Rule of the Rose, la replica degli esperti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera aperta del direttore editoriale di Gamers e GameCon al direttore di Panorama, relativa al controverso articolo sulll'ormai celebre titolo videoludico

Roma – “Caro Direttore,
le scrivo questa lettera in risposta all’articolo di copertina (e alla copertina stessa) dell’ultimo Panorama, A scuola di ferocia con i videogame . Come giornalista della stampa specializzata, direttore culturale di GameCon, il Salone del Gioco e del Videogioco e presidente di Gamers, società che promuove il medium videoludico come forma d’arte, non posso che essere indignato da quanto scritto sul vostro periodico.

Anzi, contento. Vede, Direttore, quello che voi fate, dando alle stampe un reportage del genere, è pubblicizzare oltremodo i videogiochi, un mezzo di comunicazione del pensiero originale, moderno e assolutamente unico, che già da anni è assurto a forma d’arte e che si sta avviando a ripercorrere quello stesso cammino già seguito da tanti altri media demonizzati, come il cinema, i fumetti, la musica rock. Portare il Videogioco sotto i riflettori come solo la grande stampa generalista può fare, amplificata da telegiornali nazionali e grandi emittenti radiofoniche, serve alla causa dell’alfabetizzazione videoludica, sebbene l’operazione nasca sotto i foschi stendardi dell’oscurantismo e della più cieca negazione. Per questo me ne rallegro.

Se tuttavia il desiderio è di andare oltre e parlare di contenuti, vediamo di fare chiarezza. Rule of Rose è un men che mediocre gioco horror giapponese, uscito quasi un anno addietro nel più completo disinteresse del pubblico e della critica. Perché? Per il suo scarso valore artistico e ludico. Si tratta di un prodotto di bassa lega che ha puntato tutto sui suoi contenuti forti, come infinite volte è avvenuto nella letteratura e nel cinema, senza peraltro riuscire a bucare il muro di indifferenza naturalmente eretto dalla comunità di videogiocatori, molto meno ingenua e disattenta di quanto voi possiate ritenere.

Rule of Rose è un horror e, come tale, è vietato ai minori: il fatto che possa essere scaricato sotto forma di copia pirata da Internet o che sia venduto da negozianti poco scrupolosi e attenti nel loro lavoro, ha ben poca rilevanza, mi scusi. E poi come stupirsi che si trattino temi quali la perversione o il sadismo o che ci siano personaggi minorenni? È una storia dell’orrore, questi sono tutti elementi piuttosto comuni al genere, quale che sia il tipo di opera nel quale si manifesta. Lo stesso può dirsi delle tensioni sessuali. Stanley Kubrick ha firmato l’adattamento cinematografico di Lolita: deve di nuovo essere messo al bando? Certo che no, tanto più che si tratta di un’opera d’arte, un capolavoro. Rule of Rose un capolavoro non lo è di certo, ma ha tutto il diritto di esistere: sarà punito dal mercato e dalla critica, come infatti è avvenuto… a meno di miracolosi recuperi in terra italica, dopo la vostra straordinariamente immeritata pubblicità.

Siccome non voglio tediarla oltre, Direttore, passo subito a dire che il fatto davvero grave è il ricordarsi che esistono i videogiochi solo quando si deve lanciare una crociata o una caccia alle streghe, prendendo spunto da un pessimo prodotto di nicchia quasi potesse rappresentare altro rispetto ai “videogiochi spazzatura”, che di certo esistono proprio come i romanzi, i film, i dipinti o qualunque altro tipo di prodotto dell’ingegno umano.

