RFID si infila ovunque

Il Gartner registra la crescita nell'uso dei chip a radiofrequenza di cui però i consumatori non vengono informati a dovere. Nonostante i richiami al rispetto della privacy
Il Gartner registra la crescita nell'uso dei chip a radiofrequenza di cui però i consumatori non vengono informati a dovere. Nonostante i richiami al rispetto della privacy


Roma – In grande silenzio la tecnologia RFID si sta infiltrando nel quotidiano e in futuro il suo utilizzo sarà ancora più dilagante . Gartner ha reso noti i risultati di una sua indagine al riguardo: quest’anno il mercato RFID raggiungerà un fatturato mondiale di 504 milioni di dollari, il 30% in più rispetto all’anno scorso. Dal 2007, secondo le previsioni, si assisterà ad un ulteriore incremento che raggiungerà entro la fine della decade i 3 miliardi di dollari.

Pallets, packaging, prodotti di ogni genere saranno contaminati con adesivi wireless che permetteranno il loro tracking: la logistica non potrà che esultare, le associazioni di consumatori un po’ meno. Già, perché se da una parte le grandi imprese sembrano soffiare costantemente sulle vele del RFID, l’informazione per i consumatori è decisamente posta in secondo piano .

Un recente studio europeo , realizzato da CapGemini , ha dimostrato che solo il 18% dei consumatori è a conoscenza dell’esistenza dei chip a radiofrequenza. Una volta informati sul loro campo di utilizzo, il 55% avrebbe espresso timori per i possibili danni alla privacy .

La delicatezza della questione è tutt’altro che secondaria: è stata sottolineata in più occasioni dal Garante della privacy italiano e da quelli europei . Tutti i maggiori player coinvolti nell’uso degli RFID hanno già ribadito che non vi saranno effetti collaterali di alcun genere per i consumatori. A loro dire, la tecnologia RFID non solo dimostra sul campo di essere un ottimo strumento di lavoro per il settore distribuzione, ma anche un sistema anti-contraffazione, dunque i consumatori non dovrebbero nutrire preoccupazioni.

“Solo perché i codici a barre vengono utilizzati in maniera estensiva nei centri di distribuzione non è detto che RFID li sostituirà totalmente. In verità questo tipo di soluzione sta scoprendo nuovi settori che fino a poco tempo fa non facevano uso di sistemi di codifica. Questo sarà il loro business”, ha dichiarato Jeff Woods, vice presidente di Gartner.

Woods ha citato, a titolo di esempio, le intenzioni della Food and Drug Administration , che sta tentando di sostenere l’utilizzo dei tag RFID per rispondere al problema dei prodotti farmaceutici contraffatti. Se l’ente statunitense dovesse riuscire nel suo intento, sempre secondo Woods, i RFID potrebbero comparire sul mercato in maniera diffusa già dal 2007. Ma anche negli USA molti temono l’avvento dei radiochip.

Inoltre, più di 40 organizzazioni internazionali coinvolte nella salvaguardia dei diritti alla privacy e delle libertà civili sono già sul “piede di guerra”. Lo scorso novembre CASPIAN (Consumers Against Supermarket Privacy Invasion and Numbering) ha organizzato una protesta ai danni della catena Wal-Mart , la prima grande azienda statunitense ad aver investito milioni di dollari per la conversione alla tecnologia RFID. Numerosi outlet sparsi sul territorio hanno visto picchetti e piccoli gruppi di contestatori gridare allo scandalo. Il boicottaggio dei negozi potrebbe diffondersi a macchia d’olio, secondo Joel Rauch, fondatore di una delle associazioni legate a CASPIAN. Questo potrebbe mettere in grande difficoltà le aziende e l’intero settore RFID.

“Questa controversia si è accesa in tempo. Wal-Mart è sotto il fuoco di più associazioni. La tecnologia RFID potrebbe trasformarsi in un’arma a doppio taglio per i loro progetti”, ha aggiunto Katherine Albrecht, fondatrice di CASPIAN. Alcuni analisti concordano sul fatto vi sia bisogno di una legislazione precisa sulla tecnologia RFID, potenzialmente pericolosa per i diritti dei consumatori. Il tracking del consumo in stile “Grande fratello” – dicono – non è gradito a nessuno.

Dario d’Elia

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14 12 2005
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