Società dell'informazione? Con Cuba e Iran

I due paesi al centro di alcune delle più preoccupanti proposte della carta che le Nazioni Unite discuteranno a dicembre sulle regole globali per internet. C'è chi minimizza e chi protesta ad alta voce
I due paesi al centro di alcune delle più preoccupanti proposte della carta che le Nazioni Unite discuteranno a dicembre sulle regole globali per internet. C'è chi minimizza e chi protesta ad alta voce


Roma – Il prossimo dicembre a Ginevra si terrà un evento considerato di un certo rilievo per il futuro di internet, perché per la prima volta verranno esaminate su un tavolo internazionale delle Nazioni Unite le linee guida per lo sviluppo della società dell’informazione. Linee guida e regole che si applicheranno, in primis, ad internet. E Cuba ed Iran, a quanto pare, sono fonti di ispirazione…

Sulla pagina dedicata all’evento del World Summit on the Information Society sono presentati, tra le altre cose, alcuni dei documenti che saranno sottoposti all’attenzione dei partecipanti al Summit. Tra questi anche la bozza della Dichiarazione di principi che dovrà essere approvata dai rappresentanti dei diversi paesi, una bozza i cui contenuti lasciano talvolta a bocca aperta.

Su suggerimento di Cuba e Iran, per esempio, nel testo sono inserite chicche come:

– sì all’accesso ad internet universale per tutti gli individui ma a seconda di quanto previsto dalle leggi nazionali ;
– no ad un governo di internet multilaterale e trasparente, sì a decisioni “intergovernative” e frutto di accordi tra singoli paesi;
– sì alla massima libertà di azione per i media online nell’ambito di un efficace attività di controllo e monitoraggio da parte dei governi .

Ad esprimere preoccupazione, peraltro in modo piuttosto vago, sono stati fino a questo momento solo alcuni funzionari governativi americani, sostenendo che la massima preoccupazione è la spinta a far sì che i media siano sottoposti al controllo governativo. Una visione condivisa peraltro non solo dai proponenti Cuba e Iran ma anche da molti dei paesi dove non vige una costituzione democratica.

In Italia si è mossa l’ ADUC che, in una nota, ha affermato come gli aspetti più allarmanti del documento siano gli emendamenti di Cuba ed Iran, “due Paesi non proprio campioni della libertà d’informazione”. “Ci pare evidente – scrive l’Associazione – che Cuba stia proponendo degli emendamenti per il controllo dei media”.

Va detto che si tratta di un tema delicato, flessibile e difficilissimo, quello della internet governance globale , tema che richiede ad un tempo un consenso internazionale e dall’altro, proprio per questo, ha ben poche possibilità di decollare. Anche per questo sono molti gli esperti che in queste ore minimizzano il possibile impatto di qualsiasi dichiarazione possa essere approvata a Ginevra.

Forse anche per questo, al di là delle contrapposte posizioni destinate di assurgere nei prossimi mesi alla ribalta delle cronache internazionali, fino a questo momento davvero pochi si stanno muovendo in vista del Summit. Per ora si registra a Bruxelles solo una iniziativa del Partito Radicale Transnazionale che ha dichiarato di voler presentare un documento nel quale si chiederà che Internet rimanga un ambiente aperto e libero, capace in questo modo di garantire sicurezza e democrazia. Ma è un dibattito, quello sul Summit, che sembra per il momento ben lontano dal conquistare l’onore delle cronache e, la storia insegna, quando di certe cose non si parla il rischio è che, a prevalere, siano principi anti-libertari e anti-democratici…

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15 07 2003
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