Sarà Red Hat la futura Microsoft?

Se il sistema operativo del futuro sarà davvero Linux, chi sarà la nuova Microsoft? Nell'avvenire ci sarà posto per un peso massimo del calibro di quello di Redmond? E quali rischi corre Linux?


Il profeta disse un giorno: “Egli passerà per queste Terre e nulla più sarà come prima”. Naturalmente si riferiva a Linus Torvalds, inventore di Linux e portatore di una buona novella in tutto il mondo dell’informatica. Il boom di Linux rappresenta senza dubbio un nuovo ed eccitante capitolo nella storia dell’informatica. Nascono nuove opportunità di lavoro e di successo, nuovi spazi per l’inventiva e la creatività, nuove formule per il commercio, nuovi orizzonti inesplorati.

Dici Linux ed esce l’oro. Non molto, in verità, ma quel poco che affiora non è che l’estremità di un ricco filone.

Fra i pionieri del nuovo mondo troviamo, non in ordine cronologico bensì d’importanza, Red Hat . E ‘ questo un gruppo che, a differenza di altri, si è subito dato un’organizzazione imprenditoriale ed un obiettivo ambizioso: divenire il più grande.

Questo discorso può forse sembrare scontato, ma diversi anni fa, quando le prime distribuzioni di Linux cominciarono a circolare ad opera di gruppi come Slackware , Debian , Caldera ed altri, il concetto di profitto, quando presente, non era che un piccolo barlume alimentato da speranze giovanili, di ragazzi e di studenti che il fine settimana lo passavano a compilare interminabili listati in C e a cercare di dare un ordine a quel primo embrione di sistema operativo.

Red Hat saltò in parte questo cammino perché nacque quando le prime distribuzioni di Linux avevano già da qualche tempo fatto breccia all’interno degli atenei di moltissime università. Fu, in pratica, la prima società con una forte struttura imprenditoriale a credere nelle possibilità di quel piccolo Unix for free che già era riuscito a mettere in pensione, in diversi centri di calcolo universitari, mostri sacri del calibro di SunOS.

Red Hat è stata anche la prima a credere in Linux come sistema operativo general purpose. La società dal cappello rosso era convinta che Linux dovesse uscire dall’angusto mondo dei server di rete e proporsi ad un pubblico più vasto. E ‘ con questa distribuzione che cominciano a vedersi le prime interfacce grafiche per l’installazione ed oggi è fra le prime, se non la prima in assoluto, a proporre un percorso guidato d’installazione che si svolge interamente all’interno dell’ambiente grafico a finestre X Windows.


Red Hat attualmente detiene circa il 55% del mercato Linux, anche se non ha ancora prodootto profitti. Ha molti rivali, fra cui Caldera , OpenLinux, VA Linux , SuSe . E anche i grossi nomi si stanno muovendo, nomi come Corel , Sun , IBM , HP , SGI . Insomma, come affermava un esperto del settore, ormai non c’è azienda al mondo che non abbia qualche progetto su Linux e chi ancora non ce l’ha farebbe meglio a cambiare presto idea. L’unico grosso nome che si è completamente estraniato dalla faccenda è, ovviamente, Microsoft.

La distribuzione che più d’ogni altra potrebbe contendersi il mercato di massa con Red Hat, al momento, è forse Corel Linux . Questa distribuzione rappresenta sicuramente il tentativo più ambizioso di “domare” l’Unix che c’è in Linux, astraendo sulla complessità tipica dei comandi della shell.

Comunque sia, il posto al sole guadagnatosi da Red Hat resta ancora intoccabile e lascia spazio a elucubrazioni del tipo di quelle espresse nel titolo di questo articolo. E dunque, Red Hat sarà la nuova Microsoft ? La maggioranza degli analisti intervistati da ZDnet si sono dichiarati assai scettici in proposito, lasciando anche intendere che è ancora prematuro fare pronostici di questo tipo.

Red Hat, come un po ‘ tutte le aziende che gravitano attorno al mondo Linux, ha un ottimo andamento di borsa e può contare sugli investimenti di nomi eccellenti, fra i quali Intel. Ma anche qualora Red Hat dominasse interamente l’attuale mercato Linux rimarrebbe solo un piccolo insetto in confronto a Microsoft. Finché Linux non si espanderà in maniera consistente anche nel mercato desktop e non si innescherà il lento (e inesorabile?) declino di Windows, Red Hat resterà un’azienda dai margini risicati.

Ma quand’anche Linux divenisse per davvero il sistema operativo “globale”, ci sarebbe posto per un colosso della stazza di Microsoft? Potrebbe mai, una società che si basa sulla filosofia open source, monopolizzare il mercato alla stessa stregua di come ha fatto la casa di Redmond? La risposta, unanime, sembra essere negativa. Il concetto stesso di open source sottintende che nessuno dei partecipanti al gioco possa detenere la sola chiave per il potere. Red Hat non potrà mai avere lo stesso controllo che ha Microsoft sul proprio sistema operativo e, soprattutto, difficilmente potrà mai raggiungere i suoi margini di profitto.


Insomma, il futuro di Linux, sebbene promettente, è ancora tutto da chiarire e, soprattutto, non può essere legato al destino di nessuno degli attuali nomi in gioco. Questa sembra essere la conclusione di molti degli esperti e analisti interpellati a tal proposito. Ma quella di Linux sarà davvero una stella indipendente e destinata a brillare di luce propria?

L’attuale organizzazione nello sviluppo del kernel di Linux, sebbene aperta, rispetta una ben precisa gerarchia sulla cui vetta rimane sempre Linus Torvalds. Ma per quanto ancora sarà così? Chi garantirà, in futuro, che lo sviluppo del cuore di Linux non venga monopolizzato da pochi grandi nomi? E comunque, chi garantirà che l’attuale comunità di sviluppatori non venga progressivamente estromessa dai livelli più alti del gioco?

Qualcuno ha giustamente osservato che Linux è libero, ma circondato da molti occhi che ne bramano il possesso. Stiamo accorti.

Alessandro Del Rosso

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti