SMAU 2000/ Il (senza) filo di Arianna

di M. Corazzi. Nonostante le meraviglie offerte dalla Fiera di Milano agli occhi del visitatore (e non mi riferisco soltanto alle hostess) l'attenzione di tutti era incentrata sulla nuova tecnologia per la connettività: il wireless


Si vedono in giro camminare impettiti, orgogliosi della loro cuffia collegata al cellulare, brandendo il loro palmare e cercando di inserire con sommessa disperazione e nonchalance un appunto di tre righe con una disobbediente pennina.
Sono gli amanti della tecnologia, sempre avanti di un buon quarto d’ora rispetto al grande pubblico, che sono costantemente connessi a Internet, che prendono appunti vocali e parlano solo tramite l’auricolare, che si trascinano dietro il portatile ovunque, che hanno il cellulare WAP e la lente per riuscire a vedere le pagine Web sui minuscoli display LCD magari a colori.
Sognano un futuro in cui il frigo fa spesa da solo, la lavatrice lava da sola, il forno cucina da solo e loro… beh, lasciamo stare cosa fanno nel frattempo. Sognano di poter fare videoconferenza con la fidanzata, prenotare l’albergo per telefono mentre cambiano il pannolino del bimbo, sognano personal assistant dalla voce calda e sensuale. Ma odiano i fili in giro: tutti quei cavetti diversi, quelle spinette microscopiche e dalle forme bizzarre li infastidiscono. E allora? La soluzione è un protocollo wireless che li liberi da queste catene di rame e gomma isolante.

Nella mia (limitata) esperienza a SMAU ho visto ogni anno nascere un nuovo fenomeno. Nel ’98 fu Internet, nel ’99 la telefonia mobile, nel 2000 sarà la fusione delle due e la nascita di una categoria di sistemi portatili che offrano mobilità e larghezza di banda. Putroppo i versanti della montagna su cui ci si deve arrampicare per giungere alla vetta sono molteplici: le trasmissioni GSM (al momento attuale lo standard di connessione digitale più veloce) hanno un limite superiore di 14.400bps (che in condizioni normali precipita verso 9.600bps); i display a disposizione al momento soffrono di un rapporto definizione e resa cromatica/consumo troppo basso; i dispositivi di input sono lenti e poco pratici.
Il primo problema verrà probabilmente risolto dai nuovi standard GPRS e UMTS. Ma il loro arrivo è più lontano di quanto si creda, e le attuali strutture non sarebbero probabilmente in grado di sopportare il maggiore carico di lavoro che le nuove applicazioni richiederebbero.
Per il secondo problema, oltre alla rassegnazione, si stanno trovando già delle soluzioni: a livello hardware si sono già visti i primi display a colori (fino a 4.096); a livello software alcuni intraprendenti sviluppatori stanno mettendo a punto la tecnologia web clipping che permette di visualizzare pagine web adattandole (il termine è impreciso) alle capacità offerte dal dispositivo in uso.
Il terzo problema è al vaglio della comunità. Il ricoscimento della grafia umana e il touch screen finora tengono banco; timidi tentativi di costruire tastiere per cellulari e palmari (che pur pieghevoli occupano un volume maggiore del dispositivo stesso) si stanno già concretizzando; la strada del riconoscimento vocale per ora è stata applicata soltanto in alcuni cellulari per funzionalità relativamente limitate.

Il cellulare o il palmare o gli ibridi (come il Trio Mondo o l’Ericsson R380) per il momento assumono il ruolo di satelliti dei notebook e dei desktop, e quindi necessitano di sincronizzazione con questi ultimi.
Le interconnessioni tra palmare, cellulare e notebook sono garantite da cavetti seriali o connessioni IRDA. Il prossimo futuro offre due interessanti prospettive.
Prima di tutto sta nascendo una serie di cellulari e accessori con un collegamento wireless radio denominato Bluetooth. Inoltre già sono operative le prime LAN wireless con tanto di router.
A SMAU i tre capisaldi di queste innovazioni erano Compaq, Palm e Ericsson.


Titolo originale, vero? Non temete, il prossimo forse sarà anche peggio.
Però effettivamente rende l’idea di quello che ci aspetta dietro l’angolo.
Lo stand della Ericsson ospitava (oltre a un nutrito numero di incantevoli e altissime hostess) i nuovi gioielli della casa svedese. In particolare siamo un po’ tutti rimasti favorevolmente colpiti dal T36m e dai suoi accessori Bluetooth , come la cuffia che permette di usare il cellulare anche avendolo a una decina di metri di distanza. Come ha osservato Giacomo Crosa, giornalista sportivo di Italia 1, “la cuffia è troppo grande… non ci siamo”. In effetti portare appresso la cuffia o il cellulare più o meno… però altri utilizzi (come la connessione a portatili e palmari) sono certamente più interessanti.

Grazie alla gentilezza e alla competenza di Giuseppe Turri, presso lo stand Compaq ho avuto modo di ammirare uno stupendo server multiprocessore Alpha con moduli da 8 CPU. Sembra che il mostro sia progettato per supportare un numero enorme di questi moduli (se non ricordo male fino a 120) e che un particolare processo di routing sia in grado di effettuare migrazioni di processi “a caldo” indipendentemente dal sistema operativo su cui stanno girando: un miracolo di fault tolerance. Trattenendo a stento le lacrime di commozione davanti a tanta magnificenza mi sono ricordato che ero lì per occuparmi di qualcosa più a livello consumer, e ho chiesto subito delucidazioni sul palmare iPaq.

