Revolution/ Undici terabyte in una card

Un risultato difficile a credersi quello che gli scienziati britannici della Keele University sostengono di aver ottenuto. Un risultato che potrebbe fare del new-storage una delle maggiori innovazioni di questi anni. Se ne parla da tempo
Un risultato difficile a credersi quello che gli scienziati britannici della Keele University sostengono di aver ottenuto. Un risultato che potrebbe fare del new-storage una delle maggiori innovazioni di questi anni. Se ne parla da tempo


Roma – Si possono infilare i contenuti di un’intera biblioteca in una card non più grande di una carta di credito? I ricercatori della britannica Keele University sostengono di sì e affermano di aver sviluppato una tecnologia capace di infilare in un device così piccolo 10,8 terabyte di dati.

Per capirsi, 10,8 terabyte corrispondono a poco più 10.800 gigabyte. Dunque in quella card il professore Ted Williams e i suoi colleghi ritengono di poter infilare contenuti equivalenti a quelli che potrebbero contenere 300 o 400 dei più potenti hard disk per personal computer in circolazione. Un risultato ottenuto dopo mesi di lavoro e da tempo all’attenzione di molti. Se ne è parlato anche in Rete negli ambienti scientifici.

Il team di Williams ha lavorato su quattro tecnologie diverse, brevettandone due e mettendo in piedi la Keele High Density, azienda che si occuperà della commercializzazione dei prodotti sviluppati.

La prima tecnologia, o il primo passo, realizzata dai ricercatori riguarda la compressione del testo con una procedura studiata per archiviare solo le parole difformi e tenere traccia del ripetersi delle parole uguali, un sistema che porterebbe ad una riduzione delle dimensioni del testo di circa otto volte.

La seconda tecnologia riguarda la registrazione e la lettura dei dati, con un aumento di quattro volte dei dati che possono essere archiviati su dischi magneto-ottici. In associazione alla terza “invenzione”, quella di nuovi materiali, questa realizzazione porta ad un aumento di 30 volte nelle capacità di storage del disco utilizzato.


Il quarto “pezzo” dell’artiglieria tecnologica di Williams è un sistema di memorizzazione che, appunto, consentirebbe il trasferimento dei dati ipercompressi in un dispositivo non più grande di una carta di credito e senza parti mobili.

All’interno del sistema, ogni centimetro quadrato rappresenta una unità a sé stante che contiene un supporto di metallo sul quale sono archiviati i dati e un lettore costituito dalla punta di una fibra ottica sospesa sopra quel materiale e inguainata da un lubrificante.

Secondo la Keele High Density, il nuovo sistema potrebbe entrare in commercio entro due anni e sul mercato potrebbero arrivare card di storage di questa potenza al costo di non più di 50 dollari. Con il risultato di rivoluzionare completamente il mondo delle applicazioni dello storage alla telefonia mobile, al computing e via elencando. L’azienda ha già intenzione di quotarsi in Borsa al più presto per recuperare nuovi fondi per il lancio di queste tecnologie.

Fanno sul serio? Se ne dice convinto il direttore di Cavendish Management Resources, che curerà le licenze tecnologiche per l’azienda fondata da Williams: “Queste invenzioni rappresentano un passo avanti straordinario nella tecnologia di memorizzazione”.

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13 02 2001
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