Ritocca Berlusconi e vinci

di Alessandro Venturi. Le riproduzioni dei manifesti ritoccati di Berlusconi hanno avuto un'origine spontanea e sono circolate ovunque con il passaparola. Mark Bernardini ne ha poi ottenuto un discusso libro


Web – Il caso dei manifesti elettorali con il volto ritoccato di Berlusconi è sicuramente molto interessante dal punto di vista della questione dei diritti d’autore al tempo di Internet. Ma illustra inoltre con lampante chiarezza alcune dinamiche d’interazione fra i vari strumenti di comunicazione oggi a disposizione.

Volendo sintetizzare quanto accaduto, si è verificato un formidabile “passaparola telematico”, in cui una forma di satira politica è passata da mailbox in mailbox secondo la tipica dinamica della catena di posta elettronica. Chi ha trovato divertenti le immagini ritoccate ha pensato bene di inoltrarle ad una o più persone della propria lista di contatti e-mail. Così, in modo del tutto simile a quanto accade per le famose bufale sui telefonini in regalo o sui bambini ammalati terminali di leucemia, Internet ha mostrato ancora una volta il suo fenomenale potenziale divulgativo.

Fra i molti destinatari dei manifesti ritoccati ecco Mark Bernardini, il quale, particolarmente affascinato dallo scherzo, ha dedicato gran parte del suo tempo libero a raccogliere tutte le immagini in alcune pagine Web. In quel momento si è realizzato un passaggio fondamentale, la transizione dell’oggetto della catena da un mezzo all’altro, dall’e-mail al Web. Certo, i manifesti hanno continuato a girare da un server di posta all’altro anche dopo che la raccolta Web si era fatta corposa, ma sempre più spesso le e-mail anziché avere in allegato un.jpg o un.gif, contenevano direttamente il link al sito di Bernardini.

Fin qui tutto logico e normale. Da quando esiste il Web, sono innumerevoli i siti che raccolgono in un’unica sede tutta una serie di oggetti che avevano cominciato a circolare via posta elettronica. La cosa interessante è che a un certo punto Bernardini, oramai famoso grazie all’interessamento dei media tradizionali, ha deciso di sfruttare economicamente il suo paziente lavoro di raccolta, pubblicando in un libro tutte le immagini ritoccate contenute nel suo sito. Questo ha scatenato le ire degli autori originari, che si sono ovviamente sentiti defraudati.


La vicenda spinge verso alcune considerazioni:

– Per quanto sia sempre più forte l’identificazione fra Internet e Web, la posta elettronica rimane una componente fondamentale della Rete. Se Bernardini fosse stato l’autore delle immagini ritoccate e avesse deciso di pubblicarle nel suo sito, ben difficilmente esse avrebbero raggiunto la notorietà cui sono assurte grazie al passaparola via e-mail. Avrebbe dovuto in qualche modo farsi pubblicità, ma verosimilmente nessuna campagna banner avrebbe portato tanti visitatori quanti sono stati gli individui che hanno ricevuto le immagini nella loro casella di posta elettronica (non ci sono dati, ma basta chiedere in giro per accertare che quasi tutti i possessori di un indirizzo e-mail ne hanno ricevuta almeno una).

– Ancora una volta, nulla di nuovo sotto il sole. Come le più tradizionali barzellette, le riproduzioni dei manifesti ritoccati hanno avuto origine da qualche parte e sono circolate in tutto il Paese grazie al più antico dei media: il passaparola. Poco importa se anziché la via orale esse hanno sfruttato il protocollo tcp/ip. In un secondo momento, come per le barzellette raccolte in molti libri, diari e agende, è arrivato chi si è preso la briga di raccogliere e pubblicare le riproduzioni dei manifesti ritoccati in un unico supporto, in qualche modo ratificando la loro fama.

– Il sito di Bernardini ha avuto un ruolo “catalizzatore” dell’attenzione, proponendosi come la principale risorsa per chi volesse vedere riprodotti tutti i finti manifesti di Berlusconi. Inevitabilmente, la distribuzione anarchica degli attachment è sfociata in un unico punto accentratore. Le mille vie telematiche sulle quali ha viaggiato lo scherzo hanno finito per condurre in un unico nodo della Rete. E ‘ il destino di tutti i contenuti in Internet: l’information overload spinge il sistema alla semplificazione e all’ordine. Il potenziale satirico della catena di posta elettronica è stato prima ingabbiato e poi addirittura commercializzato grazie al Web.

– E ‘ solo grazie alla pubblicazione delle immagini in un sito che il fenomeno è in qualche modo divenuto un “evento”. Si sa che nella nostra società qualsiasi cosa accada, essa diviene evento solo se passa attraverso i mass-media. Evidentemente i giornalisti danno più credito alla componente d’Internet più simile ai media tradizionali, vale a dire il Web. Anch’esso è un mezzo di comunicazione tale per cui una grande audience (i “navigatori”) convoglia verso un’unica fonte d’informazione (il sito).

– Per rendere l’operazione remunerativa dal punto di vista economico, si è reso necessario il ricorso ad un mezzo di comunicazione molto tradizionale, il libro. Certo non è detto che esso sarà un best-seller, né tantomeno che l’operazione porterà effettivi guadagni all’autore, dipende dalle vendite. Ma sicuramente le possibilità di guadagno limitando la pubblicazione della raccolta al Web sarebbero state nulle. Dunque le profezie sull’avvento dell’e-book e sulla morte del libro appaiono ancora premature.

Alessandro Venturi

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  • Anonimo scrive:
    La colpa e' dell'email marketing
    Il problema e' che chi fa email marketing e' davvero convinto di fare qualcosa di positivo. L'unico "marketing" che dovrebbe essere consentito e' inviare email da un sito quando qualcuno clicca e inserisce il proprio nome. E la prima email sia un'email di richiesta di conferma. E se uno chiede la cancellazione sia cancellato.Punto e Basta.eBay ha fatto un errore, certo, e ora ne paga le conseguenze sul piano delle PR. Qui in italia, non faccio nomi ma sappiamo tutti chi sono, c'e' chi ha fatto la stessa cosa per anni nell'indifferenza generale. A voglia a lamentarsi...
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