RIAA contro quattro napsterocloni

Le major della musica pretendono una compensazione monetaria enorme per ciascuna delle canzoni che alcuni studenti americani hanno messo a disposizione su sistemi napster-like attivati sui network universitari
Le major della musica pretendono una compensazione monetaria enorme per ciascuna delle canzoni che alcuni studenti americani hanno messo a disposizione su sistemi napster-like attivati sui network universitari


Los Angeles (USA) – Non hanno nemmeno avvertito preventivamente le università i legali delle major della musica che hanno denunciato quattro studenti americani nei giorni scorsi per aver allestito dei sistemi “alla Napster” sui network universitari a cui avevano accesso. Tra i tre atenei coinvolti anche la prestigiosa Princeton University.

Secondo la RIAA, l’associazione dei discografici che ha intrapreso l’azione legale, Joseph Nievelt e altri tre studenti avevano caricato sui server delle proprie università più di un milione di pezzi musicali che venivano così scaricati da chiunque potesse avere accesso al network interno dell’università stessa. Per ciascun pezzo individuato su quei server dalla RIAA , i suoi legali ora chiedono una compensazione di 150mila dollari. Se si moltiplica quella cifra per il milione di brani individuati su quei server si ottiene una cifra assolutamente stratosferica capace di giustificare naturalmente qualsiasi azione legale…

Tra i brani presenti su quei server la discografia di Eminem, Avril Lavigne, Whitney Houston e altri celebri nomi della musica americana.

A poco sono servite le proteste di una delle università coinvolte, Michigan Technologies, secondo cui RIAA avrebbe dovuto avvertire prima l’Università come già accaduto in passato, in quanto l’ateneo non ha alcuna remora ad agire contro quegli studenti che violano il copyright.
RIAA infatti ritiene che non si tratti di qualche facinoroso, ma di alcuni studenti che devono essere perseguiti per far capire a tutti che non esistono mezze misure. I file illegali nei server della Michigan Technologies erano, secondo RIAA, almeno 650mila. “Speriamo – ha commentato Cary Sherman, presidente RIAA – che queste denunce servano come potente deterrente per chiunque operi un network del genere o pensi di mettere su un sistema così”.

Stando alla RIAA, gli studenti avevano utilizzato software come Flatlan e Phynd per realizzare gli indici dei brani che potevano poi così essere scaricati da ciascun utente del network universitario file per file. Un sistema che secondo Sherman ricorda Napster: “Questi sistemi sono illegali allo stesso modo e operano nella stessa maniera”.

Secondo Sherman è necessario che le università monitorino più attentamente quello che accade sui propri network. Una posizione che non è piaciuta a Princeton. Il portavoce dell’Università, infatti, ha spiegato che l’ateneo è pronto a chiudere qualsiasi situazione di illegalità o violazione del copyright ma non ha assolutamente la capacità di tenere sott’occhio permanente tutto quello che succede sulle proprie reti.

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06 04 2003
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