Quella volta che mi spostarono l'ISDN

A chi è capitato di dover accettare il trasloco della linea ISDN da una centralina all'altra? Ecco cosa succede se lo spostamento non fila liscio come dovrebbe


Web – Cari lettori di PI, vi scrivo per raccontarvi un episodio che spero non vi accada mai ma che purtroppo è successo a me. All’incirca verso la fine di novembre, inizio dicembre dell’anno scorso.

Telecom decide di spostarmi fisicamente la linea telefonica (ISDN) da una centrale attestandomela su un’altra. Questo si è reso necessario poiché negli armadi sulla strada Telecom non aveva più spazio e non poteva così più vendere la costosa connettività ISDN nella mia zona, alle porte di Roma.

Fatto sta che mi accorsi subito che gli scienziati Telecom avevano fatto qualche casino nel copiare la configurazione della mia linea dai “vecchi” apparati a quelli nella nuova centrale poiché l’identificativo del chiamante appariva sempre e comunque all’utente chiamato, anche se si fosse tentato di escluderlo tramite la apposita procedura (e qui c’è anche una violazione della privacy, per quel che possa essere garantita).

Subito segnalai il guasto e dopo un paio di giorni misero a posto le cose (forse perché era disponibile chi ne capiva qualcosa, magari stava ancora lavorando al trasloco).

C’era però un altro problema di configurazione, di cui non mi accorsi subito, che causò un comportamento anomalo, sempre con l’identificativo del chiamante. In pratica accadeva che tutte le chiamate generate dagli apparati (opportunamente configurati) del mio impianto telefonico si presentavano all’utente chiamato sempre e soltanto con il numero principale, invece che con gli MSN secondari.

Ebbene, avendo io sottoscritto il 1088 con l’opzione internet no-stop (la flat di Wind) su uno degli MSN aggiuntivi e non sul numero principale (perché così mi era comodo) per tutto il mese di dicembre e fino al 9 gennaio (data in cui, insieme a tanti altri, sono stato cacciato da Wind) sono rimasto collegato pressoché di continuo.


Come ho già detto Wind riceveva la mia chiamata ma “vedendola” arrivare dal mio numero principale, e non dal numero su cui era attiva la flat, mi avrebbe dovuto fatturare il traffico generato non più a forfait, ma a tempo (0.3 lire/sec), per un ammontare, a conti fatti, di circa un milione di lire.

Ho usato non a caso il condizionale visto che di questo “pasticciaccio” mi accorsi grazie ad un mio amico che lavora in Wind. Appunto parlando con lui che aveva la mia situazione a video sul terminale venni a sapere che c’era una somma ingente (circa 900.000 lire) di traffico che ancora non mi era stato fatturata da Wind.

Escluse le telefonate di auguri (che mai avrebbero potuto arrivare a generare quelle cifre, neanche usando Telecom Italia) mi assalì il dubbio. Fatte le dovute verifiche m’accorsi del problema che impediva a Wind di discriminare correttamente il traffico, giustificandomi quindi le 900.000 lire.

Chiesi immediatamente l’intervento tecnico da parte di Telecom, chiamando il 182. La mia prima segnalazione, scoprii in seguito, fu chiusa due giorni dopo, in gergo loro, con un NDF (= Nulla Di Fatto), MAH! (= espressione di disappunto!:)). Rifeci allora la segnalazione al 182, sollecitando il giorno successivo.

Finalmente, a quasi 48 ore dalla mia seconda segnalazione, venne inviato un tecnico per “risolvere” il problema, benché io avessi comunque segnalato che, a mio avviso, si trattasse di un problema di configurazione dal lato centrale, ma tant’è, io non sono uno scienziato Telecom (e meno male, direi!), quindi non sono affidabile.


Il tecnico, che si presentò alle ore 17 (sì, avete letto bene, alle ore 17!), cominciò, neanche vi sto a dire come, a giocare con la borchia confondendo canali ISDN con le uscite analogiche di borchia con i multinumeri disponibili con ISDN, insomma, un casino tremendo, ma tutto sommato, dei tanti disgraziati inviati a casa degli utenti questo almeno cercava di metterci della buona volontà. Purtroppo però, giocando giocando, s’erano fatte le 18:30 e a quell’ora pare che nelle centrali Telecom ci sia il deserto, ovvero non c’è più nessun tecnico, quantomeno disposto a darti retta.

Insomma, per farla breve, il tecnico venuto a casa non fu in grado di riparare il guasto e neanche volle firmarmi una dichiarazione che gli avevo preparato in cui si attestava la natura del guasto e il fatto che, eseguite le opportune verifiche, il guasto non era imputabile in alcun modo a me (questo, ovviamente, per mettermi al riparo dalle per me inadeguate, seppur pretendibili, future richieste da parte di Wind).

Quello che mi lasciò veramente sconcertato fu appunto che il tecnico, sebbene convenisse su tutto quel che c’era scritto nella dichiarazione, non volle assumersi la responsabilità di firmarla poiché, a suo dire, non era autorizzato a farlo. Io non capisco, ma gli stavo chiedendo di dichiararmi forse il falso? Gli stavo solo chiedendo di certificarmi uno stato di fatto che, tra parentesi, solo un tecnico Telecom avrebbe potuto appurare visto che l’impianto fino alla borchia è di proprietà della Telecom.

