RoboCup 2001, il calcio visto dai robot

A Seattle si sta disputando la quinta edizione del campionato del mondo di calcio fra robot. Presente anche l'Italia


Seattle (USA) – E’ partita ieri a Seattle RoboCup 2001, la quinta edizione dell’ormai noto campionato del mondo di calcio fra robot. L’evento, che si disputa per la prima volta in territorio americano, avrà termine il 10 agosto e rappresenterà un altro piccolo passo avanti nella sfida dichiarata di battere la squadra di calcio “umana” campione del mondo entro il 2050.

Fra i 111 team intervenuti a questa edizione della RoboCup, messi in campo da 23 università provenienti da tutto il mondo, l’Italia è rappresentata da SPQR (Soccer Player Quadruped Robots), il team schierato dell’Università La Sapienza di Roma in collaborazione con NETikos, una società del gruppo Telecom Italia che sviluppa prodotti e servizi per il mobile Internet.

La squadra, già scesa in campo a Parigi lo scorso aprile alla RoboCup Camp 2001, si presenta a questo nuovo appuntamento con alcune importanti novità nel software, fra cui il sistema di localizzazione basato sul riconoscimento delle linee di gioco, il sistema di coordinamento per l’assegnazione dinamica dei ruoli durante la partita ed il sistema di decisione in grado di sviluppare strategie in tempo reale in risposta a numerosi eventi, come l'”infortunio” di un robot.

Come in ogni torneo di questo tipo, i robot, frutto di costosi progetti di intelligenza artificiale, non sono in alcun modo guidati dall’esterno. Una volta in gioco agiscono autonomamente vedendo la palla, riconoscendo il campo, distinguendo i compagni dagli avversari e comprendendo quale di loro è in posizione migliore per intervenire.

La RoboCup è una delle più importanti competizioni fra robot al mondo e, come dice il suo inventore, Hiroaki Kitano, lo scopo ultimo è quello di applicare le tecnologie sviluppate per questi robot in ambiti industriali e sociali.

Quest’anno debutteranno sul campo anche alcuni robot umanoidi che, al posto di ruote o cingoli, saranno dotati di gambe meccaniche con cui, nel 2050, qualcuno (ma non molti…) spera potranno riuscire a dribblare giocatori in carne ed ossa e magari vincere la prima storica partita di calcio fra uomini e macchine.

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