SOPA, discografici contro Google e Wikipedia

Attacco frontale ai giganti del web. Secondo il CEO di RIAA Cary Sherman avrebbero manipolato l'opinione online con informazioni fuorvianti sulle misure antipirateria. Ignorando completamente l'altro piatto della bilancia

Roma – Si intitola Quello che non vi dirà Wikipedia ed è un durissimo attacco firmato Cary Sherman, attuale CEO della Recording Industry Association of America (RIAA). Un lungo editoriale apparso tra le pagine del New York Times , per attaccare senza mezzi termini i grandi protagonisti del web impegnati nella battaglia contro il famigerato disegno di legge Stop Online Piracy Act (SOPA) .

Colossi della rete come Google e Wikipedia avrebbero cioè deciso volontariamente di abbandonare la propria neutralità per esercitare un vero e proprio abuso di potere . Avendo convinto più di 7 milioni di utenti a firmare la petizione contro le misure anti-pirateria annunciate dal senatore repubblicano Lamar Smith. In particolare BigG avrebbe addirittura confuso i suoi utenti con l’oscuramento del logo alla metà dello scorso gennaio.

I giganti dell’IT avrebbero dunque presentato “informazioni false e fuorvianti”, spiegando ai netizen soltanto “una parte della problematica”. Tacendo completamente l’altra versione della storia, ovvero quella sbandierata dall’industria del disco nella lotta ad un fenomeno che distruggerebbe l’economia e l’occupazione. Secondo Sherman, la battaglia contro SOPA sarebbe stata manipolata ad hoc dalle varie piattaforme su Internet .

Mauro Vecchio

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  • smilzoboboz scrive:
    Paura di che?
    Non l'ho capita...Google unisce i dati di tutti gli utenti in un "unico database" e ha grossomodo gli stessi diritti di adesso su di essi.Gli utenti possono modificare le impostazioni riguardo la privacy in modo che valga per tutti i servizi Google (parecchio più comodo).Se viene DATO il CONSENSO, le aziende "partner" di Google o comunque clienti di bigG sanno chi sta dietro all'"anonimo" profilo YouTube del c°glione di turno o altro.Io sono dell'idea che se si fanno c@zzate, si fanno anonime (veramente), elsewhere le poche informazioni personali che ho in giro sono accessibili universalmente (dove abito e numero di telefono sono peraltro sull'elenco telefonico...).
  • smilzoboboz scrive:
    Paura di che?
    Non l'ho capita...Google unisce i dati di tutti gli utenti in un "unico database" e ha grossomodo gli stessi diritti di adesso su di essi.Gli utenti possono modificare le impostazioni riguardo la privacy in modo che valga per tutti i servizi Google (parecchio più comodo).Se viene DATO il CONSENSO, le aziende "partner" di Google o comunque clienti di bigG sanno chi sta dietro all'"anonimo" profilo YouTube del c°glione di turno o altro.Io sono dell'idea che se si fanno c@zzate, si fanno anonime (veramente), elsewhere le poche informazioni personali che ho in giro sono accessibili universalmente (dove abito e numero di telefono sono peraltro sull'elenco telefonico...).
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