Riflessioni sul TED

Usare il pc a scuola significa, prima di tutto, metterlo in ogni classe. Non serve collegarlo ad internet, ma ad una rete con materiali didattici, quello sì. E a Genova, il salone delle tecnologie multimediali
Usare il pc a scuola significa, prima di tutto, metterlo in ogni classe. Non serve collegarlo ad internet, ma ad una rete con materiali didattici, quello sì. E a Genova, il salone delle tecnologie multimediali


Roma – Scartate le opposte posizioni, quella negativa e quella entusiastica, resta l’esigenza di fare un esame attento dell’uso del pc nella scuola. Il computer, le reti, il web sono mezzi, modi e fonti di comunicazione; molto particolari, veloci, versatili, inesauribili, ma mezzi. Alla scuola servono contenuti particolari. E ‘ inutile la chiacchiera solo per vedere l’effetto che fa o la velocità di trasmissione. Né serve la ridondanza o la casualità. Negli anni passati ci hanno già pensato i venditori di enciclopedie a riempire scaffali di libri mai utilizzati. Servono contenuti che guidino nell’apprendimento, si potrebbe dire facilitino, ma non vorrei essere messo nella schiera di quelli che abbinano gioco e apprendimento.

Servono contenuti che sostengano insegnanti e alunni, tutti gli insegnanti e tutti gli studenti. Oggi invece i pc a scuola sono confinati in ambienti separati, per quelli che hanno tempo da perdere. Il software può certamente assistere nei percorsi formativi delle diverse discipline. Occorre evitare che tutto si riduca ad imparare ad usare le nuove tecnologie, spesso male, e poi non averle a disposizione. Passare ore a digitare e formattare testi e immagini, a scuola è uno spreco di tempo. L’illusione che tutti gli insegnanti e tutti gli studenti, solo perché usano il pc, siano in grado di elaborare materiali che possano andare oltre l’uso scolastico è spesso presente.

Nella storia abbiamo creato le scuole come spazio isolato, dove è possibile concentrarsi su aspetti limitati del sapere e su di essi lavorare. Si è capito che serve concentrazione per organizzare la conoscenza. Valorizzare la multimedialità di per sé, senza precisare gli ambiti in cui può essere utile, significa rischiare la dispersione, impedire di isolare i passaggi nodali di un particolare concetto. Da homo cogitans a homo videns, non è un grande progresso. Non basta vedere per capire. La guida a vedere non potrà che essere, nella scuola, un insegnante, in grado di focalizzare i punti e i passaggi decisivi della conoscenza. L’ipertesto in mano al discente non garantisce questo, farglielo fare invece significa sprecare tempo a copiare ed inserire, formattare e cercare effetti. Lasciamolo fare ai pubblicitari.

Usare il pc a scuola significa, prima di tutto, metterlo in ogni classe. Non serve collegarlo ad internet, ma ad una rete con materiali didattici, quello sì. Come servono buoni libri di testo, così servono buoni software didattici. Ogni insegnante deve poter usare il pc in classe quotidianamente, come la lavagna, dalla quale comunque non si aspetta miracoli, ma servizi. Il pc al servizio dell’insegnante: mi pare che si stia proponendo e che avvenga il contrario.

Non stiamo cercando un strada per far entrare a scuola il mondo attraverso Internet. Il mondo lo portano i ragazzi, quello reale, anche se troppo spesso è virtuale anche il loro mondo. Alla scuola spetta organizzarglielo, dargli un senso. Gli strumenti che servono sono puramente intellettuali, modelli cognitivi, segni di codifica e decodifica dei segni, motivazioni intellettuali. L’idea che i mezzi materiali siano la soluzione dei problemi della scuola non è sostenuta né dall’esperienza, né dal alcuna ricerca scientifica. Avere non si coniuga con sapere e saper essere.

Educare alla convivenza non si può fare senza parole e in realtà virtuali. Il rapporto tra persone e l’apporto di tutti i protagonisti al processo di apprendimento è fondamentale. L’industria cerca di vendere e, nella caccia all’oro, i venditori di pale e picconi sono gli unici sicuri di guadagnare. Occorre che la scuola valuti attentamente l’uso dei mezzi, che vanno dati a tutti. Anche perché solo così si può meglio verificare quale apporto reale possano e devono dare le nuove tecnologie.

Emilio Brengio

Insegnante di scuola elementare a Genova
Autore del software Progetto Rhoda , numeri con qualità per la didattica della matematica nelle scuole elementari.

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30 03 2001
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