Il palmare iPaq H3630 si pone in una fascia di prezzo relativamente alta (intorno a 1.5MLire). Però è dotato di ogni ben di Dio multimediale: microfono, altoparlantino, display TFT a colori con un sensore per l’autoregolazione della luminosità. Il processore è il potente StrongARM, un processore RISC a 32 bit piuttosto noto nel settore, che opera alla frequenza di 206MHz. Una ROM da 16MB e una RAM da 32MB offrono a Windows CE e alle applicazioni tutto lo spazio per muoversi. Purtroppo le prestazioni penalizzano la durata della batteria al litio.

I moduli di espansione sono molteplici (anche se abbastanza costosi): ci sono gli adattatori per schede CompactFlash e PCMCIA, i moduli di memoria e un modem a 56K. Chiaramente iPaq è destinato a un pubblico professionale che non vuole scendere a compromessi in quanto a qualità e affidabilità. Però è in arrivo un modello con display monocromatico che dovrebbe avere un costo più ragionevole.

I desktop (o “deskbottom”, a seconda del posizionamento del case), i notebook e i palmari presenti nello stand erano collegati da una Wireless LAN che operava alla frequenza di 2.5 Gigahertz. Il tutto perfettamente funzionante grazie a un router relativamente piccolo. Sono disponibili tutti gli accessori per costruire una rete in questo modo anche nel vostro ufficio: dalle schede PCMCIA per il vostro laptop alle schede PCI, più il bridge Hardware verso la LAN tradizionale. I costi sono alti, se confrontati con quelli cui siamo abituati.


Che vi avevo detto, riguardo il titolo?
La Palm offre una gamma di palmari piuttosto ampia: si va dall’M100 (entry level) che sta intorno alle 400KLire, fino ai Palm V e Palm VII che oscillano intorno al milione di lire.
I prodotti Palm utilizzano un sistema operativo proprietario, e non WindowsCE, e necessitano di tagli di memoria compresi tra i 2 e gli 8 MB.
In particolare il Palm Vx ha 8MB, un display monocromatico e dimensioni ridottissime.
La dotazione di accessori mostra come anche queste nuove tecnologie non siano immuni da un certo glamour e che presto diverranno i nuovi status symbol come furono i cellulari cinque anni fa: custodie in pelle o rigide, cover colorate, GPS (più costosi del palmare in sé) e moduli MP3…
Anche la Palm offre l’hardware per la creazione di una Wireless LAN operante a 2.4 Gigahertz… devo ricordarmi di chiedere a qualche mio amico biofisico se le energie di questi apparati di trasmissione ci possano trasformare in tanti XMen.

Il punto è: ma questi gadget ci occorrono realmente? Non sono piuttosto limitati e inutili?
Viste le applicazioni che ci sono state mostrate a SMAU direi di no.
Ovviamente sono perfetti per leggere e inviare brevi mail, per prendere appunti, per memorizzare informazioni utili o promemoria, per consultare servizi di informazioni.
Ma il loro bacino di utenza e la gamma di applicazioni sono destinati a una rapida crescita.

Lo stand della Palm ad esempio ospitava molti sviluppatori. Una software house italiana sta sfruttando la tecnologia Webclipping per mostrare le pagine di Virgilio e Pagine Gialle opportunamente “ridimensionate” per essere ospitate sugli schermi LCD a quattro toni di grigio dei Palm V.
L’effetto è veramente notevole, e l’utilità direi fuori discussione: in viaggio le informazioni di questo genere possono essere vitali, come Claudio Bisio sta cercando di dimostrare in TV da un po’ di tempo a questa parte.

Un gruppo di sviluppatori americani, invece, mi ha illustrato come si possa sfruttare convenientemente una Wireless LAN in congiunzione con un set di palmari dotati di lettore di codici a barre. Nel magazzino di uno spedizioniere tramite questi gingilli si possono rapidamente selezionare i colli per la spedizione, inserendo i destinatari selezionandoli da una lista e specificando data e ora della spedizione (ci sono anche i controlli per inserire la data da un calendario grafico… proprio come in Visual Studio).
Dato che esistono i driver ODBC è possibile inviare i record direttamente a un server che raccoglie i dati, e a fine giornata sullo schermo del palmare è possibile avere un resoconto delle attività. Realmente entusiasmante.
La comunità di sviluppatori per palmari sta crescendo: oltre al noto CodeWarrior gli statunitensi hanno realizzato un pacchetto per la programmazione visuale che somiglia molto al Visual Basic. E quindi i tools e le applicazioni si stanno moltiplicando. Come già è successo per le calcolatrici programmabili (modello HP48) fioriscono su Internet le banche dati ricche di software.
Un futuro da non prendere alla leggera per chi lavora nel settore. Tutte le informazioni su Palm e su WindowsCE

Putroppo il tempo e lo spazio sono tiranni, e gli argomenti sono vasti e in continua evoluzione. Ritorneremo su molti dei problemi che ho sollevato nell’articolo con futuri approfondimenti. Ad esempio: i nuovi standard per la comunicazione cellulare offriranno banda sufficiente per tutti gli utenti? La nostra salute è messa in pericolo dall’inquinamento elettromagnetico? Il rapporto tra la potenza e il prezzo di questi nuovi prodotti crescerà al punto da renderli veramente utili per il nostro lavoro? Vinceranno i sistemi operativi dedicati (come PalmOS) o quelli general purpose (come WindowsCE)?
Lo sapremo presto.

Manrico Corazzi

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