Regno Unito, il governo dice sì all'open source

Dopo le polemiche, i laburisti si dicono pronti a supportare il software open nelle maglie della burocrazia statale. Con un risparmio potenziale di centinaia di milioni di sterline all'anno
Dopo le polemiche, i laburisti si dicono pronti a supportare il software open nelle maglie della burocrazia statale. Con un risparmio potenziale di centinaia di milioni di sterline all'anno

Incalzati dai conservatori all’opposizione, divenuti oggetto di dibattito in merito alle problematiche inerenti all’adozione di soluzioni open source in seno agli apparati governativi, i laburisti al governo tagliano la testa al toro e si avviano a installare più programmi FOSS nei dipartimenti ministeriali e negli uffici pubblici .

Più precisamente, il governo del Regno Unito intende mettere sullo stesso piano il software open e quello commerciale nella scelta dei pacchetti applicativi da adottare, un approccio che nei fatti dà all’open source la possibilità di farsi strada con facilità all’interno del sistema burocratico del regno, visti gli indubbi vantaggi monetari che derivano dall’utilizzo di codice con licenza GPL.

“L’open source è stato uno dei più significativi sviluppi culturali nell’IT delle ultime due decadi, perché ha dimostrato come gli individui, lavorando insieme su Internet, siano in grado di creare prodotti che rivaleggiano e a volte battono quelli delle grandi corporazioni” ha detto convinto il ministro britannico per il Digital Engagement, Tom Watson, in una dimostrazione di sostegno per la causa open che non lascia adito a dubbi sul fatto che le intenzioni del governo sia serie.

“Sprechiamo una fortuna sul software per computer proprietario per il pagamento delle licenze” gli fa eco Simon Phipps di Sun Microsystems . Secondo stime provenienti dal circolo dei supporter dell’open source, l’ampia adozione del codice FOSS permetterebbe al governo di risparmiare qualcosa come 600 milioni di sterline all’anno.

Alcuni dei reparti governativi sono attualmente in trattativa con Microsoft per il rinnovo dei contratti di fornitura e l’upgrade alle ultime versioni di software di produttività e sistemi operativi e quindi, a parte le promesse dei politici, la transizione da Redmond al mondo dell’open source dovrebbe divenire realtà in maniera lenta e graduale : cominciando ad esempio a sostituire Office con Open Office.

Alfonso Maruccia

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26 02 2009
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