SMS Strike. Attacco riuscito. E adesso?

La battaglia per l'SMS gratis online si era già risolta a poche decine di minuti dall'inizio. Hanno vinto gli internauti. Basterà a garantire la gratuità degli SMS via Internet?
La battaglia per l'SMS gratis online si era già risolta a poche decine di minuti dall'inizio. Hanno vinto gli internauti. Basterà a garantire la gratuità degli SMS via Internet?


Roma – Il rapporto di quanto avvenuto ieri pomeriggio sembra un bollettino di guerra:

ore 15: i due fronti s’incontrano, i server di Clarence, da una parte, i siti web di famose società dall’altra;
ore 15,5: caduto il sito TIM . La prima vittima.
ore 15,6: caduto SIAE.it .
ore 15, 10: caduto Omnitel.it , insieme a Blu.it .
Resiste, ultimo “baluardo”, Wind, che cede però poco dopo, alle 15,20.

L’SMS Strike ha avuto successo, ha prevalso sulla telefonica fiera e ne ha rapidamente fiaccato la resistenza. Gli effetti e i risultati dell’iniziativa sono però ancora tutti da vedere.

Il bollettino che abbiamo citato è stato riportato sul sito di Clarence, il portale che ha “capitanato” lo sciopero. Gli obiettivi? Difendere la possibilità di mandare SMS gratuiti tramite Internet. Dai fini che si propone, l’azione è stata denominata SMS Strike. I mezzi? Quelli classici d’ogni sciopero in rete ( NetStrike ), totalmente diversi rispetto alle barricate d’operai davanti le fabbriche, come avviene nel mondo “fisico”; non serve essere lavoratori per scioperare, basta un PC con cui connettersi al sito della compagnia che s’intende attaccare.

Mezzi del tutto legali, quindi, ma che sortiscono effetti nefasti quando a collegarsi al sito “vittima” sono centinaia d’utenti contemporaneamente. La rete è intasata, i server che gestiscono i siti si bloccano, le home page non sono più online.

E ‘ solo una protesta simbolica: se cliccate sui link che vi proponiamo, per le vittime del “bollettino”, scoprirete che tutti i siti sono tornati al loro posto. Come se non fosse successo nulla. Ma per i sostenitori dell’SMS Strike è un giorno di vittoria.

Almeno Clarence non ha dubbi. Gianluca Neri, fondatore del portalone, ha affermato nel pomeriggio di ieri: “I vari crolli dei siti bersaglio sotto i colpi delle pagine aperte in simultanea dai molti partecipanti sono stati ripresi da operatori della Rai e del Tg5”. E aggiunge: “Se non bastasse metteremo in rete le schermate che mostrano speciali software che tracciavano una sorta di elettrocardiogramma dei siti attaccati, minuto per minuto: non sarà difficile constatare che, a più riprese, il diagramma era piatto”.

Non sono d’accordo però TIM ed Omnitel, che minimizzano.


TIM ha fatto sapere: “La carica ha causato un temporaneo disservizio e i suoi organizzatori sono riusciti nell’operazione di farsi pubblicità e andare un po ‘ sui giornali. Sulla sostanza di tutta questa vicenda vogliamo chiarire di non aver nessuna intenzione di aumentare i prezzi dei messaggini ai clienti finali e facciamo presente che la tanto ingiuriata tariffa di interconnessione è già realtà nella maggior parte dei paesi europei”.

Omnitel, invece, ha spiegato per bocca di Carlo Fornaro, responsabile comunicazione dell’azienda: “Non abbiamo notato alcuna alterazione significativa rispetto alla normalità. Sono stato personalmente davanti al computer navigando durante le due ore dell’attacco e, dal mio punta di vista di utente, non ho riscontrato nulla di strano”.

E ‘ ancora presto per capire se la protesta ha sortito effetti, se i messaggi rimarranno gratuiti su Internet; ripercorriamo, intanto, le linee fondamentali della questione, che hanno causato l’odio di centinaia di partecipanti all’SMS Strike contro le compagnie di telecomunicazione.

Il fulcro della questione riguarda i portali (tra cui lo stesso Clarence.com) che offrono agli utenti servizi SMS gratuiti. Portali già chiamati in causa dalla richiesta della SIAE di una “tassa” di 194 lire (Iva esclusa) per ogni suoneria da cellulare distribuita online.

