Se cala la pirateria, l'Italia cresce

Lo afferma uno studio BSA-IDC che traccia nuovi scenari: entro il 2006 se calasse di 10 punti la pirateria vi sarebbero quasi 18mila nuovi posti di lavoro e quasi 2 miliardi di euro di gettito fiscale in più. Sogni, desideri o speranze?


Roma – I sogni sono desideri ma pur essendo un desiderio non è certamente un sogno lo studio sulle ipotesi che la Business Software Alliance (BSA) ha commissionato all’autorevole IDC per capire quanto l’Italia, e non solo, avrebbe da guadagnare da una diminuzione del tasso di abuso del diritto d’autore.

I numeri che più saltano all’occhio sono quelli secondo cui se da qui al 2006 il tasso di pirateria in Italia calasse di 10 punti percentuali, allora il paese si troverebbe con un gettito fiscale aumentato di 1,8 miliardi di euro e verrebbero creati 17.742 posti di lavoro nel settore dell’hi-tech.

Questi numeri non sono basati tanto sulla speranza che invece dei prodotti pirata i consumatori siano comunque disposti a pagare di più per gli stessi prodotti ma “originali”, quanto invece sembrano basati sull’esperienza. “I paesi in cui il tasso di pirateria è più basso o quelli che sono riusciti a ridurre in misura maggiore il fenomeno – spiegano infatti gli esperti di IDC – hanno già potuto verificare i benefici economici di una maggiore tutela della proprietà intellettuale. Ad esempio, il Regno Unito, il paese europeo con il tasso di pirateria software più basso in assoluto, ha sperimentato tra il 1995 e il 2001 il tasso di crescita più elevato e la creazione di quasi 200.000 nuovi posti di lavoro”.

Non è in effetti chiarissimo in quale modo i nuovi posti di lavoro sarebbero direttamente collegati al tasso di pirateria ma IDC insiste che per l’Italia, in quattro anni il settore IT potrebbe salire addirittura del 50 per cento, raggiungendo un giro d’affari pari a 42.5 miliardi di euro. Questo innescherebbe appunto i nuovi posti di lavoro, l’aumento del fatturato per l’industria IT locale e dunque come detto anche del gettito fiscale. Nell’ambito dei sogni e dei desideri, la vicepresidente EMEA di BSA, Beth Scott, ha sottolineato che “se gli imprenditori fossero in condizione di introdurre le loro innovazioni sul mercato con la certezza di veder protetto il frutto del loro lavoro, essi potrebbero ampliare le loro attività assumendo nuovo personale”.

Secondo IDC il meccanismo che collega pirateria e occupazione è evidentissimo. “Anche altri paesi che hanno ridotto la pirateria software di recente, come la Spagna – spiegano infatti gli esperti dell’osservatorio – hanno registrato una forte crescita nel settore IT. Con una riduzione del fenomeno nella misura di 16 punti percentuali dal 1996 a oggi, la Spagna si trova attualmente nella posizione ottimale per beneficiare di un’ulteriore espansione del settore IT, complice anche la forte domanda del mercato interno. In Spagna, il settore IT appare destinato a crescere nel periodo 2001-2006 a un ritmo tre volte maggiore di quanto accaduto tra il 1995 e il 2001. Similmente l’Irlanda, forte del tasso di riduzione della pirateria più elevato dell’intera regione (28%), ha registrato negli ultimi anni il terzo tasso di crescita del settore IT”.

Quanto accadrebbe in Italia sarebbe analogo, per molti versi, a quanto accadrebbe, evidentemente, anche in altri paesi che vantano un alto tasso di pirateria. L’economia europea nel suo complesso, secondo IDC, potrebbe crescere di 100 miliardi di dollari e si potrebbero creare ben 250mila posti di lavoro, con un aumento di 23,3 miliardi di dollari di gettito fiscale.

