Quell'Italia che non utilizza Internet

Italiani anziani e poco interessati alla rete. I ricercatori? Pochissimi. Questi i dati che emergono da tre studi Axa, Eurostat e OCSE. I segnali di incoraggiamento si devono soprattutto agli immigrati
Italiani anziani e poco interessati alla rete. I ricercatori? Pochissimi. Questi i dati che emergono da tre studi Axa, Eurostat e OCSE. I segnali di incoraggiamento si devono soprattutto agli immigrati

Italia paese di poeti, santi e navigatori? Forse qualche poeta si trova ancora, ma sicuramente i navigatori – almeno quelli virtuali – hanno da tempo perso la strada per il porto. Secondo un recente studio Axa , infatti, l’Italia è tra le ultime nazioni al mondo nell’utilizzo della Rete . Lo studio globale, condotto grazie ai dati dei maggiori istituti di statistica dei vari Paesi interessati (per l’Italia Eurisko ), ha coinvolto in totale oltre 11.500 tra pensionati e lavoratori.

Ultimi in graduatoria nell’utilizzo medio settimanale di Internet sono proprio gli italiani: due ore alla settimana per i pensionati, cinque per i lavoratori. Subito sopra ci sono Germania e Belgio, mentre a guidare la classifica si collocano australiani e cinesi, questi ultimi con un tempo di navigazione più che doppio rispetto agli internauti nostrani.

Le attività in assoluto più svolte online sono la ricerca di informazioni, lo scambio di email e la lettura di notizie. Per le prime due attività gli italiani sono penultimi in graduatoria, superati in negativo da Portogallo e Giappone, mentre per la ricerca di news l’Italia è il fanalino di coda.

Gli italiani sono penultimi anche nella frequentazione di chat, blog , e nell’uso del web per conoscere nuove persone. In tutti questi campi sono i navigatori cinesi ad essere i più curiosi, i quali non si collocano primi solo nella ricerca d’informazioni e nello scambio di email, battuti dagli australiani.

Ancora molto bassa in tutto il mondo la fiducia nel conoscere nuove persone tramite la Rete: solo il 4% dei lavoratori e il 3% dei pensionati si dichiarano interessati a fare nuove amicizie via Web. Anche le chat non sembrano riscuotere un grande successo: con un 9% tra i lavoratori e un 3% tra i pensionati che dedica tempo alla chiacchiera elettronica. Unica attività online in cui i pensionati superano i lavoratori è il fare la spesa via Web (4% degli anziani contro un 2% dei lavoratori).

Colpisce il dato secondo cui negli Stati Uniti i pensionati utilizzerebbero la Rete più dei soggetti in età lavorativa (nove ore alla settimana contro otto). In tutti gli altri paesi, infatti, il digital divide tra generazioni è uno dei dati più preoccupanti, anche in considerazione dell’invecchiamento della popolazione di molti stati occidentali.

A questo studio Axa, si aggiunge infatti quello pubblicato ufficialmente poco più di una settimana fa da Eurostat sull’età e sulla scolarizzazione della popolazione europea, passato stranamente sotto silenzio.

Dai dati raccolti, l’Italia risulta la nazione meno giovane di tutta Europa , con una percentuale di ragazzi sotto i 15 anni del 14,1%. Contro, per esempio, un 20,5% dell’Irlanda e un 17,8% della Gran Bretagna. Percentuali in picchiata sono stimate fino al 2050 anche secondo OCSE . Secondo i recenti dati Irpps-Cnr , invece, una piccola boccata d’aria è stata data in quest’ultimo periodo grazie alla regolarizzazione di molti immigrati, fatto definito ieri dal Ministro D’Alema a Tunisi “utile alla società e all’economia italiana”.

Ma dallo studio Eurostat emerge anche un altro dato preoccupante sulla futura capacità italiana di reggere la concorrenza internazionale nell’innovazione e nella ricerca. I laureati italiani in materie “scientifiche, matematiche ed informatiche”, infatti, rappresentano la comunità più piccola rispetto a tutte le altre importanti nazioni dell’aera euro: 7,4% dei laureati totali, meglio solo di alcuni paesi dell’Est europeo.

A quanto pare, in realtà, l’Italia sta diventando sempre più un paese di poeti, santi ed anziani senza la patente nautica.

Luca Spinelli

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05 04 2007
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