Software libero patrimonio dell'umanità?

Ci sperano FSFE-France e APRIL, che chiedono all'UNESCO di offrire al software libero un riconoscimento internazionale. Perché free software, dicono, non è soltanto tecnologia, computer o licenze


Roma – Libertà, eguaglianza, fraternità. Sono questi i principi con cui il chapter francese di Free Software Foundation Europe e l’associazione APRIL si sono rivolti all’UNESCO affinché il software libero sia dichiarato patrimonio intangibile dell’umanità. Un impegno dichiarato nei mesi scorsi in un incontro a Bordeaux e ora ribadito, con in più la richiesta di un aiuto concreto formulata dai sostenitori del free software.

Nel sito dedicato all’iniziativa si leggono le ragioni per le quali secondo i proponenti il software libero merita questo riconoscimento, che avrebbe naturalmente un effetto propulsivo importante a livello internazionale. Si punta in particolare sulla “democraticità” dello sviluppo di questo genere di software, sul fatto che i codici aperti sono offerti a chiunque abbia interesse ad utilizzarli nella massima libertà, sulla condivisione del sapere che tutto ciò rappresenta.

Citato, naturalmente, il guru del software libero Richard Stallman, che disse: “Perché il software possa servire l’umanità deve essere libero, perché il software appartiene alla conoscenza umana. Il software proprietario non appartiene alla conoscenza umana”.
Oltre a queste argomentazioni e ad altre specifiche di carattere tecnico, che insistono su questioni come sicurezza e accessibilità, l’iniziativa fa notare come il software libero e la sua attuale notevole diffusione a livello internazionale già si configuri de facto come patrimonio internazionale dell’umanità.

Per riuscire nell’intento APRIL e FSF Europe chiedono una mano ai singoli ma soprattutto a tutte le associazioni e gruppi del movimento del free software, affinché si sviluppi una “consapevolezza collettiva” dell’opportunità che potrebbe rappresentare per il movimento stesso un riconoscimento come quello che l’UNESCO potrebbe garantire.

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  • Anonimo scrive:
    Nemmeno questa notizia interessa
    aspettavo molte più visite... per questo articolo ed invece solo 8 messaggi, 9 compreso il mio!Ne deduco che sistemi a pagamento interessano pochissimo e la gente non vuole nemmeno sentir parlare di pagare!BEN FATTO!!W NAPSTER, quello che fu... però!
  • Anonimo scrive:
    Non la vogliono capire
    Gli utenti *non* sono più disposti a pagare per sentire musica, ma lo volete capire o no? La gente spende per videogiochi o dvd, ma *non* per sentire un brano che è stato già trasmesso decine di volte da radio e tv.
  • Anonimo scrive:
    Un solo commento
    LOL !!
  • Anonimo scrive:
    positivo
    Sono convinto che questa idea possa essere molto positiva per il futuro. Mi piace soprattutto il fatto che l'abbonamento ai servizi musicali diventi un aggiunta al costo della connessione, semplificando enormemente il pagamento (no carte di credito e registrazione in siti diversi...).Ora bisognerà vedere che le tariffe non siano eccessive e soprattutto che non ci siano limiti troppo fastidiosi (numero max di download, impossibilità di storage, formati dei file eccessivamente invadenti...). Non vedo l'ora che Fastweb sperimenti qualcosa di simile creando un club privato (come già esistono quelli illegali) con accesso consentito grazie ad un piccolo aumento del canone (esiste già la videostation, esiste l'ip pubblico... non dovrebbero esserci problemi organizzativi eccessivi per creare un balzello in più!).
  • Anonimo scrive:
    Gli scettici piangeranno
    Molti ancora non hanno capito che la rete dei servizi legali, che mette automaticamente fuori legge quelli illegali, sara' sempre piu' legata a tutti gli altri servizi che paghiamo, a partire dalla Connessione (Vedi appunto AOL). Saranno servizi sempre piu' di qualita', offerti con garanzie ecc, quindi li compreremo, per pochi dollari.Wait and see
    • Anonimo scrive:
      Re: Gli scettici piangeranno

      Molti ancora non hanno capito che la rete
      dei servizi legali, che mette
      automaticamente fuori legge quelli illegali,sono gia' illegali, e nessun utente se ne puo' lamentare oggi...
      Saranno
      servizi sempre piu' di qualita', offerti con
      garanzie ecc, quindi li compreremo, per
      pochi dollari.Fra le proposte fatte fino a questo punto, per vari motivi (varieta' del catalogo, difficolta' di memorizzazione ecc.) i circuiti illegali hanno una qualita' molto maggiore
      Wait and seeva bene, ma con WinMx aperto...
    • Anonimo scrive:
      Re: Gli scettici piangeranno
      ROTFL
  • Anonimo scrive:
    Beneficenza
    Sono piuttosto scettico a riguardo.. per 9 dollari in piu' al mese quasi qualsiasi americano puo' permettersi di passare dal dial up ad una sorta di flat o, meglio (seppur con qualche $ in piu'), ad una soluzione broadband always up..perche' quindi dare in beneficenza un centinaio di dollari all'anno (senza contare i costi per potere poi masterizzare) quando online c'e' tutta la selezione musicale (e sinceramente anche piu' di quanto si possa mai ascoltare in una vita intera) in peer-2-peer ?Poi mi sfugge un altro calcolo..se le major piangono miseria per causa della pirateria, puo' un balzello di miseri 9 $/mese (equivalente a meno di mezzo Cd in negozio) ripagarli delle mancate entrate? Una volta masterizzato il cd da un ipotetico onesto consumatore, chi impedisce ad un (truffaldino) conoscente di duplicarselo in seguito?Io vedo per le case discografiche una soluzione limite..un ibrido tra i dialer e il file sharing: una connessione ad internet che avvenga attraverso dei server loro con un dialup a tariffa leggermente maggiorata rispetto alle offerte di accesso internet base (magari +10-20%) e che dia la possibilita' di accedere (in base all'ip ovviamente) a server che condividano tutta la musica che vogliono. Penso che sarebbe la soluzione piu' accattivante per gli utenti dialup che hanno poco tempo/banda per stare ore a cercare in internet i vari brani.Ciao, Marco.
    • Anonimo scrive:
      Re: Beneficenza
      Sono parzialmente d'accordo... visto che negli U.S.A. non è raro trovare cornershop di cd usati (in ottime condizioni) venduti a 6-7 $ per titolo.
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