Per affrontare un qualunque discorso è richiesta serietà e competenza, e occorrerebbe documentarsi correttamente. Nell’articolo pubblicato sul suo prestigioso settimanale c’è di tutto: semplici errori di traduzione (Grand Theft Auto diventa Gran ladrone d’auto), grossolani errori di interpretazione (non è vero che in certi giochi i cattivi sarebbero i buoni, è solo che i cattivi sono i protagonisti: ha mai visto Il Padrino?), generalizzazioni della peggior specie (un Grand Theft Auto e uno Yakuza sono opere che contenutisticamente parlando hanno ben poco in comune: le ricordo che sono proprio le generalizzazioni a essere alla base di ogni razzismo), semplici casi di disinformazione (Postal 2, altro titolo di pessima qualità, è un prodotto volutamente parossistico, che fa dell’ultraviolenza la sua cifra stilistica comico demenziale). Fa effetto constatare come nel frattempo, in Francia, Le Monde affronti lo stesso argomento con un servizio dal taglio leggermente diverso: “Videogiochi. E se ai bambini facessero bene?”

Chiudo con un ironico “complimenti” alla signora Anna Serafini, Presidente della Bicamerale per l’Infanzia che, dopo aver ammesso di non saper neanche accendere una Playstation, ritiene comunque opportuno parlare di videogiochi, invece di documentarsi e rivolgersi a qualcuno che può fornirle dei dati utili.

A conclusione di questa lettera aperta, invito lei e il signor Guido Castellano a un confronto sul tema della violenza dei videogiochi, che potrebbe aver luogo nella sede di GameCon (Napoli, 8-10 dicembre) o in qualsiasi altra sede da voi ritenuta più opportuna.

Cordiali saluti,
Marco Accordi Rickards

Nota – sulla vicenda vedi anche: L’Italia è pronta a bruciare videogiochi?