Provai ad insistere ma non ci fu comunque niente da fare, tutto ciò che ottenni fu la promessa che *forse* avrei avuto una copia del rapportino che il tecnico avrebbe dovuto consegnare al proprio capoufficio la mattina seguente. La copia del rapportino non l’ho mai avuta perché neanche la ho mai chiesta, ben sapendo che tanto non mi sarebbe stata data.

Ad ogni modo ci sono voluti ben 11 giorni per risolvere un guasto che si rivelò poi essere un banale errore di configurazione (come da me ipotizzato mezz’ora dopo essermi accorto del problema).

Sapete cosa vuol dire parlare con responsabili di centrale (non gli ultimi deficienti del pianeta, almeno si suppone) che vi dicono che “anche volendo non possono fare funzionare il telefono come lo si desidera”? Come lo si desidera? Ma che scherziamo? Come deve funzionare, come funzionano milioni di impianti ISDN in tutto il mondo e come per giunta ha funzionato anche il mio finché loro non ci hanno messo le mani, non come (magari per capriccio, chissà) io desidero che funzioni!


Vi dico, neanche tra di loro si capiscono, il tecnico venuto a casa, tentando di spiegare il guasto al tecnico in centrale sbagliava termini e definizioni, cosicché quello dall’altra parte non capiva. Me lo sono allora fatto passare e niente, neanche spiegandogli io stesso (vi posso giurare usando la terminologia
più corretta) riusciva a capire, rispondendomi quanto sopra, una tragedia!

Finalmente, dopo 11 giorni di questo strazio (in cui, tra parentesi, mi è stata anche isolata la linea varie volte per effettuare alcune “prove”), mi arriva una telefonata da parte di un ingegnere cui, pazientemente, rispiego da capo il difetto per filo e per segno. Questi evidentemente resosi conto che forse ne sapevo più delle scimmie-tecnico di cui si serve solitamente Telecom non ha usato la stessa becera strafottenza dei suoi predecessori, anzi è stato gentilissimo e in mezz’ora (altro che 11 giorni!) ha ricontrollato la configurazione (tra l’altro agendo da remoto e non dalla centrale della mia zona) trovando il problema e ponendo fine al mio strazio.

E Wind? – direte voi – Grazie al mio amico di cui sopra sono riuscito a chiarire la situazione evitando la beffa oltre al danno cagionatomi dall’incompetenza dei tecnici Telecom. Ma se non ci fossi riuscito? Se Wind m’avesse giustamente richiesto il pagamento del traffico effettuato? Cosa avrei dovuto fare, citare Telecom Italia senza poter esibire alcun contraddittorio a supporto della mia tesi poiché il tecnico non ha voluto firmarmi nulla?

Un’altra chicca: ritenendo strano che fossi l’unico utente a soffrire di questo tipo di guasto (ipotizzando che si trattasse di una errata copia dei parametri di configurazione degli apparati dalla vecchia alla nuova centrale, ipotesi, ribadisco, poi rivelatasi pienamente corretta) chiesi se ero appunto l’unico “sfigato” in queste condizioni. Mi venne risposto di sì.


Dopo qualche giorno, ricostruendo lo storico del guasto con l’operatore del 182, sono venuto a sapere che il guasto venne convertito, in corso d’opera, da “guasto singolo” in “guasto di centrale”, ovvero che interessava più utenze attestate in quella stessa centrale. E secondo voi come se ne sono accorti? Ma certo nessuno s’è sprecato in un ringraziamento, sarebbe stato troppo onesto e trasparente.

Ora ho spedito la raccomanda per la richiesta dell’indennizzo che mi spetta, come da regolamento di servizio, per i ritardi occorsi nella riparazione del guasto, ma nutro veramente poche speranze di vedere mai qualche lira.

Vi dico solo che quando richiesi l’allaccio della linea telefonica ci misero più di due mesi e da regolamento Telecom deve allacciarla entro 10 giorni lavorativi, pena il risarcimento di una mensilità di canone ogni due giorni lavorativi eccedenti tale termine. Anche in quella circostanza non vidi una lira sebbene Telecom avesse palesemente contravvenuto ai termini imposti dal regolamento di servizio che dovrebbe essere tenuta a rispettare.

Questa è la Telecom che prende sempre e mai da, questa è l’Italia in cui se non si conosce nessuno si è costretti a pagare, sempre e comunque. Questa è l’Italia che grazie ad un amico penalizza Wind che avrebbe dovuto, giustamente, avere quel che gli spettava, non certo da me, ma da Telecom. Questa è la malata, tristissima Italia fatta di gente che non sa fare il proprio lavoro, che “si improvvisa” e, più lo fa, più è ignorante e più costa, anche a voi!

Saluti,
Enrico Di Stefano

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  • Anonimo scrive:
    E£vviva
    Sono salve le mitiche cabine
    • Anonimo scrive:
      Re: E£vviva
      Purtroppo le "mitiche cabine" stanno scomparendo da tanti anni perche' sono troppo costose da mantenere!!! I nuovi modelli non sono cosi' carine.- Scritto da: Andrea
      Sono salve le mitiche cabine
    • Anonimo scrive:
      Re: E£vviva

      Sono salve le mitiche cabineE da noi? Be', se Telecom non le trova più redditizie spero che i comuni diano un contributo: in fondo sono un presidio di emergenza per tutti, no?
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