Respiri. L'affannosa ricerca di banda larga

di Massimo Mantellini. Dopo essersi dimenticato a lungo di Internet ora il Governo spinge per la Rete, ma non per l'accesso tradizionale quanto invece per quello a banda larga. Un'idea che farà la fine dell'UMTS?
di Massimo Mantellini. Dopo essersi dimenticato a lungo di Internet ora il Governo spinge per la Rete, ma non per l'accesso tradizionale quanto invece per quello a banda larga. Un'idea che farà la fine dell'UMTS?


Roma – Nel campo dello sviluppo tecnologico europeo siamo oggi ad un bivio. Tutti i governi hanno superato più o meno faticosamente la fase della “presa di coscienza” sulla centralità di Internet nello sviluppo delle nuove tecnologie. Perfino l’Unione europea ha imboccato con decisione la strada della consapevolezza e lo stesso Romano Prodi non perde occasione per ripetere che l’e-europe più che una delle tante priorità è ormai una necessità assoluta. Le conseguenze pratiche di questo nuovo atteggiamento sono per ora assai ridotte ed il lavoro di preparazione della nuova Europa elettronica è per ora confinato ai progetti tecnici e giuridici di adeguamento. Oggi il più importante di questi è quello che riguarda la larga banda.

La domanda centrale che un po ‘ tutti si pongono è “se e eventualmente come garantire connessioni a larga banda a tutti i cittadini nei prossimi anni”. Dobbiamo prevedere investimenti governativi o comunitari in tal senso o è sufficiente lasciar fare al mercato delle telecomunicazioni vigilando solo sulla concorrenza?

Si tratta di una domanda sensata. Anche il governo italiano ha presentato un documento di orientamento tecnico politico su tale materia le cui conclusioni potrebbero essere così riassunte: “Dobbiamo prevedere investimenti e incentivi statali perché l’accesso ad Internet ad alta velocità sia garantito a tutti”.

Non si tratta in effetti di una novità. Queste posizioni ricalcano in gran parte il punto di vista della associazione Network, braccio telematico del PDS, che da tempo va predicando la necessità di considerare la larga banda un servizio universale da rendere disponibile in egual misura a tutti i cittadini.

E qui nascono le prime perplessità. Voglio dire: siamo proprio certi che le cose siano in questi termini? Io non ne sono sicuro.

Che l’accesso alla rete debba essere facilitato e reso il più ampio possibile lo andiamo affermando, inascoltati, da anni. Le mezze liberalizzazioni del mercato delle telecomunicazioni in Italia hanno perfino consentito a Presidenti del Consiglio come Massimo D’Alema di dichiarare che il mercato delle TLC privatizzato avrebbe risolto ogni problema di sviluppo della rete in Italia. Posizione in effetti un po ‘ curiosa per un uomo di sinistra (espressa tra l’altro nel tempio della cultura nazional popolare italica, il Maurizio Costanzo Show) seppur in parte rivelatasi corretta.

In Italia oggi accedere a Internet da casa propria costa effettivamente meno che in molti altri paesi europei, sebbene a questo faccia da contraltare una quasi totale assenza di punti di accesso pubblici (scuole, biblioteche, università etc.). L’ambito di azione del governo nella direzione di una incentivazione dell’uso di Internet è invece andato fino ad oggi completamente disatteso, sia da un punto di vista strutturale che dal punto di vista della alfabetizzazione telematica.

Bene:oggi, curiosamente, risorge questa voglia di dare a tutti, ma proprio a tutti, gli strumenti tecnologici adeguati per essere al pari col resto dei paesi evoluti. Risorge questa volontà di “spendere” per i cittadini e ciò accade mentre lo strumento tecnologico Internet diventa di largo utilizzo e promette possibilità di trasmissione di contenuti molto più ampia di un tempo. Non a caso le priorità citate del documento tecnico dividono il paese in tre tipologie di utenze del “servizio universale a larga banda” a seconda delle possibilità tecniche di streaming audio video. E chi vuole intendere intenda.

Il dubbio è che, come al solito, si voglia progettare il troppo dopo che fino a qualche istante prima si è garantito il nulla. Il dubbio è anche che, pur nella sostanziale necessità di garantire infrastrutture e incentivi per la connessione del paese alla rete, si parli di larga banda esattamente come fino a qualche mese fa si sproloquiava di Internet via UMTS (forse al Ministro Cardinale fischierebbero le orecchie in questi giorni se leggesse le previsioni di fallimento e i ritardi previsti dagli analisti per l’UMTS prossimo venturo).

Lo Stato provi a fare un passo alla volta. Pensi a collegare alla rete scuole e biblioteche (abbiamo ancora un PC ogni 25 studenti e siamo in coda a tutte le altre nazioni europee). Pensi alla realizzazione del bellissimo progetto di e-government di Franco Bassanini, le cui prime scadenze sono alle porte in assenza di significativi risultati sul campo. Pensi a lavorare per mantenere aperto un mercato che promette di trasformarsi in un duopolio, dando incisività autonomia e risorse alle autority.

E lasci stare la larga banda. Almeno per ora, almeno per l’utente finale. Lo aiuti invece a capire quanto può essere importante un collegamento di base a Internet. Anche minimo. Anche a 56K ma “funzionante” e a costi contenuti.

Per non fare la figura di quelli che per precipitarsi in strada a vedere i fuochi artificiali escono di casa senza pantaloni.

Massimo Mantellini

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13 04 2001
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