Salta il lucchetto sugli hard disk

Volevano imporre il CPRM e bloccare gli hard disk, imponendo limiti all'archiviazione. Ora il rischio della censura hardware sembra allontanarsi ma il pericolo che il lucchetto torni a chiudersi, ATA o non ATA, rimane in agguato
Volevano imporre il CPRM e bloccare gli hard disk, imponendo limiti all'archiviazione. Ora il rischio della censura hardware sembra allontanarsi ma il pericolo che il lucchetto torni a chiudersi, ATA o non ATA, rimane in agguato


Web – Qualche mese fa sulla Rete emersero con clamore i piani dell’industria dello storage per integrare nell’hardware degli hard drive un nuovo schema di protezione dei diritti d’autore chiamato Content Protection for Recordable Media (CPRM). Un “lucchetto digitale” ai contenuti registrabili su disco rigido che ha suscitato l’indignazione delle associazioni degli utenti e di quelle che si battono per le libertà digitali.

Questo sistema, a cui Punto Informatico ha dedicato un articolo approfondito , fu proposto dal 4C (consorzio formato da IBM, Intel, Matsushita e Toshiba) al NCTIS (National Committee for Information Technology Standards): l’obiettivo iniziale era quello di far integrare le specifiche del CPRM in quelle dell’imminente nuova versione dello standard ATA, il protocollo utilizzato dai dischi fissi ad interfaccia IDE per personal computer.

Le informazioni provenienti dal 4C sono state per lungo tempo confuse e contrastanti. Alcuni suoi rappresentanti sostennero che il CPRM avrebbe riguardato solo i dispositivi di memoria rimovibili e le flash memory card, ma questo contrastava con le azioni di fatto e con le proposte inserite nella prima bozza presentata al NCTIS: in particolare non si capiva la necessità di integrare queste specifiche nello standard ATA, quando la stragrande maggioranza dei dispositivi rimovibili utilizza in realtà il protocollo ATAPI.

Dopo mesi di proteste da parte di consumatori e organizzazioni per la libertà in Rete, che accusavano il nuovo standard di rappresentare un grosso pericolo per i diritti degli utenti, ieri The Register ha riportato la notizia secondo cui il comitato tecnico T.13 del NCTIS starebbe per approvare una versione “rivista e corretta” della bozza preliminare presentata a suo tempo dal 4C.

Con questa seconda bozza la 4C dichiara ora espressamente che il meccanismo di protezione CPRM verrà applicato solamente ai dispositivi rimovibili. Un compromesso?


Dalle FAQ appena pubblicate sul CPRM dal comitato T.13, si legge che “4C non ha mai proposto che il CPRM venisse incluso nello standard ATA/ATAPI”. In verità, come si è fatto notare anche in precedenza, ci sono diversi documenti, fra cui il “Content Protection for Recordable Media (CPRM) Proposal” dello scorso ottobre, che smentiscono questa dichiarazione e rendono evidenti le intenzioni originarie del 4C. Non a caso il CPRM si è trasformato ben presto in un “caso” ed è rimbalzato su quasi tutte le maggiori testate elettroniche del settore.

Se ora il 4C ha parzialmente fatto marcia indietro, lo si deve molto probabilmente all’attenzione che i media hanno dedicato alla questione, una conferma di come la Rete sia capace di far venire a galla e poi amplificare fatti di cui gli utenti, fino a qualche anno fa, sarebbero stati messi al corrente soltanto a cose fatte.

Secondo alcuni analisti il 4C “ci avrebbe provato” ed ora, con diplomazia, cercherebbe di limitare i danni e cercare di far passare il CPRM almeno per i dispositivi rimovibili, un mercato che nel prossimo futuro acquisterà un’importanza non secondaria per l’archiviazione e lo scambio di contenuti multimediali. C’è dunque da credere che la battaglia fra consumatori e industria del settore non finirà qui.

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19 02 2001
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