Spagna sull'orlo di una crisi censoria

Dopo un anno di tira e molla presto sarà approvata una norma che chiede la registrazione dei direttori dei siti, attribuisce nuove responsabilità a chi pubblica online e mette le basi per una vasta opera di censura web
Dopo un anno di tira e molla presto sarà approvata una norma che chiede la registrazione dei direttori dei siti, attribuisce nuove responsabilità a chi pubblica online e mette le basi per una vasta opera di censura web


Roma – Se in Italia inizia a ora a palesarsi il caos introdotto dalla legge sull’editoria, in Spagna una normativa ben più grave e censoria è sul punto di essere introdotta. Un disegno di legge di cui si parla da più di un anno, al centro di una campagna di protesta condotta in rete da moltissimi siti e utenti spagnoli, è stato recentemente approvato dal Consiglio dei ministri e rischia di passare definitivamente in Parlamento entro poche settimane.

La legge, nota come LSSI (Legge sui servizi della Società dell’Informazione), viene proposta come niente più di una normativa che recepisce le direttive europee e gli orientamenti espressi in materia in ambito comunitario. A questo fine, si legge però nella presentazione della legge , vengono ritenuti necessari una serie di “aggiustamenti” legati alla comunicazione online e alle responsabilità giuridiche di chi la compie, in particolare siti e webmaster.

Nel concetto di “servizi della società dell’informazione” la legge include una fetta notevolissima delle attività online, tra queste anche quelle di “chiunque gestisca un sito internet”. Sebbene si prenda di mira in particolare chi svolge attività commerciale, di fatto sembrano finire tra i soggetti alla legge tutti i siti che espongano banner… A questi servizi vengono associati degli obblighi, quelli contestati con forza dai sostenitori delle libertà digitali.

Al webmaster verrebbe imposto, con la LSSI, di fornire online sul sito i propri dati identificativi, nell’idea che questo offra maggiori “garanzie” all’utente internet. La necessità di una registrazione dei webmaster in qualità di “direttori” al pari di quanto accade con la stampa, poi, mentre non rappresenta un impedimento alle grandi imprese di certo è un freno allo sviluppo dell’internet “spontanea”…

Non solo: alle autorità del Governo viene affidato un nuovo compito di controllo che può estendersi alla censura di siti web senza una azione specifica da parte della magistratura.

Tra i principi più contestabili della LSSI anche quello secondo cui il Governo potrà decidere in base a questa legge una lista di siti esteri il cui accesso dovrà essere bloccato agli utenti spagnoli, una misura che ricorda da vicino quelle intraprese in Cina e in alcuni tra i più rigidi paesi arabi. Un provvedimento, inoltre, che sul piano tecnico potrebbe incontrare non poche problematiche applicative vista la natura non centralizzata dell’accesso ad internet in Spagna.

Una delle misure della legge è quella di prevedere pesanti sanzioni economiche alle imprese spagnole che si rendessero colpevoli di spam, una misura che in un contesto di assenza regolamentare sullo spam viene visto come penalizzante per le imprese spagnole.

In queste settimane i gruppi che si battono per le libertà digitali stanno cercando di organizzarsi per dare corpo alla protesta contro una normativa che appare cozzare platealmente con una visione moderna e liberale della rete, delle sue prospettive e delle opportunità di crescita culturale e sociale, non solo economica o commerciale.

Il Metabolik BioHacklab , stando a quanto riportato su Kriptopolis sta tentando di realizzare un gruppo di lavoro anti-LSSI. Lo scopo è sviluppare il maggior numero possibile di attività capaci di informare su quanto sta accadendo e far uscire la questione sulla grande stampa.

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13 05 2002
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