Random041/ Quando i miti si incrinano

La rottura di certe infrastrutture che si ritenevano infrangibili e il fragoroso insuccesso di Echelon si condensano a due giorni dai gravissimi avvenimenti di New York. Considerazioni dall'Italia alla Rete
La rottura di certe infrastrutture che si ritenevano infrangibili e il fragoroso insuccesso di Echelon si condensano a due giorni dai gravissimi avvenimenti di New York. Considerazioni dall'Italia alla Rete


Roma – Già in altri articoli di Punto Informatico è stato raccontato di come la Rete ha reagito ai tragici avvenimenti di queste ultime ore, segnalando che, tutto sommato, nonostante i prevedibili problemi causati dall’aumento esponenziale del traffico, Internet ha continuato a funzionare.

Ma, paradossalmente, proprio nelle stesse ore ha invece cessato di funzionare la connessione del GARR (Gruppo per l’Armonizzazione delle Reti della Ricerca), vale a dire quella riservata al mondo accademico e della ricerca attraverso la quale, fin dal suo inizio, è arrivata in Italia la Rete delle Reti.

A partire dalle ore 16 (ora italiana) dell’11 settembre si è interrotto il collegamento fra la rete della ricerca italiana e gli Stati Uniti d’America. Una delle principali cause di questa interruzione è dovuta al fatto che la connessione attraverso la quale passava il traffico, quella Milano-New York, è situata fisicamente proprio a Manhattan, uno degli epicentri della catastrofe.

A 24 ore dall’accaduto, il collegamento risultava ancora interrotto rendendo quindi impossibile, dai computer delle Università italiane accedere a tutte le destinazioni situate in territorio statunitense. E, sempre stando a quanto comunicato dai responsabili del servizio, non è possibile prevedere nemmeno quando il collegamento verrà ristabilito. Tra gli effetti perversi di quanto accaduto va segnalato l’accumulo sui server locali di centinaia (per ora) di MB di messaggi di posta in uscita diretti in Usa e la sospensione del servizio di News gestito dal centro SERRA.

Sul sito del GARR è comunque comparso un annuncio che avvertiva dell’accaduto e del dirottamento di parte del traffico (quello relativo ai protocolli http ed ftp) su una linea secondaria e che contemporaneamente dava suggerimenti su come settare i propri browser e proxy per ovviare, almeno parzialmente, all’inconveniente.

Questo evento ha sfatato, almeno in parte, uno dei miti fondanti di Internet, quello secondo il quale la Rete, nata per resistere ad un attacco nucleare, anche se interrotta in un punto, avrebbe comunque continuato a funzionare. Adesso sappiamo che non è proprio così e in queste ore coloro che si erano abituati da anni ad usare una connessione accademica a larga banda si sono ritrovati improvvisamente tagliati fuori mentre qualsiasi ragazzino collegato via modem e telecom continuava – più o meno normalmente – ad accedere ai siti (a quelli che funzionano) statunitensi.

Un altro dei miti caduti è quello della onnipresenza e potenza di “Echelon” che, esista o meno, in questa occasione non è stato in grado a prevenire nientemeno che un attacco al Pentagono. Ovviamente non sappiamo se e cosa provocherà il fallimento totale di un sistema che veniva considerato talmente potente da essere pericoloso per la libertà e la segretezza delle comunicazioni private. Quello che è certo è che non tutto sarà come prima.

Un fatto del genere avrà l’effetto di far aumentare il sospetto che il sistema di spionaggio planetario di cui tanto si è parlato negli ultimi anni sia, nel migliore dei casi un’ottima macchina succhia soldi e nel peggiore solo un sistema utilizzato per lo spionaggio economico. Oltre naturalmente che uno spauracchio buono per spaventare i terroristi dilettanti e gli hacktivisti particolarmente paranoici.

A questo proposito sorge spontanea una domanda: ha ancora senso lanciare (o partecipare) ad iniziative come lo “jam echelon day”, che quest’anno è previsto per il 21 del prossimo mese di ottobre? Spedire, quel giorno, mail contenenti le “parole chiave” che sarebbero oggetto dell’attenzione di “Echelon” non si risolverà solo in un ennesimo intasamento della Rete?

L’unico aspetto positivo che si può trovare in queste ore è che, nonostante tutto, gli avvenimenti hanno provocato un notevole aumento delle discussioni e questo significa molto in un mondo dove al posto della trattativa continuano a dettare legge gli strumenti di morte.

Giuseppe

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12 09 2001
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