Lo studio IDC ha analizzato le condizioni di 57 paesi nei quali viene rappresentato il 98 per cento del mercato IT mondiale. Ecco gli altri dati di interesse.


Secondo BSA-IDC, tra i primi 11 Paesi nel mondo che trarrebbero benefici dalla riduzione di 10 punti percentuali della pirateria informatica, 6 fanno parte dell’Europa dell’Est e tra questi anche Russia, Ucraina (da anni considerata la “patria” dei pirati dell’Europa orientale) e Croazia. La crescita del settore IT prevista spazia dal 60% nella repubblica Ceca e Slovacchia al 120% in Russia, dal 2001 al 2206.

“Con un tasso di pirateria a livello europeo che spazia dal 25 all’ 87%, 9 programmi software su 10 sono piratati – ha sottolineato il presidente di BSA Italia, Yolanda Rios – Lo studio IDC evidenzia i vantaggi che deriverebbero dalla riduzione del fenomeno della pirateria. Da tempo siamo impegnati a collaborare con l’Unione Europea e i singoli Stati dell’Europa dell’Est allo scopo di incoraggiare l’inasprimento e il rafforzamento delle misure di protezione della proprietà intellettuale. Riteniamo che i governi debbano dare l’esempio varando programmi volti alla sensibilizzazione degli utenti sulle responsabilità e i danni che la pirateria provoca all’innovazione informatica, ai titolari dei diritti e all’economia in generale”.

Ma ecco la sintesi dei principali risultati dello studio:

1. “La riduzione della pirateria software accelera la crescita del settore IT”
Il settore IT, per il quale è prevista una crescita del 34% nel periodo 2001-2006, potrebbe svilupparsi di ulteriori 15 punti percentuali, fino a toccare il 49%, grazie a una riduzione della pirateria software pari a 10 punti. Circa i due terzi dei Paesi analizzati nella ricerca beneficerebbero di una crescita IT superiore al 50%. L’idea di fondo è che le aziende locali beneficino direttamente della riduzione della pirateria. I vantaggi derivanti dall’aumento di domanda si rifletterebbero automaticamente sui servizi locali e sul canale. IDC stima che ogni dollaro derivante dalla vendita del software genera 1 dollaro aggiuntivo di servizi e da 1 a 2 dollari in guadagni per il comparto.

2. “L’accelerazione dell’espansione IT si traduce nella crescita dei posti di lavoro, del gettito fiscale e dell’economia”.
Una riduzione di 10 punti percentuali del tasso di pirateria mondiale in quattro anni, dal 40% al 30%, si tradurrebbe addirittura in:
– 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro
– 64 miliardi di dollari (57 miliardi di euro) di incremento del gettito fiscale
– 400 miliardi di dollari (357 miliardi di euro) di ulteriore crescita economica

3. I Paesi nei quali la pirateria software è più elevata sono quelli che beneficerebbero in maggiore misura della riduzione del fenomeno
Otto dei primi dieci Paesi caratterizzati dal livello di pirateria più elevato sarebbero anche tra i primi dieci beneficiari di una riduzione del 10% di questo fenomeno.

4. Gli Stati con il livello di pirateria più basso hanno sperimentato significativi benefici dalla riduzione del fenomeno
Paesi come il Giappone, l’Egitto e il Regno Unito, che si sono impegnati duramente per ridurre la pirateria, hanno beneficiato di sostanziali vantaggi economici oppure stanno per registrare una notevole crescita del settore IT.

5. Ogni regione geografica beneficerebbe notevolmente della riduzione della pirateria
La regione Asia-Pacifico, seguita dall’Europa orientale e occidentale, trarrebbe più vantaggi dalla riduzione del fenomeno.

6. Ridurre di 10 punti percentuali la pirateria software è possibile
Quasi i due terzi dei 57 Paesi oggetto della ricerca hanno già ridotto di almeno di 10 punti percentuali la pirateria software dal 1996 a oggi.

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