Shockwave al bivio di South Park

Shockwave al bivio di South Park

Il sito di Macromedia è ormai una sorta di emittente online e non sa decidere se mandare in onda l'ultimo lavoro degli autori di South Park che, dicono, è crudo oltre ogni misura
Il sito di Macromedia è ormai una sorta di emittente online e non sa decidere se mandare in onda l'ultimo lavoro degli autori di South Park che, dicono, è crudo oltre ogni misura


Web – AAaargh! La televisione sbarca sulla rete. Fate partire le sirene, tutti al riparo nelle cantine.

Pare, dicono, che il vecchio obsoleto e invadente medium televisivo sia in grado di rifarsi il trucco, guadagnare qualche anno e sedurre la rete, ancora imberbe e ingenua. Ci sperano in molti, e gli investimenti per offrire servizi televisivi agli utenti internet sono tra i più pesanti di questi mesi. Si spende sull’alta velocità di collegamento, spiegano gli espertoni che maneggiano miliardi, per poter puntare sullo “streaming”, sul “webcasting” e su altre parole chiave, vocabolario della nuova epoca.

C’è un sito, Shockwave.com che ha anticipato tutti e da tempo propone materiali multimediali di vario genere. Addirittura apparirà sul sito una serie di cartoon firmati dal grande Tim Burton. Per non parlare del contrattone firmato da Stan Lee. Si tratta di un sito che ora, forse per la prima volta nella sua storia, è alle prese con un problema tipicamente televisivo, quello legato all’opportunità o meno di trasmettere qualcosa.

Il caso in sé riguarda l’ultima fatica dei creatori di South Park, il cartoon che shokka ingenui e casalinghe e che ha fatto parlare di sé ovunque sia apparso. Pare che gli autori di South Park siano riusciti a trovare la direttrice creativa che porta al di fuori di qualsiasi canone di gusto, per finire in una produzione che, dicono a Shockwave, “blocca la digestione anche a chi ha uno stomaco di acciaio”. Il problema è che il sito ha pagato due milioni di dollari ai pazzi di South Park e ha dato loro carta bianca…

Una volta qualcuno disse, o più probabilmente scrisse, che il telecomando è lo strumento più rivoluzionario del dopoguerra. WOW!. E questo perché il telecomando consente all’utente televisivo, dicevano, di scegliere, perché pigiando un tasto poteva finalmente cambiare canale. Eppure la rete ha dimostrato che quella era una falsa scelta, perché significava passare da qualcosa che non si è richiesto a qualcos’altro con le stesse caratteristiche. Non c’è niente da fare: finora la televisione ha implicato passività. E se questa fosse una peculiarità anche della rete, si potrebbe comprendere l’esitazione di Shockwave.com.

Ma così non è. Quando si naviga su internet, checché se ne dica, si sceglie ciò che si vede, si compra ciò che si vuole e si trasmette ciò che si crede. Non solo è un mezzo attivo perché interattivo, ma anche perché rende palese che il telecomando Tv altro non è, per dirla con l’ottimo Bonvi, che un accessorio dell’arma segreta del dottor Goebbels. Qualcosa di cui è evidentemente bene diffidare.

Singolari, dunque, le preoccupazioni dei gestori di Shockwave, timorosi che chi legge “Non cliccare se non hai uno stomaco di acciaio” oppure “Visione sconsigliata a chi si impressiona facilmente” possa comunque accedere a qualcosa di cui non conosce il contenuto. Come accade, da sempre, nella scatola di metallo urlante che quasi tutti tengono in casa da decenni.

Paolo De Andreis

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Pubblicato il
24 mar 2000
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