SCO ristruttura, ma in Italia non chiude

La filiale italiana di SCO smentisce con forza le voci che la vorrebbero in procinto di cessare le attività. Si tratta di un semplice trasloco
La filiale italiana di SCO smentisce con forza le voci che la vorrebbero in procinto di cessare le attività. Si tratta di un semplice trasloco


Milano – SCO Group Italia non chiude, sta soltanto traslocando. Questo il succo di un comunicato diffuso negli scorsi giorni dalla filiale italiana di SCO per smentire alcune voci recentemente circolate in Internet circa la sua imminente chiusura.

“SCO Italia è stata informata che da qualche giorno circola in rete una presunta notizia riguardante la chiusura delle attività in Italia. Tale notizia fa riferimento ad un commento fatto dal Chief Financial Officer di SCO durante una conference call pubblica, in cui veniva specificato come l’azienda The SCO Group sia impegnata in azioni di ristrutturazione e contenimento costi, tra cui la “chiusura” dell’ufficio italiano”, si legge nel comunicato. “SCO chiarisce che non vi è nessuna volontà di chiudere le operazioni in Italia”.

“Le attività di ristrutturazione della sede italiana non modificano il chiaro impegno di SCO nel presidiare il mercato italiano e nel fornire ai propri clienti, distributori e rivenditori il pieno supporto nelle attività locali, con una presenza diretta, come fatto nei passati 12 anni e più”, si legge ancora nel documento diffuso da SCO Italia.

Secondo quanto spiegato a Punto Informatico dal country manager italiano di SCO, Orlando Zanni, la dichiarazione rilasciata dal CFO della società in merito alle sorti della filiale locale va considerata “una frase infelice”: in parole più schiette, una clamorosa gaffe.

L’ufficio italiano ha spiegato che SCO “è impegnata in tutto il mondo in uno sforzo di ottimizzazione e di controllo dei propri costi”, una strategia che, secondo Zanni, è già in atto da tempo e, qui in Italia, implicherà a breve un trasloco dell’attuale ufficio milanese in una diversa sede.

“La sede di 500 metri quadrati in cui ci troviamo attualmente, la stessa in cui siamo nati 12 anni fa, era ormai da tempo sovradimensionata rispetto alle nostre attività e al nostro organico”, ha detto Zanni a PI. “Per tale ragione, in occasione della scadenza del contratto di locazione, abbiamo scelto di trasferirci in una sede più adeguata alle nostre necessità attuali”.

Il dirigente italiano ha svelato che in Europa SCO chiuderà la sede di Dublino, un ufficio “di supporto” aperto circa un anno fa con lo scopo di gestire alcune attività secondarie, attività che verranno ora riportate nella sede centrale di Londra.

“Le operazioni di consolidamento e ristrutturazione non devono allarmare”, ha spiegato Zanni. “Non possiamo dire di esserne contenti, ma considerando l’attuale situazione generale del mercato una tale strategia è normale e, del resto, comune a molte altre società del settore”.

Alla domanda quanto abbiano inciso, sull’attuale situazione economica di SCO, le varie cause in corso inerenti Linux, il country manager italiano ha affermato che l'”impatto negativo lo abbiamo sentito più dalla concorrenza di Linux che dalle questioni legali. Il vero problema è che, a partire dal 2000, Linux è entrato direttamente sullo stesso mercato occupato da SCO”, ossia quello dei server Unix x86.

“Se si guarda il trend di mercato degli ultimi quattro o cinque anni – ha continuato Zanni – si vede come SCO abbia progressivamente perso quote di mercato nei confronti di Linux. Ma questo non perché i clienti ci considerino “cattivi”, come qualcuno può pensare, ma semplicemente perché possono accedere ad un prodotto uguale al nostro ma gratis e liberamente copiabile. Noi stiamo tuttavia cercando di reagire spiegando quali sono i pro e i contro del modello free software e quali i rischi legati al copyright. Per quel che riguarda i prodotti, l’ultima mossa è stata il rilascio di una nuova versione di Unix a 599 euro che, soprattutto su di un periodo di possesso di tre anni, può dirsi più competitiva di un Linux commerciale”.

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19 09 2004
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