Ricerca, la psicoscimmia robotizzata

Alcuni elettrodi nel cervello, una connessione hi-tech ad un braccio meccanico, immobilizzazione, cibo in luoghi diversi. E una scimmia
Alcuni elettrodi nel cervello, una connessione hi-tech ad un braccio meccanico, immobilizzazione, cibo in luoghi diversi. E una scimmia


San Diego (USA) – La notizia ha suscitato molta attenzione nella platea di studiosi che affollava un centro congressi a San Diego, in California: un team di ricercatori statunitensi è riuscito ad insegnare ad una scimmia ad utilizzare un braccio-robot per nutrirsi .

Gli esperimenti del manipolo di ricercatori del Centro medico dell’ Università di Pittsburgh , stando a quanto riportato in una nota diffusa alla stampa, hanno portato a risultati considerati importanti nella ricerca di nuove soluzioni per aiutare i pazienti che soffrono di lesioni spinali e sono quindi impediti in molti, se non tutti, i movimenti.

L’inserimento di una protesi neurale di nuova concezione nella corteccia cerebrale della scimmia, nell’area dedicata al movimento, ha consentito di collegarla ad un braccio robotizzato dotato di estremità capace di afferrare degli oggetti. Immobilizzando la scimmia e piazzando il cibo in vari punti a distanze raggiungibili dal braccio, gli scienziati hanno potuto osservare come quest’ultimo seguisse perfettamente gli input del cervello dell’animale , tesi evidentemente ad appropriarsi di quel cibo.

Secondo Andrew Schwartz, uno dei ricercatori coinvolti, “si tratta di un notevole passo avanti nello sviluppo di protesi che un giorno porteranno a dispositivi capaci di aiutare chi è paralizzato o ha perso l’uso delle membra”.

Stando agli scienziati, per realizzare anche il più piccolo movimento intervengono ogni volta migliaia di neuroni e sarebbe dunque impossibile “capirli” tutti insieme. Per risolvere il problema, i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo capace di interpretare i segnali di un numero ridotto di elettrodati collegati ai neuroni stessi. Un algoritmo “che funziona come una macchina elettorale, utilizzando la direzione preferenziale di ogni cellula come una etichetta e studiando continuamente l’orientamento della popolazione nel corso del movimento”.

Va detto che il software, che si appoggiava su un numero relativamente piccolo di neuroni, quelli destinati a muovere il braccio, ha potuto funzionare solo quando la scimmia ha appreso come modificare i movimenti del braccio-robot .

Il prossimo passo? “Aggiungere movimenti realistici della mano e delle dita – ha spiegato Schwartz ai suoi colleghi – Un obiettivo difficilissimo visto l’altissimo numero di micromovimenti che facciamo con le nostre mani. Dovremo interpretarli tutti”.