Quello è stato il primo episodio a scaldare gli animi, pur risolto in fretta: i portali, con diplomazia, hanno adottato suonerie non soggette a royalty da “veicolare” tramite SIAE. I sostenitori della libertà in rete riponevano le armi ma continuavano ad affilare i loro timori: altre minacce sarebbero arrivate. Non sono forse tempi critici per la regolamentazione della rete?

Lo Stato sembra infatti essersi accorto dell’esistenza di Internet e ha iniziato a cercare i modi per imbrigliarla in una manciata di leggi. Gli SMS gratuiti sono, quindi, solo un aspetto del problema, che riguarda, più generalmente, il conflitto tra leggi (rigide) dello Stato e leggi (fluttuanti) d’Internet.

Una questione che, come noto, ha coinvolto tutto quello che va da Napster alle riviste online, ai siti con la nuova legge sull’editoria .

La ragione che ha fatto scattare l’SMS Strike è stato un annuncio , a prima vista innocuo: dal primo giugno, anche i messaggi su internet potrebbero essere soggetti all’accordo d’interconnessione. La notizia ha fatto tremare molti portali, già in campana dopo la diatriba con la SIAE.

L’accordo d’interconnessione coinvolge le società di telecomunicazioni e consiste in una “regola”: l’importo per un SMS inviato non deve essere versato solo alla compagnia del chiamante, ma anche del ricevente. In questo quadro, se mando un messaggio con il cellulare Omnitel ad un amico con il contratto Tim, il guadagno arriva sia ad Omnitel (chiamante) sia a Tim (ricevente).

Se tale accordo si estenderà anche agli SMS su internet, i portali che si occupano del servizio non riuscirebbero più ad offrirlo gratuitamente agli utenti.

Come hanno fatto sinora i siti web ad offrire messaggi gratuiti ai navigatori?


Molti di loro, compravano un pacchetto di SMS da compagnie estere, a basso costo, e lo mettevano a disposizione degli utenti. Ma se i portali dovranno corrispondere parte dell’importo anche alla compagnia ricevente, italiana, la spesa per loro sarebbe raddoppiata; alcuni temono anche che le società di telecomunicazioni stiano cercando di bloccare gli SMS provenienti dall’estero, boicottando quindi i siti che hanno proprio all’estero i loro fornitori.

In ogni caso, se il primo giugno l’Authority delle Comunicazioni approverà l’accordo d’interconnessione anche per il web, potrebbe essere la fine per gli SMS gratuiti.

Un’altra minaccia alla libertà? E ‘ quello che sostiene Gianluca Neri, fondatore di Clarence: “E ‘ un segnale di una più generale offensiva, di un tentativo di imporre un pedaggio su ogni attività internettiana”. E ‘ da queste basi che è partito l’SMS Strike. Lo sciopero è stato anticipato, nei giorni precedenti, dalle email degli utenti, che a migliaia hanno presentato all’Authority le proprie rimostranze.

Il risultato, parziale, è stato raggiunto: abbattere i siti dei “nemici” (SIAE e grandi compagnie coinvolte nell’eventuale accordo). Il risultato definitivo, tutelare la gratuità degli SMS, è invece ancora da costruire. Non è scontato che l’SMS Strike riesca ad attirare sufficiente attenzione dei media sul problema, tanto da convincere le potenti società colpite a lasciar perdere l’accordo. A tale proposito, Clarence.com ha riferito a Punto Informatico che troupe della Rai e Canale 5 si sono occupate dell’iniziativa: si aprirà un nuovo “caso Napster” su scala nazionale?

Il problema dell’SMS Strike va comunque analizzato con la dovuta cautela, in quanto non è facile capire quanto la protesta sia mossa dagli interessi economici dei portali e quanto dalla difesa della libertà in rete.

L’SMS Strike è una delle voci a favore dell’utopia di una rete libera dai vincoli economico-legali che soffocano il mondo reale e materiale… O incarna fini ugualmente pratici dei portali, sullo stesso livello di quelli che motivano “l’accordo d’interconnessione”? Due mondi, il virtuale e il reale, che si affrontano con diversi ideali, o due antagonisti sullo stesso piano? E ‘ difficile trarre una conclusione. Tutti dovremmo però porci queste stesse domande: forse la rete non può sfuggire agli interessi economici che reggono l’attuale società. E ‘ una questione imprescindibile, per chiunque si erga a baluardo d’Internet, del “virtuale” rispetto al “reale”.

a cura di Alessandro Longo

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03 05 2001