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  • Anonimo scrive:
    Andrò in galera?
    Calamari fa bene a spiegare le cose come stanno. Rifletto, però, sul fatto che la legge antiterrorismo attuale rende praticamente illegale il concetto di connessione WiFi on fly. Un servizio che nel resto del mondo (quello moderno non l'Italia sia chiaro) sta modificando le stesse abitudini sociali dei cittadini. Chiedere la carta di identità per una connessione al volo è come obbligare una macchina ad usare ruote quadrate.Ieri mi sono collegato ad un hotspot TIN con la sola carta di credito. Deduco che Tin abbia protezioni diverse... Poi ci sono i fornitori che mandano la password su cellulare. Ma è un trucco perchè la legge chiede altro. Quindi illegali anche loro.Per me si tratta di non applicare una norma stupida, varata con il solo obbiettivo di controllare i call center pieni di immigrati e che le stesse procure non sanno come applicare.Quando il legislatore se ne accorgerà la modificherà... nel frattempo io disobbedisco assumendomi le mie responsabilità.Per quel che riguarda il tracciamento dei dati non mi pare che FON richieda un login per l'accesso e che il tracciamento viene fatto... o sbaglio?
  • Anonimo scrive:
    Ma e' il Calamari che lavora per GE
    MA chi scrive e' lo stesso calamari che lavora per la multinazionale General Electric?
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma e' il Calamari che lavora per GE
      - Scritto da:
      MA chi scrive e' lo stesso calamari che lavora
      per la multinazionale General
      Electric?... ed e' anche ingegnere nucleare !!!
  • Anonimo scrive:
    il politicante
    Ma un politicante italiano leggendo -anche 2 volte- l'articolo in questione avrà la minima idea dell'argomento dello stesso?Non lamentiamoci della qualità delle leggi che ieri/oggi/domani regoleranno il tutto...
  • Guybrush scrive:
    E aggiungerei anche...
    ...che era gia' vietato da prima della gasparri, basta andarsi a vedere le leggi precedenti che il decreto gasparri ha bellamente saltato a pie' pari.
    GT
  • Anonimo scrive:
    Democrazia
    Ecco cosa vuol dire la libertà di stampa!Due giornalisti dello stesso giornale che non sono d'accordo su una cosa ma invece di ricevere ordini "dall'alto" e stare zitti, discutono (garbatamente) e tengono vivo il dibattito.BRAVI! :)
  • Anonimo scrive:
    Il paese dell'assolutamente vietato
    Quotando da Montanelli, soltanto in Italia esiste l'assolutamente vietato, mentre nel resto del mondo (sviluppato, aggiungerei) e' sufficente vietare.D'accordo che due leggi vietano la rivendita di accesso telematico bla bla bla, obbligano a tenere registri degli accessi bla bla bla. Quindi il servizio di rivendita dell'accesso tramite FON e' vietato. Bene, grazie.Ma ci sono tanti di quei fattori che obbligano tutti quanti, compresi gli avvocati e i giuristi di Cassandra Crossing a essere quantomeno incoerenti, classica posizione italiana. e ne elenco alcuni:- le leggi citate Gasparri, Urbani sono aborrite da tutti (da tutti coloro ne sanno poco piu' della media di telecomunicazioni). Un modo per instigare il loro cambiamento e' anche svelarne la mancanza totale di attualita'. il fatto che in Italia ci siano 100 o 100.000 foneros FA la differenza.- sono in vigore altre leggi che rendono il cittadino connesso a internet mediamente fuorilegge. come quella (mi scusino i giursti per mancanza di riferimenti ma chi legge PI ci ha sbattuto contro nei giorni scorsi) che obbliga l'installazione autorizzata di impianti di telecomunicazione bla bla. siamo gia' tutti illegali quindi, quando usciamo dal mediaword con il nostro ruterino sotto braccio e lo attacchiamo al telefono- nessuno si e' preso la briga di analizzare le tipologie di utente FON, chi vuol lucrare sulla connessione, partecipando al profitto (e vi assicuro lo farei da ieri se abitassi davanti a un mcdonald o a un'universita' o a altro spot veramente hot. Altri come nel mio caso hanno acquistato un router giusto per garantirsi l'accesso quando vanno in giro, guardacaso interessati non al lucro ma essere connessi.- in un paese sgarruppato come il nostro, alla fine sono le leggi che devono correre dietro alla realta'. non e' solo FON, ma tutto il campo delle telecomunicazioni che corre piu' veloce del cervello dei politici e dei corporativisti: innumerevoli casi di vuoti o inconsistenze legislative, fallimenti banche e gruppi, rimozione forzosa di personaggi poco utili, abusi di posizione dominante sanzionati in maniera ridicola, recupero inefficiente e non utilizzo delle somme recuperate da evasione, crimine, corruzione,... e' colpa del cittadino? no grazie, e' colpa della politica che non fa il suo mestiere con adeguata velocita e pianificazione e strategia.- poi siamo tutti foneros pentiti? pentiti una cippa! siamo evasori pentiti, pirati della strada pentiti, assenteisti pentiti, pigri pentiti, poltroni sul lavoro pentiti, flamer pentiti, ladri di galline pentiti. E' impossibile vivere coerentemente nell'Italia dell'incoerenza.scusate lo sfogo e il deliriocordialmentearz
    • Anonimo scrive:
      Re: Errata et addenda
      Errato il riferimento a Cassandra Crossing, leggesi contrappunti.il delirio poi mancava di una nota in risposta alla "pubblicita ingannevole" di FON e alla strategia comunicativa.- non sono un accanito difensore di interessi privati, ma Fon vende un router che si e' obbligati a registrare, non a tenere acceso. Cio' che si fa con questo router e' affare di chi lo acquista.Alla stessa stregua sono illegali dunque tutti gli access point se non configurati in maniera chiusa, criptata WEP che dir si voglia? Magari questi violano solo una delle due leggi citate? Diventa forse un quasi vietato?ri-cordialmentearz
    • Enrico Poli scrive:
      Re: Il paese dell'assolutamente vietato

