SCO: l'open source è un pericolo

Linux e il software open source minaccia l'economia e la sicurezza degli Stati Uniti. Queste alcune delle durissime accuse contenute in una lettera che il boss di SCO, McBride, ha inviato al Congresso americano


Roma – Per sostenere la propria campagna contro l’open source e Linux, SCO Group sta tentando di richiamare l’attenzione dei membri del parlamento americano. A rivelarlo è l’Open Source And Industry Alliance ( OSAIA ), che sul proprio sito ha pubblicato la copia faxata di una lettera spedita da Darl McBride, presidente e CEO di SCO, al Congresso degli Stati Uniti.

Nella lettera, datata 8 gennaio 2004, McBride informa i parlamentari del fatto che il software open source, e in modo particolare quello pubblicato sotto la licenza GPL, rappresenta un’impellente minaccia per l’economia e la competitività degli USA, l’innovazione del software e la sicurezza nazionale.

Le motivazioni fornite dal boss di SCO sono sostanzialmente tre: il software open source, e quello GPL in particolare, può facilmente farsi vettore di codice proprietario rubato che viene rivenduto all’interno di prodotti a basso costo o a costo zero; la diffusione di Linux, in tutto il mondo, sta avvenendo a scapito di sistemi operativi made in USA come UNIX e Windows; la disponibilità delle tecnologie UNIX all’interno di Linux possono accrescere le potenzialità belliche dei paesi stranieri non alleati.

“Ogni installazione open source prende il posto o previene la vendita di software proprietario, dotato di licenza e protetto da copyright”, ha scritto McBride. “Questo significa meno posti di lavoro, meno incassi e meno incentivi all’innovazione per le aziende che sviluppano software. Perché un’azienda del software dovrebbe investire nello sviluppo di nuove ed eccitanti funzionalità quando il proprio software potrebbe essere liberato come componente di Linux, sotto la GPL?”.

“Al posto di UNIX, fornito da un grande numero di aziende statunitensi, o di Windows, prodotto da Microsoft, i governi di ogni parte dell’Europa e dell’Asia – ha continuato McBride – stanno usando Linux, spesso scaricato gratuitamente da Internet. Trovo questa cosa particolarmente irritante visto che Linux contiene migliaia di linee di codice del mio UNIX proprietario, linee di codice per le quali non ho ricevuto in cambio nessuna rimunerazione. SCO ha una forte, involontaria presenza all’interno delle pubbliche amministrazioni di diversi governi stranieri, ma questo avviene solo attraverso l’uso non autorizzato del nostro codice presente in Linux”.

Ecco perché McBride considera Linux una minaccia per la sicurezza.


Il boss di SCO ha affermato che le tecnologie UNIX che – egli sostiene – sono contenute in Linux – possono mettere facilmente a disposizione dei “nemici o potenziali nemici” capacità di calcolo che sono soggette alle restrizioni della legge statunitense sulle esportazioni.

“Con le potenti funzionalità multi-processing di UNIX, – ha poi spiegato il massimo dirigente di SCO – qualcuno potrebbe costruire un supercomputer per applicazioni militari”. McBride fa poi notare ai membri del Congresso che mentre Linux è di pubblico dominio, la legge americana proibisce alla sua azienda di esportare il proprio software a paesi come la Corea del Nord, la Libia, l’Iran e il Sudan.

Nella propria lettera McBride dedica poi un’ampia appendice alla licenza GPL, tracciando alcuni paralleli fra questa e la legge americana sul copyright e fornendo alcuni commenti e opinioni già espressi in passato all’interno di un’ altra lettera .

Il documento di McBride ha spinto l’OSAIA, un’associazione che promuove il modello open source, a pubblicare una lettera di risposta in cui si afferma che “tutte le asserzioni (di McBride, N.d.R.) sono false e oltraggiose”.

“Un’azienda che è stata superata in innovazione dalla comunità open source vorrebbe che noi accettassimo una bizzarra nozione: che il software di livello enterprise prodotto a basso costo è una minaccia per l’economia”, ha affermato Ed Black, presidente e CEO dell’OSAIA. “Il software adottato da migliaia fra le più grandi aziende nazionali, tecnologiche e non, non è una minaccia, eccetto che per coloro che non sono in grado di innovare e competere. Il software abbracciato da aziende come Novell, Oracle, IBM, HP, Gateway, Sun e dieci fra le maggiori società del mondo rappresenta un cambiamento enorme nella nostra industria”.

Ribattendo alle affermazioni di McBride sulla sicurezza nazionale, Black fa notare come ogni singolo sviluppatore americano sia soggetto alle stesse leggi sulle esportazioni a cui è soggetta SCO.

“Forse SCO ritiene che solo gli sviluppatori statunitensi abbiano il diritto di sviluppare software”, ha commentato Black. “Loro dovrebbero capire che questo è un grande mondo e che gli sviluppatori che risiedono al di fuori degli Stati Uniti hanno aiutato a fare dell’industria tecnologica ciò che è oggi”.

L’OSAIA, che ha definito quella di SCO una campagna di “deformazione dei fatti e di aggressione”, ha fatto sapere che intende moltiplicare i suoi sforzi per far conoscere al Congresso le reali potenzialità del software open source e spiegare come la licenza GPL sia pienamente conforme alle leggi sul copyright.

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