Random040/ Hot-line and hot-words

di Giuseppe Noschese. Tutto il mondo non è paese. Nelle settimane della chiusura in Italia di eretico.com e di gattibonsai.it in Germania una sentenza va (con difficoltà) nella direzione opposta


Roma – Chiunque abbia frequentato la Rete per almeno un paio d’anni, si sarà ormai abituato, e forse anche stufato, a leggere notizie riguardanti siti chiusi e provider denunciati per i più diversi motivi che però, gira e rigira, sono poi sempre gli stessi. Siti chiusi perché distribuiscono gratis software che invece dovrebbe essere venduto, che pubblicano immagini considerate indecenti, che incitano alla violenza o alla discriminazione… insomma le “solite” cose.

Meno frequentemente, almeno nel mondo cosiddetto “occidentale e democratico”, capita di leggere di censure che colpiscono risorse presenti su Internet a causa del loro contenuto “politico”. Uno degli ultimi casi – in Italia – riguarda il recente sequestro del sito “eretico.com”, accusato di una serie di reati di opinione che si sarebbero concretizzati in critiche indirizzate verso personaggi ed istituzioni della religione cattolica.

In questo caso, chi difende il sacrosanto diritto di espressione troverà sicuramente qualcuno pronto a ribattere che anche le critiche devono essere regolamentate e che non possono e non devono essere offensive.

Ma non è questa la storia che vogliamo raccontare.

Il 16 giugno scorso, un tribunale di Bochum (in Germania) ha rifiutato, per la seconda volta nel giro di pochi mesi, di dar corso alla denuncia di “ISI Marketing” contro “www.free.de”, un piccolo servizio locale i cui responsabili rischiavano, in caso di condanna, una multa di 500 mila marchi o sei mesi di carcere. Il legale della società accusatrice ha annunciato che si appellerà contro la decisione dei giudici e questo significa che presto ci sarà un terzo round.

Il “crimine” commesso sarebbe stato quello di aver ospitato sul proprio server i documenti sindacali prodotti da un gruppo di lavoratori che operano nei call-center, ed è proprio in un volantino curato da questo collettivo che si potevano leggere, secondo l’accusa, espressioni “irriguardose” nei confronti della “ISI Marketing” e delle sua organizzazione del lavoro. Nel volantino, una donna raccontava in prima persona la sua esperienza a proposito delle condizioni di lavoro e dei sistemi di reclutamento della società che ha sporto denuncia.

I querelanti, naturalmente, sanno benissimo che il volantino incriminato non è stato scritto dal provider, ma sanno anche che le denunce delle condizioni di lavoro che vi sono contenute sono difficilmente contestabili e quindi hanno preferito insistere sulle due o tre espressioni più “calde” e su una accusa di “concorrenza sleale” piuttosto che rischiare di dare alla vicenda la sua giusta dimensione di contrasto sindacale.

Se, da una parte, si può essere contenti che “www.free.de” non sia stato condannato per qualcosa che non ha commesso, dall’altra si deve notare che, sempre più spesso, ci sono tentativi di imbavagliare i luoghi della Rete che ancora mantengono aperti degli spazi per la libera espressione. E, frequentemente, il sistema usato è quello di colpire economicamente, a suon di denunce, piccole realtà che si basano principalmente sul lavoro volontario e che quindi non potrebbero reggere una lunga e costosa battaglia legale, neppure avendo ragioni da vendere.

E, infatti, proprio per non far correre al piccolo servizio tedesco dei rischi economici che non potrebbe sostenere, il collettivo dei lavoratori protagonista di questa storia ha preferito spostare tutti i suoi documenti sindacali su un altro server ed in un altro paese.

Chi conosce un po’ di inglese (ma il tedesco sarebbe anche meglio) può rendersi conto direttamente della pretestuosità delle accuse, leggendo il testo integrale del volantino, dal quale però sono state eliminate le due parole “incriminate”. Sul sito si trovano molti altri interessanti documenti, anche in italiano, su un settore, quello dei call-center, in continua crescita ma caratterizzato da condizioni di lavoro a dir poco sgradevoli.

E pensare che c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di sostenere che Internet è un luogo separato dalla realtà.

Giuseppe

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