      - sono in vigore altre leggi che rendono il
      cittadino connesso a internet mediamente
      fuorilegge. come quella (mi scusino i giursti per
      mancanza di riferimenti ma chi legge PI ci ha
      sbattuto contro nei giorni scorsi) che obbliga
      l'installazione autorizzata di impianti di
      telecomunicazione bla bla. siamo gia' tutti
      illegali quindi, quando usciamo dal mediaword con
      il nostro ruterino sotto braccio e lo attacchiamo
      al
      telefonoQui:http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1747413
  • Anonimo scrive:
    Illegale
    Tra le cose illegali e basta c'è anche l'installazione di un router casalingo...ma Telecom, tiscali etc. non me lo comunicano.Dico questo non per difendere FON a tutti i costi, ma solo perchè si nota negli articoli riguardanti FOn di P.I. una avversione preconcetta (che ha i suoi validi motivi), che porta spesso a evidenziare difetti presenti in tutti i contratti con i provider facendoli apparire specifici di FON
    • Anonimo scrive:
      Re: Illegale
      Di una faccenda semplice, si vuol fare un nodo complesso.Credo che invece basti dire : la Fon si e' mossa male, gli utenti son rimasti con un palmo di naso.Poi ognuno puo' discutere e recriminare sulle ingiustizie italiane e non, pero' i fatti son fatti, e l'illegalita' rimane.Se dopo mi dite : "siamo in Italia, una cosa illegale diventa *accettabilmente illegale* se il giro di soldi e' adeguato" allora rispondo "Si e' vero".Ma...sono questioni sulle quali l'utente finale, come sempre, non ha modo o diritti per interagire.
  • Anonimo scrive:
    Finalmente uno che dice le cose...
    Finalmente uno che dice le cose come stanno!Nessuno discute sul fatto che il servizio di Fon non sia buono, oppure le le leggi vigenti non siano discutibili, ma se queste leggi esistono vanno rispettate, anche se magari non le si condivide ideologicamente.
    • Anonimo scrive:
      Re: Finalmente uno che dice le cose...
      quoto e concordo, al 100%.Grazie di nuovo a PI e a MC.
      • staza scrive:
        Re: Finalmente uno che dice le cose...
        bhe, non serve che ci sia uno che lo dica....le leggi da sapere erano due (e risapute visto che solo qui su PI sono state dette e stradette)tutti gli articoli su FON hanno sempre avuto diverse repliche sulla sua illegalitàquindi, sono cose che si sapevano ma che per comodità (di alcuni) si preferiva restare sul termine "probabilmente illegale"cmq, bene che ci sia almeno un articolo (nero su bianco) in cui si affermi la "verità" :)
    • Anonimo scrive:
      Re: Finalmente uno che dice le cose...
      Il labirinto legislativo si appoggia sull'autostrada di Internet con modalita' del tutto italiane, con norme e cavilli che possono lasciar perplessi sulla loro applicazione.Ecco alcuni spunti interessanti:- obbligo di esporre la partita iva nella Home Page del sito web - DPR 633/72, DPR 404/2001 e Risoluzione Agenzia delle Entrate n.60/2006 - legge 106/2004: obbligo di deposito presso le biblioteche centrali di Roma e Firenze i "documenti diffusi tramite rete informatica" (siti ma anche semplici blog)- la testata giornalistica on-line deve essere registrata nei tribunali e avere un direttore responsabile, un editore e uno stampatore. Legge 62/2001: "Per prodotto editoriale si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico"- art. 18 del DLgs n. 114/98 contiene il divieto di operare con la tecnica dell'asta ed è una regola che si applica anche ad Internet- ott. 2005 emanata la direttiva dal Ministero dell'Interno che vieta l'inglese nei siti della pubblica amministrazione... non vuole certo essere una lista esaustiva
  • Anonimo scrive:
    Marco sei la Correttezza in persona
    Massimo rispetto a te.Davvero eccellente questo articolo / mail.Grazie a te e a Mantellini.Grazie a Lombardi. Grazie a PI : Siete dei grandi!!! :)
  • Anonimo scrive:
    tenutario... fa così maitresse...
    il tenutario... mmh... caruccioooooooooooooo
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