RFID sì, se i prezzi scendono

Al Cebit tutti i più importanti produttori stanno mostrando le ultime novità RFID, ma il mercato vuole tag più economici; intanto gli esperti confermano che la corsa al ribasso intacca la sicurezza
Al Cebit tutti i più importanti produttori stanno mostrando le ultime novità RFID, ma il mercato vuole tag più economici; intanto gli esperti confermano che la corsa al ribasso intacca la sicurezza


Hannover – L’apertura del Cebit di Hannover, probabilmente la più importante esposizione IT europea, ha salutato con rinnovato entusiasmo l’avvento della tecnologia RFID. Una soluzione che molti esperti del settore definiscono come “Internet delle cose”, ovvero un prodotto in grado di essere integrato in ogni oggetto e facilmente tracciato via radio. Sebbene RFID sia stato inventato più di 50 anni fa, solo adesso il mercato sembra essere pronto per una sua adozione, anche se permangono reali perplessità su privacy e sicurezza.

“Il momento dell’azione è adesso”, ha affermato Viviane Reding, Commissario Europeo per l’Informazione e Media. Fanno eco le dichiarazioni dei più grandi produttori, che hanno sfruttato proprio la vetrina teutonica per mostrare le ultime novità.

Gerd Wolfram, dirigente del Gruppo Metro , però, ha ammesso che questa rivoluzione non può essere considerate imminente. “Sebbene Metro abbia risparmiato 8,5 milioni di euro nel 2005 grazie all’utilizzo del RFID nella gestione dei magazzini e nella distribuzione, crediamo ci vorranno ancora almeno altri 10/15 anni per una sua completa diffusione”, ha confermato Wolfram.

Attualmente, infatti, uno dei limiti del RFID riguarda i costi produttivi – circa 14 centesimi di euro a tag. Ian Furlong, manager di Intel , è convinto che in relazione alla domanda si potrà scendere sotto la barriera dei 5 centesimi di euro, quindi bisogna solo avere pazienza. E le statistiche al riguardo sono chiare: secondo ABI Research entro la fine dell’anno almeno 10 tipi di prodotti farmaceutici adotteranno i tag RFID. Ad esempio Pfizer , per far fronte al problema della contraffazione, inserirà i tag nelle confezioni di Viagra.

La cautela, comunque permane. ABI Research ha rilevato che l’hype della prima ora si è sgonfiato e quindi i primi investimenti nel settore RFID, da parte delle imprese, saranno sufficienti solo per portare avanti piccoli progetti pilota. “La maggior parte delle aziende sta aspettando che i prezzi dei tag scendano sul centesimo per unità”, ha dichiarato Andrea Huber, direttore del Informationsforum RFID , l’organizzazione tedesca che si occupa degli interessi dei consumatori relazionati al segmento.

La questione dei costi è ormai dibattuta da tempo, ma l’aspetto più delicato è senza dubbio quello degli eventuali effetti collaterali sui diritti alla privacy dei cittadini. Il Commissario Reding ha dichiarato che se da una parte la standardizzazione doveva considerarsi necessaria per lo sviluppo, adesso è arrivato il momento di stabilire delle misure che possano evitare di compromettere la privacy. “Abbiamo bisogno di chiederci quali informazioni i sistemi RFID archiviano, per quanto tempo e chi vi può accedere. Come saranno protetti questi dati e con quale accuratezza sarà applicato un controllo?”, si interroga Reding.

Le organizzazioni per la privacy hanno da tempo intrapreso una battaglia contro la tecnologia RFID, soprattutto in vista della sua prossima integrazione nei passaporti biometrici . Alcuni esperti, infatti, si dicono convinti che sia insicura e facilmente violabile. Adi Shamir, docente di computer science presso il Weizmann Institute , un mese fa ha presentato i risultati delle sue ultime ricerche sul RFID, ed ha confermato la sua totale attuale inaffidabilità. Un difetto che non è tanto legato allo sviluppo, ma ad una strategia produttiva volta al risparmio. Insomma, i tag potrebbe essere molto più sicuri se il compromesso con le esigenze di mercato non fosse prioritario.

Dario d’Elia

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12 03 2006
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