Retomania. Siamo all'epidemia da Internet?

La Rete è una droga? Lo pensano in tanti e anche l'esperto americano che in questi giorni è impegnato in una tournée australiana, per avvertire le aziende: Internet vi costa miliardi e voi non lo sapete. Lo dice anche la ASL di Roma
La Rete è una droga? Lo pensano in tanti e anche l'esperto americano che in questi giorni è impegnato in una tournée australiana, per avvertire le aziende: Internet vi costa miliardi e voi non lo sapete. Lo dice anche la ASL di Roma


Adelaide (Australia) – “La dipendenza da Internet ricorda quella da gioco d’azzardo, nel senso che si tratta di un tipo di dipendenza psicologica”. Questo il “verbo” di James Fearing, noto esperto sulle dipendenze e i disordini psicologici legati alla dipendenza da sostanze e abitudini.

Fearing, dottorone americano impegnato in questi giorni in una tournée australiana, ha avvertito le aziende del paese dei canguri che “troppa Internet” può costar loro moltissimo in termini di produttività dei lavoratori. E ha spiegato che proprio sul posto di lavoro si verificano alcune forme di “dipendenza da Internet”.

“Si tratta – ha spiegato – di qualcosa che ha che fare col dove stanno realmente le persone quando vanno su Internet. Credo che le aziende perdano milioni e milioni di dollari a causa dell’impatto della Rete sulla produttività delle persone”.

Secondo Fearing negli Stati Uniti, dove più volte si sono verificati licenziamenti dovuti ad un uso personale “eccessivo” di Internet sul posto di lavoro, ci sono dai 3 agli 11 milioni di “retomani”.

Fearing, presidente e CEO dei National Counselling Intervention Services & Executive Health Systems americani, offre una distinzione tra chi passa il suo tempo online navigando e chi invece ne approfitta, per esempio, per mandare email, un’attività ben diversa dal “saltare” da un sito all’altro. “Ciò che studiamo – ha sottolineato – sono le conseguenze dovute al passare molto tempo collegati alla Rete, alla perdita di controllo e all’incapacità di darsi una regola”.

Conseguenza della retomania è che “ci si promettono cose che non si mantengono, o si promette ad altri senza mantenere”.


La cura migliore, secondo Fearing, è senza dubbio l’astinenza. “In queste condizioni – ha spiegato – togli il computer da casa o dall’ufficio, se non ne hai davvero bisogno. Se ne hai bisogno per il lavoro di ogni giorno fai in modo che ci sia qualcuno con te che veda quello che combini col computer”.

Va detto che le teorie sull’insorgenza e sull’aumento della “retomania” sono più volte salite agli onori della cronaca. Oltre ad alcuni celebri casi, come quello della “ipnosi di massa” tra gli studenti di Singapore, anche in Italia si è studiato il fenomeno. Secondo la ASL di Roma, infatti, la retomania coglie un decimo dell’utenza Internet italiana.

Secondo Fearing, i componenti di questa dipendenza psicologica da Internet sono essenzialmente tre.

“Il primo – ha detto – è la trasformazione dell’attività online in una scusa per non fare altre cose per molte ore al giorno, 10 o 12 ore. Il secondo è legato al fantasticare, tipico di qualcuno che non è soddisfatto di sé e che si re-inventa calandosi in un personaggio, per esempio, in una chat. Il terzo è sessuale e dunque qualcosa legato alla pornografia o al sesso cyber”.

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02 05 2001
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