imposte dal copyright quale
          eccessiva rispetto alla natura di incentivo
          a cui dovrebbe servire la normativa.
          Cioè, non serve favorire di guadagnare 100
          miliardi per incentivare, basta molto di
          meno.

          Francesco VinciMa che dici?100 miliardi? ma chi li guadagna?La stragande maggioranza dei programmatori, dei cantanti e degli autori di cinema quindi, che vende poco e quindi guadagna poco, guadagnerebbe ancora meno, e sarebbero costretti a smettere.E poi vi chiedete perché nessuno commenta...
          • Anonimo scrive:
            Re: Nessun commento?!
            I 100 miliardi (molto indicativi, perchè non ho fatto i conti in tasca a nessuno) li può guadagnare solo qualcuno, una piccola minoranza. Più che altro, la maggior parte dei miliardi vanno all'apparato del businness che collega gli autori al pubblico.Stravolgendo la situazione, questo apparato assorbirebbe di meno, a favore degli autori. A parte la questione dell'assorbimento dell'apparato, oggi, quegli autori che sono i campioni dell'apparato possono guadagnare moltissimo, mentre la maggioranza ha pochissimo spazio e possibilità.Il cambiamento non penalizza la maggioranza che già ora non riesce a guadagnare, perchè appunto, già ora non riesce a guadagnare. Penalizza solo chi straguadagna.Se straguadagnare diventa troppo difficile, quelli che vogliono straguadagnare dovranno sgombrare il campo, lasciandolo a chi non ha certe mire. Il campo ne trarrebbe beneficio.Francesco Vinci- Scritto da: Anonimo

            Cioè, non serve favorire di guadagnare 100

            miliardi per incentivare, basta molto di

            meno.



            Francesco Vinci

            Ma che dici?
            100 miliardi? ma chi li guadagna?

            La stragande maggioranza dei programmatori,
            dei cantanti e degli autori di cinema
            quindi, che vende poco e quindi guadagna
            poco, guadagnerebbe ancora meno, e sarebbero
            costretti a smettere.

            E poi vi chiedete perché nessuno commenta...


      • Anonimo scrive:
        Re: Nessun commento?!
        - Scritto da: Anonimo
        Comodato? Oppure duplicazione (abusiva) e
        cessione a titolo gratuito della copia?IMHO dovrebbe essere inteso come la possibilita' di permettere ad altre persona di fruire dell'opera da me acquistata, purche' non in contemporanea.
Chiudi i commenti