Soldati iperconnessi per 161 miliardi di dollari

Future Combat Systems è il mega-progetto militare statunitense che nel 2014 produrrà la prima Brigata hi-tech; uomini connessi con mezzi e con centri di comando. Commad & Conqueror docet. Il video
Future Combat Systems è il mega-progetto militare statunitense che nel 2014 produrrà la prima Brigata hi-tech; uomini connessi con mezzi e con centri di comando. Commad & Conqueror docet. Il video

Washington (USA) – Il progetto militare FCS ( Future Combat Systems ) è diventato il vanto dell’Esercito statunitense e allo stesso tempo l’incubo degli amministratori di bilancio. È definito il “sistema di rete di tutti i sistemi”, perché di fatto controllerà l’hardware e il software delle brigate militari di domani. L’obiettivo è semplice: mettere in comunicazione soldati, mezzi e centri di controllo in modo nuovo e pervasivo. Un po’ come avviene in tutti i videogiochi sci-fi dove vi sia qualche nemico da nebulizzare.

Ogni soldato e ogni mezzo da combattimento saranno dotati di visori, GPS, sistemi di comunicazione wireless e rilevatori ambientali di nuova generazione. Il tutto per sviluppare i sensi e le capacità di comando dei quartieri generali, che tenderanno a stabilirsi sempre più lontano dalle zone di conflitto. Per comprendere di che cosa si tratti sono sufficienti circa 50 euro: con uno videogioco shooter di buona fattura ecco la futura dotazione del super-soldato; con uno strategico in tempo reale, invece, ecco le potenziali future interfacce di controllo.

Ma quanto costa questa “visione”? L’Esercito ha stimato circa 161 miliardi di dollari (vedi video in seconda pagina). Troppi anche per il Congressional Budget Office, che lo scorso agosto ha ribadito l’esigenza di tagliare alcuni pezzi del programma per rispettare scadenze e ottenere un budget ragionevole. I tecnici militari FCS reagiscono con claim dal sapore hollywoodiano: le armate saranno più veloci, più forti, più incisive, più gestibili; ogni elemento sul campo di battaglia potrà essere tracciato e ogni dato analizzato.

“Se posso dire dove sono, dov’è il mio nemico e il mio compagno, fondamentalmente posso scandire i ritmi della battaglia”, ha dichiarato Daniel Zanini, direttore del programma FCS e vice-presidente della SAIC , uno dei più importanti centri di ricerca coinvolti. “Ogni soldato è un nodo del network… condivide dati che passano attraverso sistemi diversi del network”. “Le Forze senza FCS non possono disporre dello stesso livello di monitoraggio e interoperabilità che richiede l’attuale warfare”, ha sottolineato Claude M. Bolton Jr., segretario del Dipartimento per l’acquisto, logistica e tecnologia dell’Esercito.

Il primo obiettivo è proprio quello di rendere network-centrica la gestione dei combattenti. “La rete è ciò che tiene tutto insieme”, ha dichiarato Zanini, riferendosi anche ai progetti
Joint Tactical Radio Systems e Warfighter Information Network-Tactical . Due soluzioni da più di 20 miliardi di dollari che verranno utilizzate per la gestione delle informazioni con le forze sul campo.

Di fatto sono almeno quattro gli elementi chiave delle applicazioni per FCS: un ambiente operativo comune basato su Linux; un software di comando con un’interfaccia simile ai giochi avanzati di strategia militare; software di mobile communication e network management; un ampio supporto dei sensori che permettono di fornire intelligence in tempo reale.

Dario d’Elia Inoltre, tutti i sensori distribuiti ai soldati e montati sui mezzi integreranno tag RFID per abilitare comunicazioni bi-direzionali. Al momento Textron Systems si occupa dell’hardware; General Dynamics è impegnata nel loro data management; Lockheed Martin è concentrata nell’integrazione con altre tecnologie.

FCS non è una sfida solo per alcune aziende, ma per l’intera lobby statunitense degli armamenti . Nel business, oltre alla Difesa e all’Esercito, sono coinvolti circa 11 vendor di riferimento e altri 100 più piccoli. “È qualcosa di ambizioso. Il ciclo di sviluppo è lungo. Funzionerà? Saranno sufficienti i soldi? Tante sfide, insomma”, ha dichiarato Kenneth Krieg, sotto-segretario della Difesa.

La roadmap, poi, è a dir poco “mostruosa”: quasi un progetto di conquista spaziale. Dal 2008 si inizieranno ad intravedere le prime tecnologie FCS, fino al 2014 quando verrà salutata con orgoglio la prima brigata da 3000 uomini veramente wired. Entro il 2025 , poi, dovrebbero essere pronte almeno 15 nuove brigate con capacità analoghe.

“La tecnologia è utile nella guerra non-convenzionale”, ha sentenziato il Generale Robert Scales. “Ma sebbene sepolti da una valanga di informazioni, i comandanti si confrontano ancora con il problema di provare a capire le intenzioni e la volontà di combattere del nemico”. Una valutazione che anche i sistemi più sofisticati non sembrano essere ancor in grado effettuare.

Di seguito un video di propaganda dedicato al progettone americano:

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20 11 2006
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