Sbloccavano i telefonini Tre, denunciati

Sono in 30 le persone finite sotto inchiesta perché dedite ad un'operazione diffusissima su tutto il territorio nazionale: abilitare i telefonini UMTS di Tre per l'uso con altre SIM
Sono in 30 le persone finite sotto inchiesta perché dedite ad un'operazione diffusissima su tutto il territorio nazionale: abilitare i telefonini UMTS di Tre per l'uso con altre SIM


Roma – Lo chiamano “sblocco del cellulare” ed è un’attività che qualcuno pubblicizza persino su giornali e riviste, attività che però ha condotto all’intervento della magistratura con l’identificazione e la denuncia di 30 persone in diverse regioni d’Italia.

Agli indagati si contesta un’operazione peraltro assai diffusa su tutto il territorio nazionale, ovvero l’abilitazione dei cellulari distribuiti da Tre per l’uso con altre SIM: come noto l’operatore vende sul mercato cellulari UMTS a buon prezzo per acquisire nuovi clienti che li devono utilizzare con le sole SIM fornite da Tre. Da qui il ricorso di moltissimi allo “sblocco”, affinché con quegli stessi cellulari sia possibile utilizzare i servizi UMTS degli altri operatori, generalmente più economici.

Questo il quadro nel quale Tre ha deciso di sporgere denuncia contro gli “sbloccatori”. In realtà, viste le nuove normative in materia, ad essere interessati dal provvedimento non sono soltanto coloro che hanno provveduto a rimuovere il lock sulla SIM ma anche chi, pagando 25 o 30 euro, ha chiesto e ottenuto lo sblocco: per loro si ipotizza il reato di ricettazione, come appunto previsto dalle leggi antipirateria.

In particolare, ha spiegato ieri la Polizia Postale che si è incaricata delle indagini, le denunce riguardano accesso abusivo a sistemi informatici nonché detenzione e diffusione abusiva di codici per accedere a tali sistemi,

Nella sua denuncia, Tre aveva segnalato – spiega una nota della PolPost – come “l’illecita rimozione dell’operator lock” possa “essere espletata in vari modi, a seconda della marca e del modello del telefono” e, in particolare: inserimento di un codice mediante tastiera del videofonino; collegamento del videofonino, mediante apposito cavo USB ad un personal computer collegato ad internet con cui “scaricare” l’apposito software; collegamento del videofonino ad una clip con istallato il software di sblocco.

“Di fatto, quindi – continua la nota – come espressamente dichiarato dalla parte lesa, tali servizi e/o dispositivi operano attraverso cd “tool” software e/o dispositivi hardware che, mediante connessioni ai terminali (via cavo e/o via internet), modificano il codice di controllo del meccanismo dell’operator lock, alterandolo o disattivandolo definitivamente, andando, pertanto ad incidere sul sistema telematico costituito dai terminali (videofonini) – da una parte – e dalla rete UMTS di 3 – dall’altra, attraverso la manipolazione e l’alterazione del cosiddetto “flex file” del terminale”.

Alle denunce sono seguite perquisizioni domiciliari per i 30 indagati in Abruzzo, Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto.

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19 05 2005
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