Robertson: Microsoft ZUNErà la musica

Il creatore di mp3.com attacca Zune: il player Microsoft sarà il flop del 2007, nonostante i 100 milioni di dollari spesi in marketing. Il suo WiFi, dice, è un falso e il DRM lo azzopperà da subito

Roma – Tutti ne parlano, tutti vociferano, tutti si accaniscono. Risuonano i blog, fra i cui commentatori si annidano fanboy dell’una o dell’altra fazione, impazza l’entusiasmo di certa stampa: sta di fatto che ora il nuovo player su cui Microsoft scommette molto, Zune , è stato “scomunicato” nientemeno che da Michael Robertson .

A parere di Robertson, Zune non andrà oltre le 50mila unità vendute : “sarà il flop del 2007, perché i consumatori non sono stupidi, e non si lasciano imbrigliare dall’entusiasmo della stampa o dalle campagne pubblicitarie a tappeto”. Robertson parte dal presupposto che la musica che l’utente di Zune si troverà a pagare altro non sarà che una forma di noleggio a causa delle tecnologie anticopia DRM. Perché non si ha modo di recuperare il proprio patrimonio musicale, dovesse, ad esempio, “crashare” l’hard disk, o se il dispositivo venisse rubato oppure se Microsoft dovesse repentinamente cambiare strategia sui DRM.

Critiche che certo non sorprendono, visto che provengono da Robertson, la cui vena controcorrente (e, in alcuni casi, l’ostilità nei confronti di Microsoft) è il leitmotiv della sua vulcanica carriera: ideatore di mp3.com (quando tutti ritenevano ancora che lo standard del futuro fosse Realaudio), creatore di Lindows/Linspire nonché fondatore di MP3tunes , negozio di musica digitale senza DRM e, non ultimo, CEO di SIPphone , società VoIP.

E dunque, proprio nel momento in cui Apple rivendica l’etimo Pod , Robertson conia il lemma “Zunare” , quasi un ideogramma cinese che racchiude un universo in un simbolo tracciato su carta di riso. Zu-nà-re = V.Tr. , ossia causare la perdita di tutta la propria library a cagione di sistemi DRM, dell’interoperabilità che questo nuovo aggeggio Microsoft non garantisce, del fatto che lo standard PlaysForSure verrà accantonato. E del consentire l’acquisto di musica soltanto dallo store che formerà con Zune un binomio inscindibile.

Robertson analizza il principale motivo che induce la stampa ad elogiare il device in arrivo, il fatto di essere equipaggiato con 802.11g. È vero che Zune sarà dotato di connettività – dichiara Robertson – ma è vero anche che il WiFi di Zune sarà “imperfetto” , in quanto non consente di navigare su Internet né tantomeno di scaricare musica.

È una killer application mancata – sostiene il creatore di mp3.com – perché permette solo di comunicare e trasferire dati tra Zune, o al massimo tra piattaforme Microsoft. E sono dati ai quali viene applicata una protezione specifica: non manca peraltro chi dice che il sistema di gestione DRM di Zune violerebbe le licenze Creative Commons . I dati scambiati – accusa Robertson – saranno “inviti all’acquisto 3×3”: tre giorni di durata o tre ascolti, prima che si vaporizzino (e possano essere acquistati solo sul market store di Zune). Non manca chi già si è schierato con il partito anti-Zune di Robertson: su Wired è apparso nei giorni scorsi un articolo che profetizza il triplice motivo per cui Zune non sbaraglierà iPod.

Oltre a non essere abbastanza cool e oltre al “lucchettaggio DRM” che Microsoft sembra prepararsi ad approntare mediante una catena del valore verticale e integratissima – spiegava Wired – il WiFi di Zune non sarà in grado di creare social network .

A parere di Leander Kahney, columnist di Wired, il file sharing, o meglio l'”assaggio di file”, di Zune non sarà uno scambio P2P , bensì uno scambio fra utenti connessi a una rete locale. Non potrà attecchire che nelle reti sociali già esistenti: college, scuole, club e concerti di artisti che vogliono provare a diffondere la loro musica.

Non potrà favorire trame e orditi fra le reti sociali, soprattutto perché l’archivio di ciascuno sarà un biglietto da visita. Il che condurrà l’utente a sfoltire la propria library in modo da poter offrire la migliore immagine di sé a colui che gli si para di fronte, dotato di Zune. Dato l’innato conformismo di molte persone, e dato il bisogno (o l’inevitabilità) di intrattenere legami sociali fra “simili”, ciascuno finirà per ampliare ben poco il proprio patrimonio di cultura musicale.

Su Marketingshift , invece, John Gartner accoglie Zune con entusiasmo, ravvisando nella strategia di Microsoft un chiaro esempio di superdistribution , meccanismo analizzato da Wired Magazine già nel remoto 1994.

La superdistribution consiste nello sfruttare le reti sociali portandole alla massima rendita. Le persone amano scambiarsi fra di loro beni della società dell’informazione? Èpossibile approfittarne, facendo sì che i beni scambiati stuzzichino l’interesse di chi li riceve e, una volta che non siano più in loro possesso, invitare gli utenti all’acquisto.

Gartner ipotizza inoltre la possibilità di utilizzare questo schema di viral marketing non solo per pubblicizzare l’oggetto dello scambio, ma per allegare ad esso un messaggio pubblicitario, veicolandolo ad ogni condivisione.

Gaia Bottà

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