Silicio e lumache, sulla via dei neurocomputer

Due scienziati tedeschi sostengono di essere riusciti a creare con successo un neurochip formato da neuroni di lumaca. Non è la prima volta ma è la prima volta in questo modo
Due scienziati tedeschi sostengono di essere riusciti a creare con successo un neurochip formato da neuroni di lumaca. Non è la prima volta ma è la prima volta in questo modo

Martinsried (Germania) – Alcuni scienziati tedeschi dell’Istituto di Biochimica di Max-Planck , impegnati in alcuni progetti legati alla neuro-elettronica, hanno recentemente annunciato il successo di un esperimento che, a loro dire, rappresenta un primo, importante passo verso quella tecnologia che un giorno permetterà di far interagire cervello e computer.

Peter Fromherz e Guenther Zeck, ricercatori presso il dipartimento di neurofisica dell’istituto tedesco, hanno infatti realizzato un neurochip: un circuito ibrido composto da un chip semiconduttore e da alcuni neuroni. Sebbene il primo neurochip di questo tipo sia stato creato nel 1997 da alcuni scienziati americani, Fromherz sostiene che il metodo da lui impiegato per incorporare le cellule nel silicio è del tutto innovativo e supera molti dei limiti che inficiavano le tecniche precedenti.

Sull’ home page dedicata al progetto, i due scienziati spiegano di essere riusciti a “immobilizzare” su di un chip di silicio alcune cellule nervose di un lumaca attraverso una sorta di microscopica “recinzione” composta da “picchetti” di poliammide, una sostanza sintetica. Secondo quanto descritto dai due scienziati, le cellule formano rapidamente una rete con le sinapsi elettriche consentendo così lo scambio di impulsi con i transistor del chip.

“Io credo che questo esperimento rappresenti un sostanziale passo verso l’investigazione delle dinamiche delle reti di neuroni, in particolare della formazione della memoria”, ha affermato Fromherz.

Fromherz e Guenther Zeck sostengono che “l’implementazione di circuiti silicio-neurone-neurone-silicio rappresenta una prova di principio per lo sviluppo di sistemi neuroelettronici da usare negli studi sull’elaborazione dei segnali e sul calcolo neurale”.

Fromherz, che è anche direttore del dipartimento di neurofisica del Max-Planck Institute, dal 1985 compie ricerche nel campo della neuro-elettronica, una branca della neurofisica che ricerca soluzioni per connettere fra loro neuroni e microchip. Nel 1990 egli è riuscito a connettere il neurone di una sanguisuga con un transistor.

Qualche tempo fa alcuni scienziati annunciarono invece la creazione di un piccolo robot comandato dal cervello di una lampreda. La fantascienza, ancora una volta, si è fatta realtà…

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05 09 2001
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