RFID alla conquista del mondo

Piaccia o no ormai non si parla d'altro: la grande distribuzione, anche europea, inizia ad inserire i chip nei prodotti. Nuove piattaforme crescono per integrarli e portare a nuovi standard. La privacy soffre ma per ora non decede


Roma – Wal-Mart, IBM, Intel, Microsoft, Metro Group, Benetton, Dell, Ernst&Young: non basterebbero molte righe per pubblicare un elenco completo delle imprese che sono coinvolte a vario titolo in progetti per lo sviluppo in mezzo mondo degli RFID, i chip a radiofrequenza. Le possibilità aperte dagli RFID spalancano le porte ad un nuovo mercato a metà tra alta tecnologia e commercio, opportunità che nessuno vuole perdere, una realtà con la quale consumatori e difensori della privacy già iniziano a fare i conti.

L’annuncio più rilevante delle scorse ore è probabilmente quello con cui il gruppo tedesco Metro , uno dei più importanti player della distribuzione in Europa, ha confermato che a partire dal prossimo autunno un centinaio dei propri fornitori integrerà i chip a radiofrequenza negli imballaggi di trasporto. Gli RFID coinvolgeranno in pratica tutto quello che, a partire da novembre, arriverà in dieci grandi nodi di distribuzione centrali che servono 250 punti vendita Metro.

La scelta di Metro deriva senza dubbio dagli ottimi risultati dei suoi esperimenti e dal fatto che l’utilizzo degli RFID sia ritenuto fondamentale per velocizzare le consegne, ottimizzare la gestione del magazzino e, soprattutto, abbattere drasticamente i costi . Al momento, comunque, la strada imboccata da Metro non toccherà i suoi punti vendita italiani: il progettone appena varato fornirà di RFID gli 800 negozi Metro in Germania entro il 2007.

La verità, comunque, è che dietro l’angolo c’è la frontiera degli RFID infilati direttamente nei prodotti in vendita. Una via già sperimentata da Metro e per ora limitata dal costo dei chippetti, destinati comunque ad abbattersi, e dai timori per la privacy. Come si ricorderà, i Garanti per la privacy europei hanno recentemente messo in allerta industrie e consumatori sostenendo che gli RFID non debbono essere utilizzati per gli oggetti in vendita a meno che ciò non sia assolutamente necessario. E in quel caso i consumatori dovrebbero poter in qualsiasi momento disattivare il chip contenuto nei beni acquistati. Anche per questo Metro, pur ammettendo che gli alti costi impediscono al momento una diffusione orizzontale degli RFID, ha già spiegato che in futuro verranno installate macchine per disattivare i chip . Si tratta di macchine già esistenti e utilizzate per quei pochi prodotti, come certi prodotti Procter & Gamble, sui quali Metro ha sperimentato i radiochip.

A spingere verso gli RFID nell’industria sono, comunque, proprio i fattori di costo, al centro della capacità competitiva di produttori e distributori. Anche per questo la retromarcia di Benetton , formalmente dovuta alle questioni sulla privacy, dai più viene vista come un temporaneo stop su una strada comunque inevitabile.

Dall’altra parte dell’Atlantico, intanto, il gigante della distribuzione Wal-Mart ha fatto sapere dopo i primi test che integrerà nei suoi processi gli RFID e che per farlo intende rispettare le linee guida sulla privacy pubblicate dall’organismo per gli standard EPC (Electronic Product Code), EPCglobal . Standard che, in pratica, impongono alle aziende la massima trasparenza nell’uso degli RFID, condita da una adeguata comunicazione ai clienti affinché sia loro ben chiaro come e quali dati vengono raccolti attraverso questi chip. Anche Wal-Mart e altri distributori americani, d’altra parte, hanno già specificato che per ora sono interessati a inserire gli RFID soltanto su imballaggi industriali e di trasporto.

EPCglobal è comunque un riferimento anche per l’Europa, visto che la stessa Metro, Carrefour e Tesco, tutti grandi nomi della distribuzione europea, insieme ad Intel , hanno lanciato l’EPC Retail Users Group of Europe, che riunirà molte imprese e si occuperà di una serie di iniziative collaterali e di supporto a quelle di EPCglobal.


Anche Microsoft ha già deciso di muoversi rapidamente verso le nuove tecnologie della distribuzione commerciale. Il big di Redmond ha annunciato la Smarter Retailing Initiative (SRI), una piattaforma basata su standard aperti come l’XML capaci di integrarsi con una serie di standard del commercio, da OPOS a UCCNet fino, appunto, a RFID. Lo scopo del progetto è fornire un ambiente di integrazione tra le diverse tecnologie e i diversi canali di vendita, puntando sull’interoperabilità.

Uno degli obiettivi è consentire al consumatore di scegliere se farsi identificare dal negoziante e, in quel caso, ottenere servizi personalizzati e sconti, passare col carrello pieno senza doversi fermare alla cassa e via dicendo. Altri obiettivi di SRI sono tutti nella direzione, evidentemente, di un abbattimento dei costi di gestione e inventario a tutti i livelli della distribuzione.

L’importanza che gli RFID sono destinati ad assumere è anche testimoniata dalla decisione di EPCglobal di affidare un ruolo di gestione degli RFID, da qui al 2010, alla per altri versi contestatissima VeriSign , società di certificazione coinvolta, come noto, anche nella gestione di alcuni dei principali server che reggono il sistema dei domini internet.

Sebbene non sia chiaro il valore economico dell’accordo stretto tra i due soggetti, VeriSign in questo modo si assicura un ruolo centrale nei servizi che collegheranno sempre più l’uso degli RFID nei processi industriali e di vendita ad internet. Basti pensare a scanner capaci di individuare in un supermercato la carenza di un certo prodotto basandosi sul numero di RFID presenti su un certo scaffale. Questa è solo una delle applicazioni che saranno rese possibili dai progetti di EPCglobal, che intende rimpiazzare i codici a barre con gli RFID per tenere traccia di tutto il processo di produzione e vendita, per suggerire ai clienti di un supermercato i prodotti preferiti o quelli in offerta e via dicendo.

Se l’avvento degli RFID anche nel commercio al dettaglio sembra ormai inevitabile, l’attenzione dei consumatori deve essere ancora maggiore. Questa è la tesi dell’organizzazione americana nota come CASPIAN , ovvero “Consumers Against Supermarket Privacy Invasion and Numbering”, che ha già ottenuto ampia visibilità dopo un acceso scontro con la Grocery Manufacturers of America (GMA) proprio in merito all’uso degli RFID. Ora la GMA ha deciso di assumere come consulenti proprio quelli di CASPIAN in modo da realizzare soluzioni e prodotti in grado di garantire la privacy. Ma c’è chi si chiede, e quelli di CASPIAN per primi, se “non stiano semplicemente tentando di simulare una propria preoccupazione sul fronte privacy”. Un timore che, non c’è dubbio, non mancherà di assalire i consumatori di mezzo mondo.

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