Spagna: BigG sia tutore dell'oblio

Le autorità ordinano a Google di rimuovere i collegamenti a circa 100 articoli ritenuti diffamatori. Ma vale solo per BigG. Sarebbe l'unico modo per far proteggere i dati in Rete. Mountain View non è d'accordo
Le autorità ordinano a Google di rimuovere i collegamenti a circa 100 articoli ritenuti diffamatori. Ma vale solo per BigG. Sarebbe l'unico modo per far proteggere i dati in Rete. Mountain View non è d'accordo

L’Agenzia spagnola per la protezione dei dati (AEPD) ha ordinato a Google di rimuovere dai risultati di ricerca i collegamenti a circa 100 articoli di giornali, tra cui El Pais e gazzette ufficiali, per via di espressioni diffamatorie in essi contenuti.

Questi casi risalgono a circa due anni e mezzo fa e quasi tutti hanno a che fare con denunce di privati cittadini per via di informazioni e dati personali visualizzati sui siti Web a distanza di tempo, dunque che interesserebbero il diritto all’oblio . Mentre però alcune di queste richieste sono state presentate direttamente alla fonte originale che ha pubblicato tali contenuti diffamatori, altre ancora sono state presentate al gigante della ricerca, che ha rifiutato di rimuovere i link se la fonte originale non avesse provveduto per prima alla rimozione. Da parte sua l’autorità spagnola, a fronte dell’ostruzionismo di Mountain View, ha giustificato l’azione affermando che “un provvedimento inibitorio contro i motori di ricerca è l’unico modo per bloccare l’accesso a materiale sensibile pubblicato dagli innumerevoli siti internet”.

È prevista per questo mercoledì la prima udienza davanti ai giudici spagnoli durante la quale Google tenterà di far valere la sua tesi, secondo la quale non sarebbe responsabile di quanto pubblicato online, agendo da semplice intermediario : per tale motivo non potrebbe essere incaricato di portare avanti azioni di oscuramento che dovrebbero spettare in primo luogo ai giornali online che per primi hanno pubblicato il contenuto diffamatorio.

“Non possiamo – ha commentato più volte Google – essere censori di Internet, ci limitiamo a riflettere in modo esaustivo il contenuto su Internet, che esiste realmente sul Web, che è ciò che i nostri utenti si aspettano”. Google ha inoltre sottolineato che è possibile evitare che alcuni contenuti non vengano presi in considerazione dai motori di ricerca, tra questi lo standard robots.txt .

La posizione ufficiale di Mountain View è stata confermata dalle dichiarazioni di Peter Barron, a capo delle relazioni esterne presso Google per l’Europa, rilasciate al Guardian : “Siamo delusi dalle azioni del regolatore della privacy Spagnolo”. “Impongono – ha continuato – agli intermediari come i motori di ricerca di censurare il materiale pubblicato da altri senza che questi ultimi provvedano a fare altrettanto”. “La sentenza – ha concluso – potrebbe avere conseguenze enormi per la libertà di espressione”.

Ancora una volta la legislazione spagnola dimostra la mancanza di adattamento a strumenti come Internet: “Sembra un piano di qualcuno che non sa come funziona Internet – ha lamentato l’osservatorio per la censura, Index on Censorship, al Guardian – Se la Spagna sta punendo i motori di ricerca per l’indicizzazione del contenuto come ci può essere libertà di espressione?”. A tale provocazione l’agenzia spagnola per la protezione dei dati ha rifiutato di rispondere.

L’AEPD ha circa 90 procedure ancora aperte nei confronti di Google Spagna , tutte riguardanti la rimozione di link a contenuti che i singoli ricorrenti hanno ritenuto dannosi e diffamatori.

Raffaella Gargiulo

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