SCO ha copiato Linux?

La congettura, lanciata spesso come una provocazione, appare plausibile nelle affermazioni di uno sviluppatore che nel recente passato ha collaborato con SCO e ha potuto esaminare codice... scottante
La congettura, lanciata spesso come una provocazione, appare plausibile nelle affermazioni di uno sviluppatore che nel recente passato ha collaborato con SCO e ha potuto esaminare codice... scottante


Roma – Come tutti ormai sanno, The SCO Group afferma che Linux contiene parti di codice scopiazzate da Unix. Ma chi può dire – si domandano taluni sostenitori del Pinguino – che Unix non celi al proprio interno linee di codice copiate da Linux?

E’ questa un’ipotesi ricorrente nei dibattiti relativi al caso SCO-Linux, e tuttavia assai difficile da verificare: i sorgenti di Unix System V sono infatti blindati, protetti da una tale sfilza di segreti industriali, copyright, brevetti e licenze, che neppure i loro stessi detentori – si veda la diatriba in corso fra SCO e Novell – sembrano capaci di venire a capo dell’intricata matassa.

Se fino ad oggi l’affermazione che Unix contiene spicchi di Linux oziava dunque nel limbo delle facili congetture, ora c’è chi sembra poterle almeno dare il corpo di una tesi plausibile.

Secondo quanto riportato da eWeek.com, una fonte vicina a SCO avrebbe dichiarato che diverse porzioni del kernel di Linux sarebbero state copiate all’interno di Unix System V da ex o attuali dipendenti di SCO. Come noto, inglobare il codice di Linux all’interno di prodotti closed source – Unix System V è fra questi – equivale a violare la licenza GPL.

La fonte, rimasta anonima, sostiene di aver collaborato ad un progetto di SCO, denominato Linux Kernel Personality (LKP), in seno al quale è stato sviluppato lo strato di software necessario per far girare insieme le applicazioni Linux e Unix sul kernel di Unixware (lo Unix di SCO basato sul codice di Unix System V): questo sarebbe stato fatto “reimplementando il kernel di Linux con le funzioni disponibili nel kernel di Unix”.

L’anonimo sviluppatore afferma che intere sezioni del codice di LKP erano “molto simili” a quelle del kernel di Linux, a tal punto che “persino il nome delle variabili era identico”. Egli sostiene che circa il 95% di tutte le chiamate di sistema di Linux implementate nel kernel di Unix apparivano uguali “linea per linea”.

SCO, ovviamente, ha negato tutto, e in assenza di prove che dimostrino il contrario, alla comunità Linux non resta che crederle sulla parola.

A sostenere di avere prove inattaccabili è invece proprio SCO che, dopo mesi di proclami, negli scorsi giorni si è decisa – pur dietro l’obbligo, per gli osservatori, di firmare un patto di riservatezza – a mostrare alcune delle porzioni incriminate del codice di Linux.

Senza la firma di un accordo legale di non divulgazione SCO si è rifiutata di mostrare le proprie prove persino a Linus Torvalds, il celebre papà del Pinguino.

Secondo quanto dichiarato da alcuni dirigenti di SCO, Torvalds avrebbe chiesto di vedere il codice sotto accusa fin dallo scorso dicembre, dunque prima ancora che SCO annunciasse pubblicamente l’intenzione di indagare su Linux.


Fra le tante dichiarazioni rilasciate da SCO negli ultimi giorni, c’è n’è una che esce dal solito copione e rivela un dettaglio interessante. Chris Sontag, general manager di SCOsource, ha infatti affermato che diverse porzioni del codice di Unix sarebbero state copiate in Linux da un’azienda diversa da IBM. Sembra dunque ormai certo che Big Blue non sia l’unica società a rischiare, nell’immediato, una citazione in giudizio da parte di SCO. Resta tuttavia da vedere – sostengono diversi avvocati – in che modo SCO riuscirà a dimostrare le responsabilità di singoli individui o organizzazioni, specie considerando che sono migliaia gli sviluppatori che partecipano allo sviluppo di Linux.

SCO afferma che IBM ha contribuito allo sviluppo di Linux in aree chiave quali la non-uniform memory architecture (NUMA), il symmetric multiprocessing (SMP) e il journaling file system, tecnologie che, secondo Sontag, sono di chiara e dimostrabile derivazione Unix e, come tali, la loro implementazione in Linux costituisce una violazione delle licenze di SCO.

Come si è detto in altre occasioni, SCO ha per il momento deciso di accusare IBM solo di violazione di contratto e concorrenza sleale, lasciando da parte ogni rivendicazione sui copyright di Unix che, secondo un documento ritrovato di recente , SCO avrebbe acquisito da Novell.

Eric Raymond, il ben noto esponente della comunità open source che di recente ha lanciato un’iniziativa con cui spera di smontare le tesi di SCO, ribadisce il fatto che per questa azienda non sarà affatto facile, in tribunale, dimostrare che sia effettivamente stata IBM a “trafugare” il codice di Unix.

“SCO – ha detto Raymond – è stata un’attiva contribuente del kernel di Linux, e dunque chi ci dice che non siano stati i suoi stessi sviluppatori a copiare porzioni di Unix nel kernel di Linux?”.

SCO, che non vuole rivelare le proprie strategie accusatorie, si è limitata a ribadire come il codice di Unix e Linux sia stato analizzato in cerca di affinità da tre gruppi separati di esperti, fra cui uno appartenente al dipartimento di matematica del celebre Massachusetts Institute of Technology.

“Tutti e tre – ha dichiarato SCO – hanno trovato diversi punti dove il nostro codice di Unix è stato chiaramente copiato in Linux”.

Diversi supporter del Pinguino sostengono tuttavia che è normale trovare somiglianze nel codice di uno e dell’altro sistema operativo, questo per via del fatto che entrambi includono componenti presi a prestito dalla Berkeley Software Distribution (BSD) di Unix.

La puntata è altissima e, a questo punto, solo il tribunale potrà mostrare l’effettivo valore delle carte che SCO ha in mano.

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11 06 2003
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