Spam/ Perché Peacefire attacca il MAPS?

Se lo chiedono in tanti in queste ore, dopo che la celebre organizzazione anti-censura ha iniziato a prendersela con la Black List anti-spamming. Tra i più perplessi è CAUCE, la storica organizzazione anti-spam
Se lo chiedono in tanti in queste ore, dopo che la celebre organizzazione anti-censura ha iniziato a prendersela con la Black List anti-spamming. Tra i più perplessi è CAUCE, la storica organizzazione anti-spam


Web – Lo spam è sempre più uno spartiacque tra il volgare procedere di certi tycoon della new economy, o la pratica di aziende poco consapevoli della Rete, e i “libertari del Net”, coloro che si battono per salvaguardare gli spazi di libertà online. Ed è dunque curioso, in qualche modo allarmante, che sulla questione dello spam si dividano associazioni e organizzazioni che fino ad oggi hanno combattuto fianco a fianco per questo scopo.

La ragione del contendere riguarda non il MAPS (Mail Abuse Prevention System) ma il modo in cui Hotmail ha gestito negli ultimi mesi i dati della Realtime Blachole List (RBL), la lista in cui il MAPS raccoglie gli IP degli spammatori. Qualche giorno fa si è saputo che Hotmail impediva ai propri utenti di inviare email a destinatari i cui indirizzi di posta elettronica fossero in qualche modo “coinvolti” o anche soltanto “attinenti” a servizi di riconosciuti spammer. Una policy anti-spam severa, dunque, gravata però, secondo le cronache, dalla mancata comunicazione di Hotmail ai propri utenti di quanto stava accadendo.

Secondo Bennett Haselton, boss dell’associazione anticensura Peacefire, quanto avvenuto con Hotmail dimostrerebbe che la RBL fa più che altro dei danni e rappresenta un mezzo di censura. “La maggioranza delle persone – sostiene Haselton – cancellerebbero più volentieri nove email spazzatura piuttosto che perderne una di proprio interesse. Colpire lo spam non è l’unico fronte aperto su Internet”.

Il punto è che Peacefire si appoggia ai servizi di hosting di Media3 Technologies, un provider che da qualche tempo è finito nella RBL per le pratiche spammatorie e perché si è “prestato” in passato quale veicolo di messaggi non richiesti. Il risultato è che anche Peacefire risultava “bannato” dalla RBL in quanto infilato in una classe IP riconosciuta come spammatoria. E appare dunque naturale che Haselton non ci stia.

Dopo la sua uscita, Haselton è stato fortemente criticato dallo Spamhaus Project, secondo cui Haselton sa bene che Media3 è uno spammer e che dovrebbe cambiare fornitore invece di fare la guerra all’anti-spam: “In molti abbiamo offerto una alternativa a Peacefire e Media3 avrebbe potuto trasferire Peacefire su altro IP in tre minuti. Ma Bennet non ha voluto”. Non solo, pare che gli IP di Peacefire siano stati inseriti da Media3 nella classe di IP bannati dalla RBL dopo l’inserimento dell’azienda nella RBL stessa…

Ad attaccare Haselton è soprattutto John Levine, membro della “mitica” CAUCE (Coalition Against Unsolicited Commercial Email), che ha detto: “Sono dispiaciuto che Peacefire, che da tempo suggerisce modi per superare software-filtri con i quali non è d’accordo, non abbia preso quei pochi provvedimenti tecnici necessari ad uscire da questo blocco nel MAPS. Non vedo come Bennett possa sostenere di essere una vittima mettendosi insieme a spammatori riconosciuti per i quali non nutre alcuna simpatia”.

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21 01 2001
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