Silk Road, crolla l'impero del deep web

I federali statunitensi sequestrano la popolare piattaforma Tor per la compravendita di droghe e beni illegali. Arrestato il giovane gestore Ross Ulbricht, accusato anche di aver commissionato un omicidio

Roma – Le grinfie delle autorità federali statunitensi sul misterioso Dread Pirate Roberts , gestore di una tra le più famose piattaforme Tor per la compravendita di sostanze stupefacenti, documenti falsi, trojan bancari e account trafugati su Netflix o Amazon. La cosiddetta Silk Road restava uno dei bazaar cibernetici più nascosti e chiacchierati del web sotterraneo, un esteso impero del sommerso con più di 100mila utenti ed un volume d’affari da circa 1,2 miliardi di dollari .

Meglio conosciuta come l’eBay del narcotraffico, Silk Road ha improvvisamente chiuso tutti i suoi tunnel digitali dopo il raid effettuato dagli agenti dell’FBI con il supporto delle autorità di New York. 29 anni, Ross William Ulbricht è ora accusato di spaccio e riciclaggio di denaro sporco, avendo accumulato un volume di commissioni per 600mila Bitcoin, l’equivalente di 80 milioni di dollari .

“Questo sito nascosto è stato sequestrato”, si legge sulla pecetta elettronica applicata dagli agenti del Bureau con la collaborazione del dipartimento ICE ( Homeland Security Investigations ) e la Drug Enforcement Administration (DEA). L’ordine di chiusura del dominio è partito dalla Procura di New York, con il conseguente arresto del giovane amministratore Ross Ulbircht .

Tra i mercati neri più famosi del web sotterraneo – dunque accessibile solo tramite rete Tor, con l’adozione della criptomoneta Bitcoin per evitare lo scambio di informazioni identitarie nelle fasi d’acquisto dei beni illegali – Silk Road era da tempo nel mirino delle autorità statunitensi, al lavoro per smascherare il fantomatico Dread Pirate Roberts , tra i più facoltosi kingpin della droga online.

Nella ricostruzione offerta dalle autorità federali, Ross Ulbricht avrebbe commesso una serie di errori piuttosto banali, certamente non degni di un vero boss dell’underground cibernetico. Ulbricht avrebbe innanzitutto sfruttato il nickname Altoid per entrare in alcuni forum e blog (compreso WordPress) del web di sopra , pubblicando numerosi post a “promuovere” Silk Road. Come se non bastasse, Ulbricht ha lasciato altre tracce digitali, con tanto di account – con il suo vero nome! – su Gmail, Google+ e YouTube .

Non pago , il giovane gestore di Silk Road figurava anche su LinkedIn, con la successiva distribuzione di foto artistiche a mezzo social network. Tanti frammenti identitari che – a forza di subpoena nei confronti dei vari operatori del web – hanno portato i federali statunitensi a comporre il puzzle. Errore decisivo, Ulbricht avrebbe sfruttato una rete VPN – dunque non Tor – per accedere al suo bazaar illegale . Un’ultima richiesta e, per i federali, è stato un gioco da ragazzi.

Mentre il valore di Bitcoin tracolla – alla fine di settembre, la valuta elettronica valeva 145 dollari, ora galleggia sui 119 dopo il raid contro Silk Road – gli abitanti del web sotterraneo si interrogano sulle alternative dopo la caduta del bazaar. Dopo la morte per overdose del figlio Andrew, i coniugi californiani Steven e Lauren Witkoff hanno accusato il forum Topix, che alla luce del giorno ospita anche quegli utenti che vendono o comprano droga in tutti gli Stati Uniti.

La mano dei giudici newyorchesi sarà ora pesante sul destino legale di Ulbricht, che nello stato del Maryland è accusato di aver pagato (circa 80mila dollari) un sicario per l’omicidio di un membro di Silk Road . Dread Pirate Roberts avrebbe subito una sorta di estorsione, quando il misterioso utente minacciava di rivelare alle autorità le identità di numerosi altri clienti del mercato nero. Non è chiaro se il sicario contattato da Ulbricht fosse in realtà un agente federale sotto copertura.

Resta ora un grattacapo per l’FBI, che dovrà effettivamente sequestrare la fortuna accumulata in Bitcoin da Ulbricht. Jon Matonis, a capo della Bitcoin Foundation , ha spiegato che l’unica via consiste nell’accesso ai server di Silk Road, mentre sarà fondamentale avere le chiavi d’accesso private al conto aperto dall’imputato per riversare tutto il flusso della moneta elettronica.

Mauro Vecchio

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